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    Il Giappone: pioniere delle politiche per una società che invecchia

    © AFP 2017/ TORU YAMANAKA
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    La crescita della popolazione in età di lavoro in tutto il mondo sta rallentando: solo l'1% contro il 1,6% di crescita media annua nel corso degli ultimi 20 anni. Ciò comporta non solo il carico demografico: la crescita progressiva dei pensionati e bambini in relazione ai lavoratori, ma anche per l'invecchiamento della forza lavoro stessa.

    La quota dei dipendenti tra 55 e i 64 anni nel mondo, dall'attuale 13% aumenterà nei prossimi dieci anni del 15%, mentre negli Stati Uniti, nell'area euro, in Giappone, in Cina e in Regno Unito, le più grandi economie per i quali il problema di invecchiamento è più acuto, crescerà dal  17 al 21% ritengono gli analisti della Morgan Stanley.

    La combinazione di tre fattori, l'aspettativa di vita, la popolazione anziana e il ritmo di invecchiamento della società, ha portato il Giappone ad essere pioniere nell'ambito di politiche per una società che sta invecchiando. Grazie ad una medicina avanzata e alla bassa natalità, l'aspettativa media di è in continua crescita, ma la popolazione è inesorabilmente in declino, così come la quota di popolazione in età lavorativa, la quale paga le tasse. Inoltre cresce il numero di anziani, che necessitano di cure sociali e forniture di bilancio supplementari. Nel 2016 il numero di giapponesi, con una età superiore ai 65 anni, è pari al 27% della popolazione. È un record assoluto nella storia del paese. Se la tendenza continuerà, in pochi decenni, il numero di anziani giapponesi potrebbe ammontare a circa il 40% della popolazione del paese, e il mercato perderà circa 8,5 milioni di lavoratori.

    Tuttavia, per i giapponesi, la vecchiaia potrebbe ridursi per altri 10 anni, se il governo e la società sosterranno la proposta della locale comunità di anziani di spostare la soglia di vecchiaia formale dagli attuali 65 a 75 anni. Secondo i gerontologi giapponesi oggi in Giappone gli anziani sono biologicamente più giovani di circa 5-10 anni. Ma più importante è il fatto che non sono solo biologicamente più giovani, ma anche psicologicamente. Infatti gli anziani giapponesi di oggi a 65 anni sono pronti a continuare una vita lavorativa attiva. "Nella situazione di contrazione del numero di giovani lavoratori, se cambiamo la consapevolezza di noi stessi, cioè, delle persone che sono considerate più anziane, riusciremo a sostenere la nostra società" ha detto uno degli autori dell'idea, il professore dell'Università di Tokyo Outi Yasuei.

    Il mercato ha già reagito alla situazione. Ad esempio, una società che produce cuscinetti, la Isoda Metal Co sta permettendo ai propri dipendenti di continuare a lavorare oltre l'età pensionabile. L'azienda fornisce parti di ricambio per navi e sottomarini delle forze di difesa del Giappone e della Guardia Costiera. La dirigenza firma volentieri contratti annuali di lavoro con dipendenti di età superiore ai 65 anni, e l'azienda ora ne ha circa un quarto del totale all'attivo. Un altro esempio è un produttore di lamiere di acciaio, la società Kato Mfg. I dipendenti anziani lavorano nei fine settimana e nei giorni festivi, che permette all'azienda di non interrompere mai la produzione. Il numero di aziende in diversi settori che assumono persone con più di 65 anni al lavoro in Giappone, stanno aumentando sempre di più.

    Il problema principale della carenza di manodopera (e non solo in Giappone) è nell'agricoltura. Secondo i dati ufficiali, nel 2015 dei più di 2 milioni di persone occupate nel settore agroalimentare, oltre il 6o% erano persone di età superiore ai 65 anni. A questo proposito, il governo Giapponese sta valutando la capacità di attrarre stranieri qualificati nel settore agricolo in speciali aree economiche nelle prefetture di Akita, Aiti, Ibaraki e Nagasaki. I candidati devono possedere conoscenze in materia di agricoltura e devono essere in grado di comunicare in lingua giapponese. Mentre il governo sta discutendo i dettagli del nuovo sistema, gli esperti dubitano, che con tali criteri di selezione il Giappone riuscirà ad attrarre un numero significativo di manodopera straniera, soprattutto in agricoltura.

    Non è il primo anno che si discute di attrarre forza lavoro straniera in Giappone. Il Premier Shinzo Abe ancora non conta sui lavoratori stranieri, ma spera di poter aumentare la fertilità e il coinvolgimento nel lavoro delle donne e degli anziani. Il collega di partito di Abe, il noto politico Taro Kono un paio di anni fa, propose al governo di elaborare una completa politica di immigrazione, dicendo: "Anche se il tasso di natalità nel nostro paese dovesse magicamente aumentare domani, servirebbero ancora 20 anni per far crescere questi bambini…"

    Tuttavia, per i lavoratori altamente qualificati stranieri si valuta l'istituzione di condizioni particolari. Secondo la normativa vigente uno straniero altamente qualificato, può presentare domanda per la residenza permanente dopo 5 anni di residenza in Giappone, il che è 2 volte più veloce rispetto ai normali immigrati. Ora, secondo il portavoce ufficiale del ministero della giustizia del Giappone, il governo sta valutando la possibilità di ridurre tale termine a 3 anni o anche prima, a un anno, per creare uno dei più veloci sistemi di emissione di "carte verdi" per i professionisti di alto livello. Si presume che questi cambiamenti nella legislazione saranno inseriti entro la fine di marzo del 2017.

    Un altro metodo per compensare la carenza di manodopera è la robotica e l'automazione, ma è già un tema a parte.

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    Tags:
    Società, pensione, Lavoro, Anziani, invecchiamento popolazione, governo, Shinzo Abe, Giappone
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