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    Incontro del gruppo congiunto sul controllo cessate il fuoco in Siria che contiene rappresentanti della Russia, Iran e Turchia

    I jihadisti si uccidono tra di loro

    © Sputnik. Ilyas Omarov
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    Le parti in conflitto in Siria questa settimana "ancora una volta si incontreranno tra loro in campo neutro ad Astana, mentre la settimana prossima a Ginevra, incontro che si svolgerà sotto l’egida dell’ONU e dell’inviato speciale dell’ONU sulla Siria Staffan De Mistura", scrive l'editorialista del giornale Die Zeit Martin Gehlen.

    L'agenda dei negoziati di Ginevra è molto più ampia di quella tenuta in Kazakistan: riguarderà il futuro della distribuzione del potere in Siria.

    "Ma aspettarsi eventuali soluzioni di compromesso sarà difficile, anche nonostante il fatto che gli oppositori di Assad, dopo la loro sconfitta ad Aleppo, si siano notevolmente indeboliti" continua l'autore. Inoltre, sono sotto pressione da tutti i lati". In particolare, gli alleati regionali, Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno cambiato le loro strategie e ridotto la fornitura di armi. E dentro il campo dei ribelli sono iniziati i conflitti per il potere, e non solo tra i jihadisti e i ribelli moderati, ma anche tra gli estremisti.

    C'è tensione già da tempo e le conferenze ad Astana e Ginevra lo dimostrano. Così i radicali si oppongono categoricamente contro il cessate il fuoco e accusano i rappresentanti dei ribelli di tradimento. Infatti all'inizio della scorsa settimana sono morti 69 guerriglieri a causa di unno scontro tra le fazioni di "Jund al-Aqsa" e "Tahrir al-Sham". Uno dei gruppi è ideologicamente vicino ai terroristi dello "Stato Islamico", mentre l'altro gruppo a quelli di "Al-Qaeda". I loro leader hanno promesso di vendicarsi e di voler sradicare le radici di Daesh.

    Nello scontro si sono trovati militanti dell'"Esercito libero siriano". Decine di loro sono stati catturati e sono stati costretti a dare le loro armi agli estremisti che vogliono creare nel nord della Siria un proprio emirato. Di conseguenza alla popolazione locale è imposta una rigida variante della legge islamica, e gli attivisti democratici sono perseguitati e minacciati.

    Di conseguenza, la crescita del numero dei fanatici religiosi "tira acqua al mulino della di propaganda di stato siriana, che già da diversi anni, definisce tutti i suoi avversari terroristi" conclude l'autore. "Le autorità vogliono plagiare le persone affinché credano che Idlib non sia altro che una nuova Kandahar siriana" ha scritto sul giornale Al Hayat il giornalista siriano Ibrahim Hamidi, ricordando che fino al 2001 la città afghana di Kandahar era il centro del gruppo radicale dei talebani, mentre in Siria Idlib è la provincia dell'opposizione, dove si trovano decine di migliaia di profughi e di ribelli di Aleppo, di Hama e Homs.

    Faysal Itani, membro del centro analitico americano Atlantic Council è sicuro che "in questa maniera gli oppositori del regime e gli estremisti hanno perso una leadership centrale e non riescono ad accordarsi. E quando questo finirà Damasco colpirà con tutta la sua forza, e nessuno sulla scena internazionale potrà protestare".

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    Guerra, Siria, Guerra in Siria, Opposizione siriana, Forze armate, Ginevra, Astana, Siria
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