09:50 14 Luglio 2020
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In Lituania il libro "I nostri" della giornalista Rūta Vanagaitė, relativo al collaborazionismo dei lituani con le truppe della Germania nazista e al coinvolgimento nei rastrellamenti e nelle uccisioni degli ebrei, è stato bollato come “opera russa” che minaccia la sicurezza nazionale e la stessa scrittrice è stata minacciata di morte.

Lo scrive il portale TUT.BY.

La Vanagaitė ha raccontato di aver deciso di scrivere un libro sulle atrocità compiute dai suoi connazionali durante la Seconda Guerra Mondiale dopo aver sentito una lezione che l'ha scossa in un seminario di storia lituana. E' nell'immaginario collettivo l'idea che la Lituania non abbia preso parte all'Olocausto, tuttavia nell'incontro è stata esposta un'altra versione: al vertice della piramide di uccisioni c'era il governo lituano e tutta la macchina dello Stato era coinvolta: dall'amministrazione pubblica alle forze di polizia.

"Ho cominciato a mettermi in contatto con molti storici ed ho visto che scrivono e dicono la verità, ma in modo molto astratto, nel classico stile accademico. Ho voluto scrivere la verità in un modo popolare, una verità scioccante affinchè venisse letta," — ha raccontato la giornalista.

Nelle sue ricerche la Vanagaitė ha scoperto che persino membri della sua famiglia erano coinvolti nell'Olocausto. Il marito di sua zia era un comandante di polizia, mentre suo nonno compilava gli elenchi di ebrei e attivisti sovietici che venivano poi trucidati. La scrittrice sperava che il suo parente non sapesse perchè preparava quelle liste.

"Prima di saperlo, era un eroe per me, poi ha smesso di esserlo, dopo aver fatto queste liste, come premio, ha ricevuto due prigionieri di guerra sovietici dai tedeschi, che dovevano lavorare nel suo terreno," — ricorda la Vanagaitė.

Secondo lei, nei battaglioni di polizia ci si arruolava su base volontaria: si poteva scegliere di non partecipare alle uccisioni. Di fatto non c'erano conseguenze in virtù di questa rinuncia: nel peggiore dei casi si passava una notte in prigione, oppure i tedeschi non davano l'opportunità di ottenere il denaro rubato nei saccheggi".

La giornalista è convinta che serva far sapere alla gente che gli oggetti di antiquariato che si trovano in casa potevano appartenere alle vittime dell'Olocausto. Racconta che i collaborazionisti dei nazisti non risparmiavano nessuno. I bambini venivano sepolti vivi o venivano loro fracassate le teste sugli alberi.

La pubblicazione del libro della Vanagaitė ha provocato clamore in Lituania. La scrittrice ha detto che la gente si è divisa.

Molti parenti e amici della giornalista l'hanno accusata di essere al soldo del "Cremlino e degli ebrei". La giornalista ha aggiunto che dopo la pubblicazione del libro ha perso la metà degli amici.

E' convinta che nelle lezioni di storia serva dire che alcuni lituani avevano collaborato con i nazisti.

"Bisogna distruggere i monumenti degli assassini. In quattro o cinque posti in Lituania ci sono monumenti dedicate a persone che hanno preso parte agli eccidi, anche in Bielorussia. Dopo la guerra hanno cominciato a lottare per l'indipendenza della Lituania. Ma nessuno si chiede quello che facevano prima" — ritiene la scrittrice.

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Tags:
Società, giornalisti, Olocausto, URSS, Seconda Guerra Mondiale, Nazismo, Storia, Russofobia, Cremlino, Rūta Vanagaitė, Paesi Baltici, Russia, Bielorussia, Lituania
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