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    Militanti dell'ISIS a Mosul

    Lo spirito malvagio dell'ISIS vagherà per il mondo ancora a lungo

    © REUTERS/ Stringer/File Photo
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    Gli estremisti dello "Stato Islamico" sono sull'orlo di una sconfitta militare in Iraq e in Siria, ma questo non significa la fine dei conflitti e degli attacchi terroristici in Europa: ne è sicuro l'autore di Die Presse, Wieland Schneider.

    "Per i propagandisti dell'ISIS il compito è più semplice. Sono semplicemente in attesa: quando un terrorista in Europa commette un attacco, si assumono la responsabilità del sanguinoso crimine, sia se l'autore ha agito rivendicando per l'ISIS o sia se ha realizzato un proprio disegno criminale, pur non essendo vincolato alle strutture di interesse dell'organizzazione, e anche se non ha avuto alcun ruolo nell'organizzazione. L'attenzione internazionale allo "Stato Islamico" sarà comunque garantita, per questo le organizzazioni già da tempo non hanno bisogno di costosi progetti nella preparazione di attentati, come ha fatto Al-Qaeda negli anni 2000 o l'ISIS un anno e mezzo fa, a Parigi. Basta un attacco con l'uso di un'automobile e di un coltello,  come in questi giorni a Londra" si legge nell'articolo. 

    "Questi attacchi sono quasi impossibili da prevedere o prevenire" continua l'autore. "Passano inosservati alla polizia. La macchina della propaganda dell'ISIS scommette sull'effetto psicologico di questi attentati e spera che l'organizzazione assuma un aspetto più significativo, di quello che ha oggi. Il cosiddetto Califfato, che gli estremisti hanno proclamato estate 2014 in Iraq e in Siria, è sull'orlo del collasso".

    I militanti di "Stato Islamico" continuano ancora la loro disperata resistenza nei vicoli di Mosul, mentre cadono granate nella città, ammette il giornalista. Ma è solo questione di tempo: prima o poi i jihadisti verranno espulsi dalla città loro roccaforte, in cui il leader Abu Bakr al Baghdadi per la prima volta ha dichiarato di essere il "califfo" rivolgendosi ai suoi sostenitori. La sconfitta dell'ISIS a Mosul condizionerebbe il concetto di creazione di uno stato jihadista in Medio Oriente" scrive Schneider. Tuttavia, lo spirito malvagio dell'organizzazione estremista sarà ancora in giro per il mondo: in Iraq e Siria, ma anche in Europa. "Il mostro ISIS nasce non dall'oggi al domani, rimarrà a lungo fra noi dopo la fine della guerra civile in Siria, nutrito dalle forze interne in lotta in Iraq" scrive il giornalista.

    Pertanto per il conflitto siriano e la lotta interna per il potere in Iraq è necessaria una decisione politica. "In caso contrario, dopo la caduta dell'ISIS, nasceranno altre organizzazioni estremiste" si legge nell'articolo. La sconfitta militare dell'ISIS in Siria e in Iraq non metterà fine agli attentati in Europa.

    "I mandanti delle organizzazioni estremiste hanno sempre pescato bene, trasformando in terroristi coloro i quali sono in preda alla disperazione e cedono ad idee radicali. Il problema della radicalizzazione è prima di tutto un problema delle società europee, e deve essere risolto in Europa. E solo allora sarà possibile affrontare il problema del terrorismo" riassume Schneider.

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