19:44 15 Agosto 2020
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Il futuro della Siria passa per Astana in Kazakistan, dove i colloqui promossi da Russia, Turchia e Iran hanno portato a dei risultati tangibili. Rappresentanti di Assad e delle opposizioni armate allo stesso tavolo, ad Astana i primi passi verso la pace in Siria.

I colloqui di Astana, pur tenendo conto delle diverse incognite, promettono bene e stabiliscono almeno due risultati fondamentali. Russia, Iran e Turchia hanno siglato un accordo per monitorare il cessate il fuoco in Siria, inoltre la Russia ha presentato una bozza di Costituzione che garantisce la sovranità e l'integrità della Siria come Stato multietnico e multiconfessionale.

Tirando le somme dei colloqui di Astana non mancano di certo dei dubbi, che riguardano l'assenza di grandi attori ai negoziati, fra cui gli Stati Uniti, e l'irrisolto problema curdo. Rimane il fatto che ad Astana si è creata una base per i futuri colloqui dell'8 febbraio di Ginevra ed è sorta all'orizzonte la possibilità di una soluzione politica della crisi siriana. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Michela Mercuri, docente di storia contemporanea dei Paesi Mediterranei all'Università di Macerata.

Michela Mercuri
© Foto : fornita da Michela Mercuri
Michela Mercuri

— Michela, ad Astana si sono raggiunti dei passi importanti secondo te verso la soluzione della crisi siriana?

— Dipende dal punto di vista, se vogliamo guardare il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Sicuramente sono stati raggiunti alcuni fattori molto positivi. Innanzitutto sono stati messi sullo stesso tavolo i rappresentanti del regime di Assad, le opposizioni e i ribelli armati, circa 12 gruppi armati siriani. Questo è un importante passo avanti.

A livello militare la Russia, la Turchia e l'Iran hanno siglato un accordo trilaterale per il monitoraggio del cessate il fuoco raggiunto il 30 dicembre scorso. Da un punto di vista militare è indubbiamente un passo importante. Ci sono però anche delle incognite che ci fanno guardare il bicchiere mezzo vuoto per certi versi e che possono essere implementate l'8 febbraio a Ginevra. In primo luogo non hanno partecipato alcuni attori come l'Arabia Saudita, che ha avuto un ruolo nevralgico nella crisi siriana. Ci sono stati altri grandi assenti come i curdi, però Lavrov ha invitato a Mosca alcuni rappresentanti anche dei curdi, quindi è un altro passo importante verso un accordo più ampio a Ginevra.

— Quali sono a tuo avviso gli ostacoli maggiori per risolvere la crisi siriana, anche in vista dei prossimi negoziati dell'8 febbraio?

— Io ho parlato di attori assenti come l'Arabia Saudita e di monarchie del Golfo in generale, però gli Stati Uniti sono stati invitati soltanto come osservatori, ai colloqui era presente l'Ambasciatore americano in Kazakistan. Bisognerà tener conto a Ginevra quindi quale sarà il parere e il ruolo degli Stati Uniti.

Grande assente è anche la società civile siriana. Sono state invitate le opposizioni, ma c'è tutta una popolazione che forse non si riconosce in queste opposizioni, come probabilmente non si riconosce in pieno con Assad.

Un'altra grande incognita è dovuta al sistema di alleanze: la Russia ha assunto il ruolo di mediatore diplomatico di grande rilievo, è riuscita a far dialogare addirittura la Turchia e l'Iran allo stesso tavolo. In ottica futura però dobbiamo considerare che la Turchia e l'Iran hanno dei punti di vista molto diversi su quello che è il loro interesse egemonico in Siria, potrebbero quindi in seguito sorgere ulteriori problematiche. Ovviamente è importante anche il problema dei curdi, di cui si dovrà tener conto, ci sono 50 mila combattenti curdi che hanno preso parte alle varie offensive, specialmente quelle di Raqqa.

— Uno dei grandi assenti al tavolo erano gli Stati Uniti. Secondo te Washington potrebbe unirsi finalmente a Mosca come ha promesso Trump nella lotta contro il terrorismo?

— Trump fin dall'inizio ha dichiarato una maggiore convergenza con Putin nei vari teatri operativi nel Nord Africa e in Medioriente, compresa quindi la Siria. Questo potrebbe comportare un'alleanza per la lotta al terrorismo e soprattutto la lotta allo Stato Islamico in Siria. In parte l'abbiamo già visto, si è parlato di bombardamenti congiunti. Contro lo Stato Islamico non ci sono dubbi su una maggiore cooperazione fra Trump e Putin.

Trump in campagna elettorale ha anche parlato però di America First, di un maggiore isolazionismo americano, della fine della famosa Pax Americana, che in qualche modo anche Obama aveva portato avanti. Tutto ciò potrebbe comportare un maggiore ruolo della Russia e ad un disimpegno di Trump.

Un dubbio sull'alleanza fra Washington e Mosca è che Putin ha degli alleati importanti in Siria, fra cui Hezbollah e l'Iran, Trump ha dichiarato che vuole ritirarsi dall'accordo sul nucleare iraniano. Dovremo aspettare per vedere quanto questa convergenza, che sicuramente ci sarà, potrà essere veramente intensa ed efficace.

— Quali scenari futuri si possono attendere in Siria a tuo avviso?

— La situazione è molto difficile, finora si erano raggiunti soltanto accordi militari di tregue che non hanno ben funzionato. Questo fino ad Astana, dove si è trattata una tregua che promette di essere molto più stabile.

La Russia ha presentato una bozza di Costituzione che presenta diversi aspetti importanti. Questa bozza non è stata approvata da Alloush, capo della delegazione dei ribelli, ma non è stata neanche rigettata. In diplomazia a volte è più importante il non detto che il detto. La Costituzione presentata ha un aspetto chiave: nel documento si stabilisce che la Siria sarà e dovrà rimanere un Paese multietnico e multiconfessionale. Questo significa che ci potrà essere uno State building politico per la Siria soltanto se si rispetteranno le varie etnie e culture presenti all'interno del Paese: sciiti, sunniti, curdi.

Presumibilmente si potrebbe tornare anche ad una Siria unita, ma con una maggiore attenzione e rispetto costituzionalmente riconosciuti e tutelati dei vari gruppi presenti. Questo porterà ad una maggiore stabilità e convivenza. Da qui si potrà partire per una ristabilizzazione del Paese, cercando di riparare anche gli errori fatti in epoca coloniale, rispettando le varie etnie sul territorio, curdi compresi. Così probabilmente si risolverebbe il problema curdo, una delle maggiori incognite nel processo di pace siriano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Costituzione, crisi in Siria, Donald Trump, USA, Iran, Turchia, Russia, Siria, Astana
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