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    James Troisi esulta dopo il gol segnato al Cile nella Confederations Cup31 gennaio 2015, Sidney: Troisi esulta dopo il gol decisivo nella finale della coppa d'Asia contro la Corea del Sud

    Notti Bianche, inseguendo gol: il sogno di James Troisi

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    Riccardo Pessarossi
    Confederations Cup e Mondiali di Calcio 2018 (20)
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    "Il gioco dei campioni, il sogno di milioni" - è questo lo slogan della Confederations Cup in Russia. Tra questi milioni c'è qualcuno che ce l'ha fatta, come il centrocampista australiano di origini italiane James Troisi, la cui storia regala una vena di poesia al cinico mondo del calcio e sembra uscita per davvero da un film dell'altro Troisi.

    James Troisi, il tuo cognome in Italia ricorda quello di un grande attore e regista. Lo sapevi?

    Si lo so. Grazie a my nonno, che da piccolo mi diceva sempre che il nome Troisi era molto famoso. Quando nel 2012-2013 giocai in Italia, all'Atalanta, chiunque mi incontrasse mi chiedeva se fossi suo parente.

    Una sua frase dice cosi:  "La ricchezza dei poveri è rappresentata dai loro figli, quella dei ricchi dai loro genitori". Sembra scritta apposta per la tua storia di bambino figlio di emigrati che sognava di tirare calci a un pallone. Non trovi?

    L'indimenticato Massimo Troisi nel film il Postino
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    L'indimenticato Massimo Troisi nel film "il Postino"

    Sono nato in Australia da padre italiano e madre greca. Mio padre non era un campione, ma giocava in un campionato amatoriale di Adelaide ed è stato lui che mi ha trasmesso la passione. Mentre tutti intorno a me giocavano a rugby lui mi faceva tirare i primi calci a un pallone. Poi, insieme a degli amici mise in piedi una scuola calcio in un sobborgo di Adelaide ed all'età di 10-11 anni iniziammo a giocare regolarmente. In quegli anni l'A League (il campionato di calcio australiano — ndr) non esisteva, così per fare un passo in avanti l'unica possibilità era farsi vedere all'estero. Nel 2005 andammo a fare una tour in Europa, prima in Olanda, poi in Inghilterra. Dopo una partita giocata contro il Newcastle, loro mi proposero un contratto, e questo per me fu il momento di transizione. Bisognava mollare tutto e partire.

    Come fu il passaggio dall'Australia all'Inghilterra?

    All'epoca il dollaro australiano rispetto alla sterlina aveva un tasso di cambio ridicolo. Fu un grande rischio ed una grande prova per i miei genitori e per tutta la mia famiglia, perché emigrarono con me anche mio fratello e le mie sorelle. Arrivammo a Newcastle che era un giorno di dicembre e dal caldo australiano passammo al grigio e al freddo. Io ricevevo una borsa di studio di 100 sterline che copriva solo le spese scolastiche. A un certo punto fu ancora più difficile, perché avevamo finito i soldi e mancava una settimana prima che fossimo costretti a vendere la nostra casa in Australia. I miei genitori hanno puntato tu quello che avevano su di me ed io, di risposta, ho dedicato tutto me stesso al calcio. Fu una situazione da o la va o la spacca.

    Un banco di prova nervoso non da poco per un adolescente: che cosa provavi in quei giorni?

    Se ci ripenso adesso con la mente un po' più adulta ammetto che è stata una grande pressione. All'epoca non me ne rendevo conto del tutto, perchè ero ancora troppo giovane per capire. Solo qualche anno dopo ho realizzato quanto avessero fatto per me i miei genitori e quanto fosse stata dura per loro. Mia madre trovò lavoro come cassiera e mio padre che in Australia era architetto, si adattò a fare l'impiegato in uno studio di geometri. La mattina io uscivo di casa con le scarpette da calcio e loro mi salutavano col sorriso. Lo stesso quando tornavo la sera. Ma durante il giorno, mentre io mi allenavo guardando da vicino campioni del calibro di Michael Owen, le banche li chiamavano a tutte le ore perché pagassero i debiti.

    Dopo la trafila nelle giovanili del Newcastle, nella 2007, a 19 anni, firmi il tuo primo contratto da professionista e da li in poi hai iniziato un vero e proprio giro del mondo. Ecco i paesi in cui hai giocato: quali ricordi belli e brutti di porti dietro da ognuna di queste esperienze?

