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    A police cordon surrounds Manchester Arena in Manchester, northwest England following the deadly terror attacks on May 23, 2017.

    Quando smetterà l'Europa di negare il terrorismo islamico?

    © AFP 2017/ Oli SCARFF
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    Dopo l'attacco terroristico a Manchester la stampa americana scrive: l'Europa ha costantemente negato la minaccia del terrorismo islamico e questo limita le possibilità per risolvere il problema del radicalismo.

    I giornali europei chiedono di coinvolgere le comunità musulmane e avere più poliziotti in strada, ma di non "spazzare via i preziosi valori democratici della società". Il terrorista di nuovo si è rivelato essere "un musulmano, nato nel Regno Unito, che si è radicalizzato godendo al tempo stesso delle libertà della società occidentale", scrive il Wall Street Journal. Il giornale invita le autorità a risolvere il problema del terrorismo  "lì dove ha le sue radici, nelle comunità musulmane che vivono in isolamento dal resto della società nelle grandi città come Manchester, Parigi e Bruxelles".

    "I musulmani devono assumersi la responsabilità di eliminare i radicali del loro ambiente" scrive il giornale osservando che il fallimento dell'integrazione dei musulmani è una minaccia mortale per l'Europa. "Come rispondere al terrore: essere Manchester" così si intitola un commento editoriale del The Guardian. Nota il giornale: Manchester non ha mai avuto paura di sfidare verità. Il Guardian sottolinea l'importanza di coesione di fronte agli attacchi terroristici: agli abitanti della città è stato permesso di dormire da sconosciuti, i tassisti e gli hotel hanno lavorato gratis.

    Il giornale consiglia i politici britannici di essere attenti durante l'applicazione di "misure estreme che renderanno più facile il lavoro ai terroristi". "Abbiamo bisogno di operazioni mirate di polizia, finalizzate contro obiettivi di sospetti, ma non misure estreme", si legge nell'articolo. "Il Paese, spinto da paranoia e paura, prende le decisioni sbagliate. I terroristi non saranno in grado con i loro sanguinosi atti di cambiare il nostro stile di vita. E anche noi non dobbiamo cambiarlo per compiacerli, dimenticando i valori che hanno caratterizzato il nostro paese, quei valori, che sono stati ritrovati a Manchester", conclude il quotidiano.

    "Quando i terroristi mirano ai bambini". Questo è il titolo dell'editoriale del New York Times. Il giornale invita a rendersi conto che le esplosioni a Manchester, in cui sono morti soprattutto i bambini e gli adolescenti, sono il tentativo di provocare nei paesi occidentali "una forte sete di vendetta e un desiderio di assoluta sicurezza, che spazzerà via i preziosi valori democratici e sociali". "Lo Stato Islamico vuole vedere  le democrazie occidentali prendere in prestito la loro selvaggia versione della guerra santa contro i musulmani, gli immigrati recenti e altri". Lo sostengono gli autori dell'articolo, sottolineando che non è possibile dare etichette negative a tutti gli immigrati, soprattutto i musulmani.

    "L'ISIS e le organizzazioni concorrenti, la più grande delle quali è Al-Qaeda, è una setta di adoratori della morte, i loro metodi sono assolutamente impensabili, la loro ideologia distorce la religione rendendola irriconoscibile" scrive il britannico The Times.

    Secondo il giornale, la civiltà è in grado di vincere la guerra asimmetrica contro questi gruppi. Le tre principali armi della civiltà sono "l'intelligence, che scrupolosamente raccoglie dati dei servizi segreti", "lo stoicismo dei cittadini, che non si fanno intimidire", "il solido impegno a proteggere oggetti di valore dagli odiosi i terroristi".

    "Alla fine solo la tolleranza vincerà la banalità del fondamentalismo, l'apertura garantisce che gli estremisti non avranno nessun posto per nascondersi", conclude il quotidiano. "Il sanguinoso attentato a Manchester attira l'attenzione e le critiche degli analisti in materia di lotta al terrorismo: l'Europa ha costantemente negato la minaccia del terrorismo islamico", scrive sul Washington Times Rowan Scarborough. Ad esempio, il sindaco di Londra Khan dichiara che il terrorismo è parte della vita della città.

