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11:20 20 Luglio 2019
Jean-Claude Juncker

Spaccatura della UE: Russia e Ucraina salveranno l’Europa orientale dagli immigrati

© AFP 2019 / Frederick Florin
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Giovedì nella capitale della Repubblica Ceca, Praga, si è recato il presidente della Commissione Europea: Jean-Claude Juncker. In Repubblica Ceca lo aspetta uno scandalo.

Prima della visita Juncker ha rilasciato un'intervista nella quale ha detto che uno dei principali problemi è che la repubblica non accetta gli immigrati. "Attualmente la Repubblica Ceca ha accettato solo 12 immigrati", ha rimproverato i cechi Juncker. "C'è una grande opportunità per fare di più."

Tuttavia il governo ceco alla vigilia della visita ha dichiarato che non ha nessuna intenzione di accettare immigrati dal Medio Oriente sulla base delle quote dell'Unione Europea, nemmeno sotto minaccia di sanzioni.

Ricordiamo di cosa si tratta. Quest'anno la dirigenza dell'Unione Europea (sarebbe a dire la Germania e i suoi paesi satelliti) ha adottato il programma di reinsediare in diversi paesi almeno un decimo dell'ondata migratoria che ha inondato l'Europa (in particolare la Germania) nel 2015. È stato deciso di ridistribuire 160.000 immigrati, dei quali la maggior parte nei paesi occidentali dell'UE: Portogallo, Spagna, etc.

I paesi dell'Europa orientale se la sono cavata abbastanza bene (specialmente in confronto alla Germania, dove sono arrivati un milione e mezzo di immigrati, e la Svezia dove ne sono arrivati 180.000). Dunque la Repubblica Ceca, della quale la popolazione è paragonabile a quella svedese, ha ricevuto una quota di 2700 immigrati. Alla Polonia sono stati assegnati 7000 immigrati, e all'Ungheria e alla Slovacchia 2000. I paesi europei occidentali sono rimasti sorpresi quando proprio il "Gruppo di Visegrád", sarebbe a dire i quattro paesi ex-socialisti dell'Europa orientale, hanno iniziato a rifiutare con determinazione il reinsediamento.

Tuttavia anche gli altri stati non hanno dimostrato molto zelo. La scadenza del programma era settembre, ed ora a giugno sono stati reinsediati solo 18.000 immigrati.

Ma se il Portogallo e altri paesi occidentali frenano il processo di reinsediamento degli immigrati in maniera sommessa, i paesi europei orientali al contrario si rifiutano con determinazione e scandalo di eseguire l'ordine di Bruxelles. Il Premier polacco Beata Szydło lunedì ha dichiarato dopo l'ennesimo attentato a Londra, che "tra il terrorismo e la politica d'immigrazione dell'Unione Europea c'è un legame diretto, non lo si può negare". Il Premier dell'Ungheria Viktor Orban ha definito gli immigrati un "veleno" e ha osservato che "ogni immigrato minaccia la sicurezza della società e aumenta il rischio di attentati".

La logica del Gruppo di Visegrád è semplice: in Europa Orientale non ci sono attacchi terroristici perché non ci sono immigrati musulmani. Da voi, in Europea Occidentale, ci sono immigrati musulmani, e questi organizzano attentati. Adesso spiegateci la motivazione per la quale noi dovremmo accettare coloro che, con un altissima probabilità, inizieranno ad ucciderci.

L'élite burocratica europea guarda al comportamento degli europei orientali, probabilmente, con sentimenti contrastanti. Da un lato essa promette sanzioni e multe per la disobbedienza. Mentre dall'altra parte, nasconde una celata invidia. Perché le élite dei paesi europei orientali dell'Ue al giorno d'oggi sono le uniche alle quali è permesso non essere "politicamente corretti" non confessando l'umanesimo liberale.