    Inghilterra

    I deliziosi dolci turchi
    I deliziosi dolci turchi

    Dell'Inghilterra non sopportavo il tempo. In compenso  tifosi del Newcastle e l'atmosfera di Saint James Park erano qualcosa di unico. Specie per un giovane. Anche da giocatore delle giovanili tutti mi riconoscevano.

    Turchia

    In Turchia ho giocato quattro anni. Salvo il cibo, soprattutto i dolci tipici come baklava e lokum.

    Italia

    Una chance unica, che capita una volta sola sola nella vita. Una bella esperienza umana, un po' meno da calciatore. Nel 2012 mi compra la Juventus e faccio le visite mediche a Torino, poi vengo girato in comproprietà all' Atalanta. Purtroppo la tattica del mister non si addice alle mie caratteristiche, quindi gioco meno di quello che mi aspettavo. Ma nei giorni liberi ho visto posti bellissimi: la città alta di Bergamo, il lago di Como, Firenze, Venezia.

    Belgio

    I wafels. Per me è stata un'annata positiva perché ho trovato continuità ed ho potuto giocare e meritarmi la convocazione in Nazionale per la Coppa d'Asia del 2015, dove ho segnato il gol decisivo ai supplementari della finale con la Corea del Sud. Il Belgio è il centro d'Europa: prendevo l'auto ed in venti minuti ero a Lille ed in un'ora in treno a Londra.

    31 gennaio 2015, Sidney: Troisi esulta dopo il gol decisivo nella finale della coppa d'Asia contro la Corea del Sud
    31 gennaio 2015, Sidney: Troisi esulta dopo il gol decisivo nella finale della coppa d'Asia contro la Corea del Sud

    Australia

    Il paese dove sono nato, l'ho lasciata che avevo 15 anni ed ora è solo da 2 anni che gioco di nuovo nel mio paese. Il calcio in Australia è ancora qualcosa di esotico, ma mentalità sta cambiando. In qualunque altro paese se la Nazionale vince un torneo all'arrivo tutti vengono portati in trionfo come dei re, mentre da noi puoi camminare tranquillamente per strada e nessuno ti riconosce. Per me va bene così, perché posso fare la mia vita. Nonostante il mio background etnico, sono una persona tranquilla.

    Arabia

    In Arabia e non è un segreto, girano tanti soldi, ma stranamente sono capitato nel periodo in cui l'al Itihad, che è la squadra più famosa ed una delle maggiori in Asia, aveva gravi problemi economici. Abbiamo cambiato due presidenti e tre allenatori in quattro mesi. I tifosi però sono caldissimi: non puoi andare da nessuna parte che te li trovi tutti addosso.

    Cina

    Devo usare cautela nell'esprimere un giudizio, ma per me è stata un'altra esperienza difficile. Dopo tre partite giocate da titolare mi sono infortunato e sfortunatamente lo staff medico non era all'altezza. Così sono tornato in Australia a curarmi e quando sono tornato al mio posto c'era già un altro. I momenti no fanno parte del calcio, l'importante è superarli, trarre delle lezioni giuste per la vita. Io sono a posto con me stesso, perché in ogni momento ho fatto la scelta che per me mi sembrava migliore.

    • James Troisi con sua madre Natasha, di origini greche
      James Troisi con sua madre Natasha, di origini greche
    • Al Newcastle durante una trasferta di Coppa Uefa a Palermo nella stagione 2007-08
      Al Newcastle durante una trasferta di Coppa Uefa a Palermo nella stagione 2007-08
      © Foto:
    • James Troisi con la maglia dell'Atalanta
      James Troisi con la maglia dell'Atalanta
    • James Troisi con la maglia della nazionale australiana numero 14
      James Troisi con la maglia della nazionale australiana numero 14
      © Foto: Facebook - James Troisi
    • Confederations Cup 2017, Camerun - Australia: Troisi e il suo compagno Milligan protestano per una decisione dell'arbitro
      Confederations Cup 2017, Camerun - Australia: Troisi e il suo compagno Milligan protestano per una decisione dell'arbitro
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    • Confederations Cup 2017: il riscaldamento dei giocatori dell'Australia allo stadio di Sochi
      Confederations Cup 2017: il riscaldamento dei giocatori dell'Australia allo stadio di Sochi
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    • Una ragazza russa posa davanti alla mascotte della Confederations Cup 2017 in Russia
      Una ragazza russa posa davanti alla mascotte della Confederations Cup 2017 in Russia
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    • Lo stadio Fisht di Sochi e la vicina spiaggia
      Lo stadio Fisht di Sochi e la vicina spiaggia
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    • Lo stadio Spartak di Mosca
      Lo stadio "Spartak" di Mosca
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    • Lo stadio San Pietroburgo che ospiterà la finale della Confederations Cup
      Lo stadio "San Pietroburgo" che ospiterà la finale della Confederations Cup
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    James Troisi con sua madre Natasha, di origini greche

