16:10 28 Aprile 2017
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    Ex direttore CIA smonta dossier su cyber attacchi russi: “c'è di tutto eccetto le prove”

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    Le formulazioni del rapporto dell'intelligence americana indicano che i servizi segreti non hanno alcuna prova sostanziale che collega la Russia agli "attacchi hacker" avvenuti negli Stati Uniti, ritiene l'ex funzionario della CIA Philip Giraldi.

    In un articolo per The American Conservative, ha osservato che la maggior parte delle "scoperte" si basano solo su profonde critiche ai media controllati dallo Stato russo, tra cui RT, che complessivamente non lavorano peggio di molti altri mezzi d'informazione occidentali.

    "E' stato pubblicato venerdì scorso rapporto a lungo atteso sulla presunta regia russa e sul funzionamento degli attacchi hacker durante la campagna elettorale delle recenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti. E' possibile che il presidente Obama, le agenzie di intelligence e il Congresso sperino di aver portato le prove per stringere il cerchio sulla Russia. Se lo pensano, è invano. Mosca e Vladimir Putin possono essere colpevoli come non esserlo.

    Ma per la piccola quantità di prove presentate dalla Casa Bianca e dalla National Intelligence, emerge che coloro che hanno il compito di proteggere la nazione hanno servito molto male il popolo americano.

    Per essere onesti mi aspettavo che il dossier, che avrebbe dovuto mettere "l'ultima parola" sull'hackeraggio russo, sarebbe stato molto più serio, anche per confutare le critiche. Sette pagine, quasi la metà del rapporto, sono state dedicate a Russia Today, un network televisivo di stato (confesso di intervenire frequentemente nelle sue trasmissioni). Ci sono anche diverse pagine di grafici e una spiegazione dettagliata dei metodi e dei termini analitici utilizzati, pertanto i contenuti risultano essere solo una piccola parte della relazione.

    Una strana supposizione, ideata per sminuire la copertura degli eventi di RT e Sputnik, risulta che i media controllati dallo Stato russo "regolarmente hanno sostenuto che i media americani di primo piano, al servizio di una struttura politica corrotta, non sono obbiettivi nei riguardi di Trump".

    Io e molti altri americani abbiamo pensato che proprio così stanno le cose, forse per questo Trump ha vinto le elezioni. Un'altra "prova" presentata nel rapporto sostiene che i media russi hanno messo costantemente in cattiva luce la Clinton. Non si menziona nel rapporto che la Clinton stessa ha sempre risposto negativamente sulla Russia ed ha cercato di associare il malvagio Putin con Trump.

    La prima conclusione afferma: "Crediamo che il presidente russo Vladimir Putin abbia dato l'ordine di lanciare una campagna per influenzare le elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2016". Questo è l'affermazione più debole, si basa sul fatto che Putin, in qualità di capo di Stato, conosceva ed aveva approvato la campagna. Ma l'intelligence degli Stati Uniti non ha accesso alla corrispondenza personale e ai documenti di Putin, pertanto non è certo se ha dato personalmente l'ordine di influenzare la campagna elettorale.

    Se l'intelligence avesse avuto delle prove inconfutabili, il testo avrebbe avuto la seguente formulazione: "Esistono prove concrete, secondo cui…" invece c'è scritto "crediamo", e questa è una parola-trappola, che indica che la conclusione non si basa su prove solide.

    La seconda conclusione: "L'obiettivo russo era quello di minare la fiducia dell'opinione pubblica nel processo democratico." Anche questa affermazione è preceduta dall'espressione "crediamo": anche qui sono solo speculazioni, a meno che l'intelligence non abbia un documento indicante che queste intenzioni fossero state effettivamente formulate utilizzando le stesse parole.

    La terza conclusione: "Putin e il governo russo hanno chiaramente favorito l'elezione di Trump alla presidenza, screditandola nei limiti del possibile e mettendola in cattiva luce nel confronto." Anche qui c'è un altro "crediamo".

    Molte speculazioni ed ipotesi spesso grezze sulla base di informazioni frammentarie non possono fungere da buona base per la politica estera nei confronti di una forte potenza straniera con grandi arsenali nucleari e mezzi di consegna nella forma di missili balistici."

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    Tags:
    hacker, Politica Internazionale, Presidenziali USA 2016, cyberattacchi, Servizi segreti USA, Cremlino, Sputnik, CIA, mass media, RT, Philip Giraldi, Donald Trump, Hillary Clinton, Vladimir Putin, Barack Obama, USA, Russia
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