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    Senatori esortano Trump a non restituire immobili alla diplomazia russa in USA

    © REUTERS/ Jonathan Ernst
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    Un gruppo di senatori USA giovedì si è rivolto al presidente Trump con la richiesta di non restituire alla Russia gli immobili diplomatici: delle residenze fuori città di fatto confiscate a dicembre 2016.

    L'amministrazione del presidente USA Barack Obama alla fine di dicembre 2016 ha imposto un pacchetto di sanzioni anti russe a causa "dell'ingerenza nelle elezioni" e per la "pressione sui diplomatici americani" in Russia. Tra le altre cose gli USA hanno limitato l'accesso a due complessi residenziali, cosiddetti "dacie" di proprietà dell'ambasciata della Russia a New York e a Washingon.

    La lettera con la richiesta è stata mandata dai senatori repubblicani Marco Rubio, Johnny Isakson e il senatore democratico Jeanne Shaheen. La richiesta è stata fatta venerdì per il primo incontro di Trump con Putin sullo sfondo del G20 ad Amburgo.

    I senatori sono "estremamente preoccupati" dalle dichiarazioni dell'amministrazione Trump riguardo la possibilità che all'incontro si disucta della restituzione delle dacie all'amabasciata russa.

    "La restituzione di queste strutture alla Russia, mentre il Cremlino si rifiuta di ammettere la propria responsabilità per la propria campagna contro gli USA, rafforzerebbe il presidente Putin e diventerebbe un precedente per una pericolosa destabilizzazione del Cremlino nei confronti di tutte le democrazie del mondo" scrivono i senatori.

    "Nonostante comprendiamo la ricerca di cooperazione con la Russia, noi vediamo ancora una volta una limitata volontà da parte Russia di lavorare insieme agli Stati Uniti… La invitiamo a escludere la restituzione degli immobili e qualsiasi negoziazione e discussione con Putin su questo nel suo prossimo viaggio" osservano gli autori della lettera.

    I senatori ritengono che in caso contrario "le capacità dell'intelligence russo" contro gli USA saranno rinforzate, e i diplomatici americani in Russia verranno minacciati da parte delle autorità russe. Entrambe queste ragioni, insieme "all'l'intervento della Russia" nelle elezioni degli USA sono stati la causa della chiusura degli immobili diplomatici.

    L'aiutante del presidente russo Yuri Ushakov ha commentato il sequestro degli immobili russi in USA dichiarando che Mosca tiene conto delle difficoltà interne del presidente degli USA Donald Trump, ma che se Washington non farà niente per risolvere la questione l'incidente non rimarrà senza risposta. Recentemente il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov ha detto che la pazienza da parte russa su questo tema è agli sgoccioli.

    Nel Congresso USA ora è in corso una indagine indipendente riguardo "l'intervento della Russia" nel processo elettorale. L'FBI conduce un'indagine simile. Nel Congresso ci sono state una serie di rumorose udienze riguardo "l'ingerenza russa" senza fornire alcuna prova, riferendosi alla segretezza delle informazioni.

    La Russia ha ripetutamente negato le accuse di cercare di influenzare le elezioni in diversi paesi, definendole "totalmente infondate". Putin ha detto che gli Stati Uniti d'America intervengono nei processi politici di tutto il mondo.

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    Relazioni Internazionali, relazioni bilaterali, politica, Incontro, incontro, Congresso USA, FBI, Cremlino, Senato, G20, Vladimir Putin, Dmitry Peskov, Yury Ushakov, Barack Obama, Jeanne Shaheen, Marco Rubio, Donald Trump, USA
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