Alla base di questo ci sono ragioni profonde. Quando l'Unione Europea e la NATO accettarono i paesi europei orientali, erano molto occupati all'eliminazione dei residui dell'ideologia sovietica e dell'influenza russa. Dunque agli europei orientali è stato permesso quello che in Europa non era mai stato permesso a nessuno. Gli è stato permesso di sciogliere i loro partiti comunisti e di vietare le bandiere rosse. Gli è stato permesso (nel caso dei paesi baltici) di privare della cittadinanza centinaia di migliaia di persone residenti nella repubblica da tutta a vita, semplicemente per avere origini diverse. Gli è stato permesso di riabilitare (fino a glorificare) qualsiasi personaggio storico, che avesse combattuto contro la Russia, i sovietici, gli zar, persino personaggi che sono stati collaborazionisti del nazismo.

Sarebbe a dire che gli è stato permesso di instaurare regimi nazional-liberali, persino di fronte al fatto che l'apparizione di questi leader nella "vera Europa" ha provocato un'isteria endemica: basti ricordare la persecuzione del defunto Jörg Haider in Austria o delle recenti critiche a Marine Le Pen.

L'Europa ha fatto finta di non vedere cosa stesse accadendo nella sua parte orientale. Essa ha semplicemente taciuto in tutti i casi quando gli europei orientali non hanno aderito alla "morale progressista", prolungando la denuncia della "lingua russa", dei "rossi" e del "sovietico" in infinite udienze e investigazioni e così via.

Questa abilità di tacere si è diffusa anche nei paesi UE non "Euro orientati" e antirussi: questo lo si può vedere in Ucraina dal 2014 dove persino le forme più selvagge della "rinascita nazionale" sono sfumature minori per gli osservatori europei. Il risultato è che in Europa orientale si è formato un agglomerato di stati che vivono in linea di principio in un'altra epoca politica e con delle proprie peculiarità dal punto di vista dei valori contemporanei occidentali europei.

Ed ecco che con gli immigrati spuntano le prime contraddizioni. La bomba di ipocrisia, piazzata sotto l'unità europea, si è attivata.

Con questo l'Europa occidentale può fare poco con quella orientale. I paesi baltici, fortemente dipendenti dal denaro europeo, sono troppo piccoli per accettare una quantità significativa di rifugiati. Mentre i paesi del Gruppo di Visegrád dipendono poco dal denaro occidentale, o sono quasi indipendenti da esso.

Inoltre, per la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l'Ungheria non e`possibile ricorrere a dei logici metodi di persuasione della serie "guardate al vostro indice di natalità, avete bisogno di forza lavoro, chi si prenderà cura dei vostri genitori, prendete dei rifugiati afghani".

Per un semplice motivo: l'Europa orientale ha già un serbatoio di manodopera a basso costo proveniente da una civiltà molto più accettabile: l'Ucraina, dalla quale giungono nei paesi europei orientali centinaia di migliaia di infermiere, scaricatori e ragazze "con una ridotta responsabilità sociale". E si può tranquillamente prevedere che Jean-Claude Juncker non riuscirà a convincere i cechi cambiare la propria dura posizione riguardo i migranti. 

Women pay their respects to all those affected by the bomb attack, following a vigil in central Manchester, Britain May 23, 2017.
© REUTERS / Peter Nicholls

Praticamente, in un certo senso l'Europa orientale deve la sua attuale inflessibilità ai suoi ex "fratelli" del patto di Varsavia dell'ex Unione Sovietica.

Se non fosse per la Russia, nessuno avrebbe permesso ai cittadini dell'Europa orientale di organizzarsi con una "riserva di valori non moderni." E se non fosse per l'Ucraina, non avrebbero nessun posto da dove prendere una manodopera a basso costo come sostituzione "degli immigrati provenienti da paesi non bianchi e non cristiani."

Tuttavia, difficilmente la Russia o l'Ucraina otterranno la riconoscenza dei paesi europei orientali.

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Immigrati, Jean-Claude Juncker, Unione Europea, Europa occidentale, Repubblica Ceca, Polonia, Europa orientale, Paesi Baltici, Europa
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