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    E’ tutta colpa degli “hacker russi”. Toronto Star ridicolizza paranoia dell’Occidente

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    Il colonnista del quotidiano canadese Toronto Star Vinay Menon ha ridicolizzato la paranoia degli “hacker russi”. A suo parere, se il panico degli "attacchi informatici" continuerà, sarà possibile spiegare qualsiasi tipo di malfunzionamento degli elettrodomestici con le buffonate degli hacker.

    L'autore dell'articolo nota ironicamente che se un uomo fa ritardo al lavoro non si può escludere che sia colpa degli "hacker russi: prima di tutto hanno spento la sveglia e poi hanno hackerato tutti i semafori sulla strada. Agli attacchi hacker russi "può essere attribuito in generale qualsiasi cosa": il debito residuo sul mutuo, la cancellazione accidentale del video di nozze o anche che ci si è completamente dimenticati di augurare l'anniversario alla prozia.

    "In futuro si potrà scaricare tutto sugli hacker russi e nessuno: né i capi, né i creditori, né i coniugi, né la famiglia ne gli amici saprà mai la verità" predice il giornalista.

    Anche se non vi crederanno ditegli dei trucchi degli hacker raccomanda Menon.

    "Vedo che sei arrabbiata. Questo è quello che vogliono. Non dobbiamo permettere a loro di entrare nei nostri sentimenti. Prima devo scoprire come l'immagine fotoshoppata sia apparsa nel mio telefono. Sì, la testa è mia. Ma il corpo non è il mio. Lo giuro su Dio, ho perso la vostra rimpatriata non perché sono andato a giocare a Blackjack a Las Vegas" ironizza l'autore.

    Secondo lui, "la minaccia informatica" non è solo una paranoia. "O ancora in paranoia" si corregge il giornalista. "Perché il mio gatto mi guarda in quel modo quando dormo? Che succede? Perché scrivo questo articolo? O dietro di me c'è un "trojan" che introduce le idee nella mente di persone?… Rimuovere le sanzioni" scherza Menon, facendo finta di essere hackerato.

    Inoltre incoraggia i lettori a coprire la fotocamera e a disattivare l'assistente vocale del computer portatile. "Vegliano su di noi. Ci ascoltano" ironizza l'autore dell'articolo. Secondo lui, non ci si può fidare neanche di Siri.

    "Ho chiesto a Siri di dire qualcosa di russo, e lei ha gentilmente risposto: "conosco un sacco di lingue". Ovvio che anche lei è una loro spia", scrive Menon.

    Questo non impedisce all'autore di fare alcuni esempi che illustrano la portata dell'"ingerenza russa". Così, la scorsa settimana in rete è apparso il finale della serie tv britannica "Sherlock" col doppiaggio russo. "Sono arrivati fino ad Holmes", si lamenta il giornalista.

    In precedenza, il 12 gennaio, il discorso del deputato democratico Maxine Waters su canale C-Span è stato interrotto dalla diretta di RT, ricorda l'autore dell'articolo. "I rappresentanti di C-Span hanno dichiarato che si è verificato un guasto tecnico. Beh, certo. Un "crash" è avvenuto lo stesso giorno: il giornalista del Washington Post David Ignatius, stava parlando alla trasmissione di Hardball di MSNBC, e la trasmissione si è "bloccata" incredibilmente sulla parola… Indovinate quale? Russia. Russia-Russia-Russia-Russia-Russia", continua Menon.

    Egli osserva ironicamente che "gli hacker russi" sono capaci di tutto: sono capaci di far litigare le celebrità, per deviare l'edizione finale dello show "The Bachelor" o di creare un dossier su Alec Baldwin, e tutto questo solo per discutere su chi c'è dietro questi lanci.

    Per riassumere l'autore dell'articolo riprende un tono serio. "Non possiamo dire di trovarci nel secolo della verità. Ma se a voi già sembra che siamo già impantanati nella palude della disinformazione e dell'incertezza, immaginate che succederà quando ci abitueremo a dare la colpa agli "hacker russi", scrive.

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