21:06 21 Maggio 2019
Aleppo

The Guardian: in Medio Oriente oramai comanda la Russia

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Contrariamente alle previsioni dei leader occidentali, la Russia si avvicina al nuovo anno come uno dei principali attori della scena internazionale, scrive il Guardian.

In precedenza il Ministro degli esteri inglese Boris Johnson aveva definito il presidente russo Vladimir Putin "emarginato internazionale", mentre il presidente Obama aveva detto che la Siria avrebbe risucchiato Mosca in un "un pantano". Ma l'accordo della "Troika" Russia, Iran e Turchia per il cessate il fuoco in Siria mostra il fallimento di queste previsioni e ha dimostrato che in Medio Oriente comanda la Russia, e non l'America, nota editorialista Patrick Wintour.

Molti giustamente hanno fatto notare che, a giudicare dalle ultime esperienze, la tregua in Siria è instabile e non porta a negoziati di pace, sottolinea Wintour. Non di meno, la Russia e la Turchia sono una base favorevole per le iniziative di pace. In questa situazione, si combinano quattro fattori chiave: la popolazione siriana è stanca della guerra, c'è un cambiamento decisivo nell'equilibrio militare e i ruoli degli attori principali e delle alleanze diplomatiche sono cambiati.

Il bilancio militare delle forze in campo è cambiato dopo la sconfitta dei militanti ad Aleppo est ritiene il giornalista. L'elezione di Donald Trump inoltre cambia l'equilibrio diplomatico: infatti è più probabile che il nuovo presidente supporterà Bashar al-Assad piuttosto che i militanti. Inoltre il più grande oppositore del regime siriano, la Turchia, ha deciso di sostenere la Russia.

I militanti in questa situazione dovranno fare affidamento solo sulle proprie forze e sui paesi del golfo Persico, il che non promette loro grandi prospettive, perché l'Arabia Saudita, dopo aver conosciuto il prezzo della guerra in Yemen, non interverrà militarmente senza il supporto USA.

La Russia a sua volta riceve aperture diplomatiche ed economiche da parte degli alleati tradizionali degli Stati Uniti nella regione, ad esempio il Qatar sta investendo in azioni "Rosneft", nonostante il fatto che la società russa sia stata sanzionata dagli Stati Uniti e l'Europa.

"L'Egitto è pronto ad aprire una nuova pagina nei rapporti con Mosca. In questo modo, molti vecchi ostacoli sulla strada verso la pace scompaiono", sottolinea l'analista.

Tuttavia, questo non significa che per la Russia sarà facile porre fine ad un conflitto civile talmente complesso, suggerisce l'editorialista. Ma ci sono molti ostacoli da superare. Ad esempio, la Turchia continua ad insistere sulle dimissioni del presidente siriano, e di conseguenza, Mosca dovrà trovare una formula per i negoziati, nella quale la decisione sul destino di Assad potrebbe essere ritardata. Inoltre, i negoziatori devono ancora determinare quali gruppi di combattenti dovranno essere invitati al tavolo dei negoziati, e se sarà possibile invitare l'Arabia Saudita, che è in contrasto con l'Iran.

Patrick Wintour ipotizza uno scenario: Mosca offrirà al presidente turco Erdogan di opporsi alla Federazione dei curdi nel nord della Siria, in cambio delle truppe governative di Aleppo. Gli stessi curdi molto probabilmente non verranno chiamati al tavolo dei negoziati, e loro, come alleati degli Stati Uniti, capiranno che Obama parla molto meglio di come ricostruire la pace, piuttosto che metterla in pratica. Dopo

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Tags:
Guerra, conflitto, equilibrio, potere, Guerra in Siria, Donald Trump, Barack Obama, Vladimir Putin, Boris Johnson, Medio Oriente
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