14:25 19 Aprile 2019
Seconda guerra mondiale

La missione di due pensionati: ricostruire la storia degli italiani sul fronte russo

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“Più di 100 000 soldati italiani sono scomparsi sul fronte russo dopo la ritirata catastrofica del 1943, scrive Fulvio Fulvi nel giornale cattolico Avvenire. Buona parte di essi fu seppelita in fosse comuni o nei cimiteri dei villaggi del Don. Mille famiglie attesero invano il loro ritorno, senza avere più nessuna notizia di loro.

Tuttavia, scrive il giornale, l'ex alpino Antonio Respighi e sua moglie Gianna vogliono"restituire la memoria legittima di questi caduti per la patria, per lo più giovani dai 18 ai 25 anni. I due pensionati restituiranno ai parenti dei caduti delle medaglie militari che hanno trovato nei campi di battaglia di 74 anni fa scrive l'autore.

La coppia ha iniziato per caso. Come lo stesso Respighi ha raccontato al giornale, durante un viaggio nel 2009 in luoghi storici legati alla campagna militare italiana in URSS, andarono a Nikolayevka e Rossosh. Per la strada in una zona dove prima si trovava un campo di prigionia per gli italiani nella regione di Tambov si persero e pernottarono a Michurinsk. "Li ci si avvicinò un giovane il quale conservava in un contenitore 140 medagliette di riconoscimento di soldati italiani" ha detto Respighi. "Gli abbiamo chiesto di darcele gratis per restituirle ai parenti in Italia. All'inizio ha rifiutato, ma noi abbiamo insistito e fino alla fine ha ceduto regalandocele".

"Ora sulla base delle informazioni scritte sulle medagliette è iniziato lo scrupoloso lavoro per ricostruire l'identità del soldato. Finora abbiamo restituito fino a 330 medagliette ai parenti dei caduti" si legge nell'articolo. I pensionati sono tornati diverse volte per cercare le medagliette nei luoghi delle battaglie in Russia, dove la maggior parte sono state trovate e conservate dai contadini locali.

"Con l'aiuto delle famiglie, dei ricordi e delle testimonianze di parenti e amici sono stati recuperati numerose storie di soldati che non sono mai tornati a casa" racconta la testata. Tra di essi il destino del soldato Pasquale Prencipe, mugnaio e padre di tre figli, morto perché non voleva abbandonare l'amico malato. Oppura la storia del caporale Rene Carazzone, il quale "sarebbe dovuto essere stato rilasciato dal servizio militare, ma il permesso di congedo arrivò troppo tardi. La madre si precipitò in stazione con il foglio in mano, ma il treno per la Russia era già partito". Carazzone morì a Michurinsk all'età di 21 anni.

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Memoria, Guerra, Guerra, Caduti, Morti, Seconda Guerra Mondiale, Russia
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