    La Nazionale australiana gioca le qualificazioni mondiali con le squadre del continente asiatico. Come vi sentite in perenne trasferta?

    Dal punto di vista sportivo la verità è che per noi non fa differenza il colore della maglietta o il nome. Può essere il Brasile o chiunque altro, noi dobbiamo mettercela tutta contro ogni avversario. Dal punto di vista umano una trasferta che non dimenticherò mai è quella in Bangladesh l'anno scorso. Fu un viaggio molto intenso, perchè qualche mese prima c'era stato l'attentato contro un gruppo di italiani in un ristorante ed era massima l'allerta terrorismo. Fino all'ultimo non sapevamo se saremmo andati a giocare li, poi però la FIFA ha dato il via libera ed abbiamo giocato in casa del Bangladesh, con uno stadio strapieno e, per fortuna, nessun problema. In tutte le trasferte che facciamo siamo seguiti da una squadra di sicurezza interna, che coordina con le autorità locali ogni spostamento.

    Che impressione ti ha fatto la Russia?

    In Russia non c'ero mai stato, ma mi sembra un posto molto interessante. Seguo un po' il calcio russo, conosco le squadre più famose come il CSKA, Zenit San Pietroburgo. Durante questa Confederations Cup il calendario è molto fitto. Abbiamo giocato a Sochi, poi dopo la gara, ci siamo trasferiti a San Pietroburgo. Due giorni li, ed ora Mosca. Stadi, alberghi, aeroporti. Questo è il nostro lavoro.

    Certo, sapevo che faceva freddo ma non così: a San Pietroburgo avevo le mani congelate dopo l'allenamento.  Ma ho visto che ci sono tante cose belle da vedere. Le notti bianche mi hanno colpito. Strano, ma stupendo. Mai prima d'ora avevo visto uno spettacolo simile.

    In molti, non addetti ai lavori, vedono sciami di tifosi stranieri per la strada e immagini di calcio in tv a tutte le ore e si chiedeono "ma è cos'è la Confederations Cup?". Ce lo spieghi?

    Questa competizione è la prova generale della coppa del mondo. Per noi dell'Australia e una straordinaria opportunità per migliorare il nostro calcio, perché ci scontriamo contro squadre di primo livello, contro i campioni nei rispettivi continenti. Vogliamo svecchiare l'immagine del calcio australiano, giocato come se fosse rugby: palle lunghe e scontri fisici.

    Anche per gli organizzatori si tratta di una prova generale. Cosa ti aspetti da qui a un anno?

    Qui è tutto molto sicuro, gli stadi sono fantastici, soprattutto quello di San Pietroburgo. Lo scenario è ideale. Certo il traffico a Mosca è pazzesco, questo sarà un po' un caos. Ma penso che la Russia organizzerà un mondiale fantastico. Il Mondiale è qualcosa che non capita a tutti, per noi giocatori in primis, per i tifosi anche. Poter dire tra un anno "io c'ero" è una di quelle cose che un domani vorrai raccontare ai tuoi nipotini.

     


    James Troisi, classe 1988, è un centrocampista offensivo australiano attualmente svincolato, dopo aver giocato l'ultima stagione con la maglia del Melbourne Victory. Con la maglia dei "Socceroos", la nazionale australiana di calcio, ha disputato il torneo olimpico di Pechino 2008, la Coppa del Mondo 2014, la Coppa d'Asia 2015 — decisa da un suo gol in finale — ed ora, in Russia, la Confederations Club.

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