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    L'incontro del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov con il primo ministro della Libia, Fayez al Serraj.

    Eredi di Muammar Gheddafi: come e perché la Russia torna in Libia

    © Sputnik. Aleksey Filippov
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    Alcuni politici libici sono a Mosca per una serie di incontri nella Capitale russa a cui partecipa il primo ministro della Libia, Fayez al Serraj. L'obiettivo dei negoziati è il tentativo, con la mediazione del Cremlino, di risolvere il conflitto tra il governo libico, l'esercito e il Parlamento, motivo per cui il paese è diviso in due.

    Come scrive il quotidiano britannico The Times, il governo italiano ha richiesto a Mosca di svolgere il ruolo di mediatore. Roma è estremamente interessata a trovare una soluzione per la migrazione e la crisi in Libia, perché il flusso di profughi dal Nord Africa passa attraverso la penisola appenninica. Nell'autunno dello scorso anno, il primo ministro italiano, Matteo Renzi ha anche minacciato di bloccare l'adozione del bilancio dell'Unione Europea, nel caso il problema dei rifugiati non fosse risolto.

    A Roma hanno deciso di chiedere aiuto a Mosca nonostante il malcontento degli alleati. Il governo di Serraj non controlla tutto il territorio nazionale, mentre la Russia ha influenza sui suoi avversari politici. Serraj rappresenta l'ovest della Libia e a Tripoli si trova la residenza del cosiddetto governo di transizione. A est detiene il potere l'opposizione del consiglio dei ministri del Parlamento, la Camera dei rappresentanti della Libia. I deputati non riconoscono i ministri e viceversa. Alla carica di comandante Supremo dell'esercito, il parlamento ha nominato Khalifa Haftar, conferendogli il titolo di primo tenente generale, e poi, dopo il successo dell'operazione di riconquista dei terminali petroliferi, di feldmaresciallo.

    Il 74enne Haftar, che gode di enorme prestigio nell'esercito, ha liberato significative porzioni di territorio della Libia dall'ISIS. Il feldmaresciallo è stato a Mosca due volte, a giugno 2016 ha incontrato il ministro della Difesa Serghej Shoigu e il segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaij Patrushev, a novembre il ministro degli Esteri, Sergeij Lavrov, alti ufficiali militari e i rappresentanti della sfera militare-industriale.

    La bandiera della Libia
    © AP Photo/ Mohammad Hannon

    Presumibilmente Haftar ha rivolto al presidente della Russia e al ministro della Difesa una richiesta di fornitura di armi. Il ministero degli Esteri russo si è affrettato a sconfessare queste informazioni: per la fornitura di armi alla Libia vige l'embargo delle Nazioni Unite.

    A Mosca è regolarmente presente l'ambasciatore speciale di Haftar, Abdel Basset Al Badri e a dicembre 2016 è arrivato anche il capo della Camera dei rappresentanti Achila Saleh, che ha confermato ai giornalisti che l'esercito e il Parlamento contano sulle armi russe. A gennaio 2017 Haftar, in maniera dimostrativa, ha visitato l'incrociatore Admiral Kuznetsov, che si trovava nel Mediterraneo, dove è stata organizzata una videoconferenza con il ministro della Difesa Shoigu e si è parlato ufficialmente di "lotta al terrorismo".

    Alcuni giornali europei, citando fonti vicine al feldmaresciallo, hanno scritto che durante la visita sull'incrociatore, di nuovo si è discusso con i militari russi della possibilità di fornitura di armi per le esigenze dell'esercito libico.

    Khalifa Haftar è stato un caro amico, alleato e compagno del leader della rivoluzione libica, Muammar Gheddafi. Nel 1969, insieme a Gheddafi ha partecipato al rovesciamento di re Idris I. Successivamente è stato supervisore della maggior parte delle operazioni militari in Libia. Durante quegli anni ha più volte visitato l'URSS, studiato presso una delle accademie militari sovietiche, ha studiato la lingua russa e i colloqui a Mosca del maresciallo non avevano bisogno di un traduttore.

    Gheddafi apprezzava molto Haftar chiamandolo il suo "figlio spirituale", gli ha conferito allora il grado di generale e lo ha nominato Capo di Stato Maggiore. Tutto è cambiato drasticamente nel 1987. Durante la guerra tra Ciad e Libia, Haftar in circostanze misteriose, venne fatto prigioniero. Gheddafi lo rinnegò pubblicamente pensando che il generale non avesse il diritto di rimanere vivo e Haftar lo prese come un tradimento.

    Il generale, riuscito a fuggire dalla prigionia verso il Kenya, nei primi anni ' 90 si trasferì negli Stati Uniti e per venti anni, in silenzio, ha vissuto in Virginia, nello stesso Stato dove si trova il quartier generale della CIA. Esistono diverse versioni circa l'eventuale collaborazione dell'ex amico di Gheddafi con l'intelligence USA.

    Dopo l'inizio della guerra civile in Libia la vita da pensionato termina nel mese di marzo 2011, quando Haftar arriva a Bengasi e si unisce ai ribelli. Il generale, anche se ha rotto con Gheddafi, è rimasto un militare laico e con un bagaglio culturale socialista, e comincia il suo conflitto contro gli islamisti radicali, che attentano non una sola volta sola, alla sua vita. Per questo, probabilmente, Haftar propende per la Camera dei rappresentanti e non per il Governo di transizione, dove un posto è occupato dagli islamici "moderati".

    I contatti tra Mosca e Haftar all'inizio del 2017 raggiungono un tale densità, che in Europa cominciano a temere seriamente la costruzione di una base della marina militare a Bengasi. "Sappiamo tutti che i russi hanno sempre sognato di avere una base nel Mediterraneo", ha detto il ministro degli Esteri di Malta, George Vella, dopo la visita del feldmaresciallo sull'incrociatore Admiral Kuznetsov.

    Su-22 fighter jet at the Syrian Air Force base in Homs province
    © Sputnik. Iliya Pitalev

    Lo stesso Haftar viene chiamato il "secondo Gheddafi" ma per lui questo confronto è chiaramente una lusinga. E a causa della sua posizione filomoscovita è anche chiamato il "libico Bashar al Assad".

    Il problema principale del maresciallo è che la comunità internazionale, prima di tutti Washington e Bruxelles, riconoscono e sostengono il suo governo di transizione di Serraj. Dal punto di vista formale della legge, lo stato di Haftar non è chiaro. Secondo gli accordi di pace firmati nel 2015 a Skhirat, con la mediazione delle Nazioni Unite, la Camera dei rappresentanti dovrebbe riconoscere il governo di Tripoli, ma non l'ha fatto.

    Anche la legittimità della nomina di Haftar come comandante dell'esercito è causa di problemi. Un fatto indiscutibile è che, nell'est della Libia, il maresciallo è riuscito a concentrare nelle sue mani il potere reale e di reale lotta ai jihadisti. Di questo sono ben consapevoli il primo ministro della Libia, Serraj, l'Unione Europea e gli USA.

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    liberalizzazione visti, crisi in Libia, Muammar Gheddafi, Fayez al-Sarraj, Khalifa Haftar, Sergej Lavrov, Libia, Italia, Russia
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