    "La classe politica nega la situazione, e questo è limita la possibilità dei professionisti nel campo della sicurezza per risolvere il problema del radicalismo nostrano, delle reclute dei terroristi" ha detto Michael Rubin, analista del American Enterprise Institute, a Washington. "Il ritorno di militanti dell'IS può solo aggiungere benzina sul fuoco, i leader europei sono troppo timidi per metterli in galera e buttare via la chiave. L'Europa è il terreno fertile, pronto per l'incremento del radicalismo".

    Il primo ministro britannico, Theresa May, dopo l'attacco sul ponte di Westminster, il 22 marzo ha compiuto il massimo sforzo per evitare di parlare delle sue motivazioni, si legge nell'articolo. Secondo Robert Spencer, capo del progetto di ricerca Jihad Watch, la mancanza di spiegazioni è sintomatica. "Theresa May ha detto dopo l'attacco jihadista a Manchester, che la Gran Bretagna saprà combattere contro l'ideologia che porta a questi attacchi, dice Spencer. Ma lei non sa nemmeno che cos'è, e non avrebbe ammesso di saperlo, perché è radicata nell'islam. La negazione delle minacce prevale in tutta Europa. Gli europei continuano a ospitare un gran numero di musulmani che fanno finta di non portare la jihad, caos e spargimento di sangue per se stessi e i loro figli. Ma è esattamente così".

    Larry Johnson, un ex dipendente del dipartimento di Stato USA per combattere il terrorismo, ha criticato il governo britannico perché per strada quasi non si vede la polizia; secondo lui, contano su informatori nel quartiere musulmano e il monitoraggio del servizio di sicurezza interna MI-5. "Nel tentativo di essere il più aperti e leali, hanno in realtà creato il problema, ottenendo un enorme sottocultura estera a Londra", ha detto Johnson.

    L'espero di terrorismo Peter Neumann, del King's college di Londra, in un'intervista a Bild ha detto che la scelta delle vittime per l'attacco al concerto della cantante pop statunitense Ariana Grande è la prova del "nuovo livello: i terroristi hanno volutamente attaccato ragazze di 13 anni".

    "L'IS crea il panico" ritiene l'esperto. La responsabilità per l'attentato che ha ucciso 22 ragazze e ferito circa 60 persone, l'ha rivendicato l'IS, tuttavia, "non è chiaro quanto l'esecutore dell'attentato terroristico sia stato associato con l'ISIS. "Abbiamo la rivendicazione dell'ISIS, ma non sappiamo se è stato un lupo solitario o era controllato, forse, addestrato dall'ISIS" ha detto Neumann. 

    "Presto la sconfitta dell'IS in Siria e in Iraq potrebbe aumentare ulteriormente il pericolo terroristico" prevede l'esperto. Il consigliere dei servizi segreti israeliani Arie Shalikar ritiene che "l'Europa è troppo lenta e troppo schizzinosa in materia di lotta al terrorismo".

    "L'Europa, e in particolare la Germania, devono fare molto di più. Il terrorismo si sviluppa e abbiamo bisogno di adattarci", ha detto. In un'altro articolo Bild segnala, riferendosi  al rapporto dei servizi segreti europei, che a partire da aprile 2017, 6,66 milioni di rifugiati nei paesi del Mediterraneo sono in attesa di proseguire il viaggio verso l'Europa.

    Circa 3,3 milioni di rifugiati che vogliono entrare in Europa, si trovano in Turchia, 720 mila in Giordania, circa 1 milione in Egitto e Libia. A 80mila è bloccato l'accesso sulla "rotta balcanica", 62mila sono in Grecia.

    "I funzionari americani criticano quelli che hanno diffuso informazioni sull'identità dell'attentatore a Manchester prima che il suo nome sia stato ufficialmente dichiarato dalla polizia britannica" sottolineano i corrispondenti del Guradian.  Il nome di Salman Abedi è stato diffuso dai media che hanno citato "funzionari americani", anche se i colleghi britannici hanno tenuto la bocca chiusa". "Questa divulgazione di informazioni ha rinnovato i timori di perdite di notizie, da parte dell'amministrazione di Donald Trump, solo dopo due settimane che il presidente americano ha rivelato informazioni segrete al ministro degli Esteri russo durante un incontro alla casa Bianca. I critici avvertono che, forse, in futuro gli alleati degli USA saranno meno disposti a condividere informazioni ", si legge nell'articolo.

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    Tags:
    terrorismo, Europa
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