18:49 24 Marzo 2017
    Dimostranti anti-Trump (foto d'archivio)

    NYT spiega perchè i democratici hanno iniziato a credere nelle teorie cospirative

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    I membri del Partito Democratico degli Stati Uniti argomentano sempre più spesso le proprie posizioni sulla base di fatti non verificati e sulle teorie del complotto, scrive l'editorialista del New York Times Brendan Nyhan.

    A sostegno del suo punto di vista il giornalista riporta i risultati di un recente sondaggio condotto dagli esperti dell'agenzia analitica Survey Sampling International.

    Dopo la vittoria di Donald Trump nelle elezioni di novembre, il 32% dei democratici ha dichiarato di credere che "persone sconosciute ai comuni elettori amministrano il Paese". Inoltre tra i democratici è sempre più condivisa questa tesi: "i fatti principali, come ad esempio le guerre o le crisi economiche, sono sempre controllati da un piccolo gruppo di persone che svolgono le loro attività nell'ombra."

    Nyhan sottolinea che questo atteggiamento del mondo liberal americano fa crescere la domanda su notizie fake particolari.

    L'editorialista ritiene che la maggiore suscettibilità dei democratici verso le notizie fake è spiegata dalla frustrazione che hanno provato dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali e le elezioni per il Senato.

    "La perdita di potere rende l'uomo vulnerabile alla disinformazione," — evidenzia l'autore dell'articolo. Inoltre, queste teorie del complotto, secondo Nyhan, contribuiscono a mobilitare le persone dinanzi la minaccia di "perdita dello status sociale e influenza politica."

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    Tags:
    Società, Complottismo, Presidenziali USA 2016, New York Times, partito Democratico, Donald Trump, USA
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      francescoslossel
      in linea di massima, concordo, strano che non se ne siano accorti anche prima...
    • A.Martino
      Premessa fondamentale: i grandi perdenti sono sempre propensi a dare adito a ipotesi di complotti e cospirazioni, trovandovi una certa consolazione per i propri errori e ingenuità.
      il deposto imperatore tedesco Guglielmo II trovò nella lettura dei misteriosi (o famigerati) Protocolli di Sion la risposta alla catastrofe dell'Europa monarchica e della Tradizione, che fino al 1914 pareva aver trovato un modo di coesistenza con la modernità, come tanti aristocratici russi che facevano il tassista o il concierge a Roma o Parigi.
      Se Trump non fosse stato eletto, ancora tuonerebbe contro la stampa venduta e l'estabilishment repubblicano traditore: ma le sue parole sarebbero bollate come la paranoia di un eccentrico magnate; non avrebbe avuto reali strumenti per ritorcere le sue lagnanze contro la vincitrice.
      Adesso, paradossalmente, Trump è alla Casa Bianca, ma rischia di impaludarsi nel complottismo di estabilishment, "servizi deviati" all'americana, e stampa quasi totalmente a disposizione (di tutti, tranne che di lui, salvo come si vede, qualche esempio di lucidità e onestà): il loro obiettivo è di espellere questo corpo estraneo dal sistema, come un cancro curabile e operabile.
      Basteranno al quarantacinquesimo President i suoi tweet al vetriolo? Non credo, anzi mi pare, a questo punto, alquanto patetico; ma cosa fa, il "chief strategist" Bannon, oltre che difendere se stesso dalle accuse di teorico della supremazia bianca?
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