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    Distruzione della guerra in Siria

    Solo la pace: perché Mosca vuole una tregua in Siria centrale

    © REUTERS/ Rodi Said
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    Sta scadendo il termine per stabilire i confini delle "zone di sicurezza" in Siria centrale. Ma è "più importante il processo che il risultato", dice Gevorg Mirsajan, professore del dipartimento di Scienze Politiche dell'università governativa russa.

    Lo spirito della Turchia

    Un mese fa ad Astana, la Russia, la Turchia, l'Iran, la Siria e parte dell'opposizione siriana hanno deciso di creare "zone di sicurezza" su alcuni territori, ora controllate dai nemici di Assad. Si tratta di aree nella parte occidentale del paese, nella provincia di Idlib, di Latakia, Homs, Deraa. Si è ipotizzato che in queste aree possa essere impostata la modalità di tregua e mantenimento dello status quo fino alla definitiva soluzione politica della guerra civile siriana. Garanti di questa modalità saranno le truppe straniere.

    Realizzare questo piano, si è capito da subito, sarebbe stato difficile. Ci sono troppe domande: soprattutto, chi controllerà la situazione delle "aree di sicurezza"? Quali truppe garantiranno il cessate il fuoco?

    A Idlib forse i turchi e secondo Ankara, questa proposta è già stata fatta. Tuttavia, secondo alcuni esperti, la Turchia sta integrando nel suo territorio zone della Siria attraverso leve economico-umanistiche e quando le sarà permesso di mandare le truppe per garantire la sicurezza, non le rimuoverà più. Sì, questi timori sono un po ' esagerati ma la ragione è semplice: la Turchia ora semplicemente non è nella posizione di effettuare una nuova operazione "Attila" — si chiamava così l'operazione per l'invasione di Cipro nel 1974. 

    Siria
    © AP Photo/ Save the Children
    Ankara si trova isolata internazionalmente, il suo rapporto con l'Europa deve essere revisionato, mentre con gli americani non si riesce ad estirpare la "scheggia" curda. L'unica tra le grandi potenze con cui Ankara rimane in un buon rapporto è la Russia e Erdogan non rovinerà questa relazione con le sue mani. Inoltre, l'occupazione della Siria causerà un grave conflitto  tra Erdogan e molti paesi arabi, dove le autorità non vogliono vivere in aree di influenza turca  e ricorderanno il periodo ottomano, la sovranità della Turchia nel mondo arabo e le numerose sofferenze causate. Quindi Erdogan non potrà occupare il nord della Siria, se ne andrà con un'offerta di "compensazione". Ad esempio, il diritto di combattere contro i miliziani curdi. Tuttavia, sono pronti i siriani a pagare?

    Il no israeliano

    Anche a sud ci sono molte domande. Chi controllerà la situazione nel sud, nella zona delle alture del Golan? L'esercito turco da lì è troppo lontano. Gli iraniani? Israele sarà assolutamente contro e più di una volta ha manifestato la sua opposizione con attacchi aerei sulle posizioni iraniane. Tel Aviv, ricordiamo, è fortemente contraria a qualsiasi presenza militare iraniana in tutte le regioni del sud della Siria, nella zona delle alture del Golan ancora di più. Israele, secondo le dichiarazioni di alcuni militari iraniani, dopo la fine della guerra civile siriana, accetterà il ritorno sotto il controllo di Damasco delle alture del Golan.

    Gli americani? Sì, il Cremlino è già in contatto con gli USA per la creazione di una zona di sicurezza nel Sud della Siria e si, gli americani stanno cercando di mettere sotto il controllo la regione, fino alla fine, bombardata dagli iraniani che avevano tentato di liberare alcune zone. Tuttavia, le forze di Mosca, Teheran, Damasco, e lo stesso Donald Trump vogliono evitare la presenza militare americana su larga scala in Siria, per non rinforzare la responsabilità americana nel paese. A Trump basta la carta curda, con cui decide di obiettivi tattici, come prendere Raqqa, ma al pari quelli strategici: attraverso i curdi e il loro impatto sul processo decisionale nel dopoguerra in Siria, è possibile influenzare la situazione, non solo in Siria, ma anche Turchia e Iraq.

    Rimangono solo i russi. Ma serve la Russia? Per quasi due anni le operazioni di Mosca, in Siria, per molti esperti sono state un grande rischio, parlavano di un nuovo Afghanistan. Per quasi due anni le operazioni di Mosca si sono limitate all'aiuto di Assad per la lotta al terrorismo.

    Considerando tutte queste differenze, non è escluso che le parti abbiano tempo per risolvere tutte le questioni controverse. Andrà male? Niente affatto, perché, con le zone di sicurezza, è più importante il processo che il risultato. Mosca ha bisogno non tanto di queste zone, ma della cessazione temporanea dei combattimenti nelle zone centrali della Siria per liberare quelle orientali. Ricordiamo che l'esercito siriano non ha la forza per combattere contemporaneamente su più fronti. Ora, sicuramente, la priorità è indebolire l'IS, già non più efficace come prima, per difendere il territorio e avere il tempo di liberare le province orientali del paese.  Il principale ostacolo per questo non sarà l'IS ma l'opposizione, che vuole sfruttare la concentrazione delle truppe siriane sul fronte orientale, per conquistare nuove terre nelle province di Homs, Latakia, Idlib. L'esercito siriano ha dovuto sospendere l'offensiva nella stessa provincia di Aleppo, per spostare le truppe nella zona centrale.

    Se "l'opposizione" tenderà la mano e si raggiungerà l'accordo di armistizio, a Deir-ez-Zor ci si potrà concentrare sulla lotta contro l'IS e sulla questione delle "aree di sicurezza". Il primo punto del piano è già implementato, grazie alla tregua nelle regioni centrali, l'esercito siriano è arrivato all'Eufrate e prepara una seria offensiva per ripulire le regioni meridionali del paese.

    C'è bisogno di un compromesso

    Presto o tardi, bisogna tornare alla domanda sul destino dell'opposizione. E ci saranno almeno due soluzioni. La prima è militare.

    Teoricamente dopo che le truppe siriane avranno finito con l'IS, saranno in grado di concentrare tutti gli assalti nelle zone centrali del paese e avranno la possibilità di sfondare la difesa dei militanti e riportare le terre della Siria sotto il controllo di Damasco, ponendo fine così alla guerra civile. Proprio su questo contano a Teheran e Damasco. Sì, questo piano ha un punto debole: le truppe straniere. Se sarà raggiunto un accordo sulla sicurezza di questi territori dove ci sono le truppe straniere, nell'ambito di questo accordo nella stessa Idlib, legalmente, ci saranno le forze armate turche. I turchi dovranno lasciare la zona ma con una soluzione politica altrimenti l'immagine di Erdogan come leader forte sarà seriamente compromessa, anche agli occhi della popolazione turca. Quindi, è più probabile la seconda opzione: una soluzione politica. Forse, Damasco e Teheran non saranno troppo contente di un compromesso, ma questo è esattamente ciò che serve a Mosca. E non solo perché in alcune questioni Mosca pensa più alla Siria anche più delle autorità siriane stesse, come ad esempio, su come ricostruire il paese e da dove prendere i soldi.

    Mosca non ha bisogno solo di una vittoria militare per uscire dalla guerra siriana, ma anche diplomatica. In Siria il Cremlino può dimostrare che è in grado non solo di vincere la guerra, ma di vincere la pace, di costruire una nuova realtà con considerazione e rispetto di tutte le parti interessate. Cioè di agire come un vero e proprio potere-regolatore, uno dei principali del mondo multipolare.

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    Guerra, Siria
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