00:26 26 Aprile 2017
    Donald Trump

    Le lotte politiche interne non favoriscono la grandezza USA

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    La polemica tra Mosca e Washington per l'intervento presunto della Russia nelle elezioni presidenziali americane continua. Il portavoce del presidente Dmitrij Peskov ha richiamato l'attenzione sul fatto che nessuna prova nel rapporto dell'intelligence americana è stata presentata.

    "Non c'è assolutamente niente, nessuna accusa è sostenuta, sono accuse che sembrano amatoriali ed emotive, il che probabilmente è imputabile al lavoro altamente professionale dei servizi di sicurezza".

    Il dipartimento di Stato americano, per bocca del suo rappresentante ufficiale, John Kirby, ha spiegato la mancanza di prove nel rapporto sugli "hacker russi" è desiderio dell'intelligence degli Stati Uniti mantenere segrete le sue fonti di informazione e metodi di lavoro. Nel frattempo gli avversari di Trump rafforzano l'atmosfera di sospetto.

    "Donald Trump è il presidente americano di Putin, è chiaramente una sua scelta e, forse, il suo frutto" scrive l'editorialista del NYTimes Charles M. Blow. L'autore esprime i suoi motivi: "signor Trump, la sua vittoria è alterata, la sua legittimità è in questione". Ma supponendo che sia così, si scopre che i democratici hanno lasciato a Trump una cattiva eredità, uno Stato in cui è possibile cambiare l'opinione pubblica e influenzare l'esito delle elezioni presidenziali ed è possibile che lo faccia un altro paese con l'aiuto di hacker. Tali conclusioni, a quanto pare, stanno cercando di evitarle nel rapporto dell'intelligence americana, che si giustifica così.

    "Abbiamo effettuato una valutazione dell'impatto che hanno avuto i russi sul risultato delle elezioni del 2016. La comunità di intelligence americana è stata incaricata di effettuare il monitoraggio e la valutazione delle intenzioni, delle opportunità e delle azioni degli attori; non analizzare i processi politici negli Stati Uniti o l'opinione pubblica americana".

    Il prossimo confronto politico inizierà quando si parlerà di nomine al Congresso del presidente eletto e cariche pubbliche. Per i democratici c'è la possibilità di critica delle promesse elettorali di Trump e della sua politica personale. Nulla fa presagire che dopo l'inaugurazione, prevista per il 20 gennaio, per Trump comincerà una vita tranquilla. Ma i democratici non pensano che continui attacchi alla politica di Trump indeboliscono non solo la sua posizione, ma anche l'influenza degli USA all'estero.

    La disuguaglianza sociale americana, vale a dire di gran parte della popolazione, ha portato alla vittoria di Trump, insieme a politiche di scissione tra i suoi sostenitori e avversari, ma anche all'opposizione del nuovo presidente contro i media, gli intellettuali, le minoranze. Non è chiara la risposta del mondo del business, come ad esempio, quella delle aziende automobilistiche, legate alla politica della globalizzazione, che critica Trump. Tutti questi fattori di instabilità si trovano nel campo visivo come alleati e concorrenti degli USA, insieme a Russia, Cina, Unione Europea, Giappone. Chi risponde a Trump attaccando la sua legittimità di presidente, compensa una debolezza già generata da un permanente conflitto domestico e questa situazione non aggiunge stabilità gli affari internazionali. Anzi.

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