02:48 22 Aprile 2021
Mondo
URL abbreviato
2190
Seguici su

L’attrice boliviana Carla Ortiz durante le riprese della guerra in Siria, ha raccontato a Sputnik dell’incoerenza della copertura mediatica occidentale degli eventi nel conflitto.

"Io mi trovavo in mezzo agli scontri e non ho visto traccia della stampa occidentale nelle zone di conflitto in Siria".

Carla Ortiz è una famosa attrice boliviana. Ha partecipato alle riprese di un documentario sulla guerra siriana, e a marzo 2016 è andata in Siria. Dopo 8 mesi la donna è tornata nel suo paese e la sua percezione del mondo non è più la stessa.

L'attrice ha viaggiato per il 75% della Siria, nelle regioni difese dalle forze governative, nelle zone liberate e in alcune zone sotto il controllo dei ribelli. Ha avuto modo di interagire sia con l'opposizione che con i "neutrali" e le forze governative.

Negli ultimi giorni del viaggio la sua equipe ha di nuovo visitato Aleppo per fare una copia dei materiali perduti, e sono arrivati pochi giorni dopo la liberazione della città.

"Ad Aleppo si sentono esplosioni ogni 30 secondi. Costantemente. Venendo qui, uno straniero è consapevole del fatto che sei anni in tali condizioni non possono essere definiti una vita decente" ha detto.

Il documentario "La Voce della Siria" di produzione boliviana, secondo la Ortiz, racconta l'esperienza della guerra" per bocca delle persone reali, dei cittadini." A giugno 2017, il film verrà pubblicato allo stesso tempo in Siria e Bolivia.

"L'errore dell'Occidente sta nel fatto che pensa che in Medio Oriente si viva un conflitto perenne, che sia un problema senza soluzione e che quindi non ci sarà mai la pace. Ci dimentichiamo che le grandi potenze combattono sempre per i propri interessi politici ed economici. Ciò ha portato al fatto che ci siamo allontanati da queste persone, iniziando a ritenerli "persone dimenticate da Dio."

Nel nostro disperato desiderio di aiutare ci fidiamo degli attivisti e delle organizzazioni per i diritti umani, che sostengono di essere nella zona del conflitto, e non sono in grado di trasmettere in modo affidabile come vivono i siriani. Contrariamente alla credenza popolare, in Siria l'opposizione moderata esiste. Queste sono le persone che all'inizio del conflitto hanno richiesto dalle riforme del governo, ma non le dimissioni del suo presidente.

Sembra che i media si siano costruiti da sé una propaganda che hanno cominciato a sostenere con buone o cattive intenzioni. Ma chi aveva buone intenzioni, perché non ha studiato il problema più a fondo? Sono stata molte volte in Siria, e non ho mai visto non un singolo dipendente dei media occidentali sui campi di battagli intrisi di sangue.

"Non ho mai visto nella mia vita i rappresentanti di media autorevoli nel paese vivere nelle stesse condizioni in cui sono vissuta io. Negli ultimi giorni in Siria i dipendenti di due grossi canali televisivi i quali erano bloccati nello stesso hotel dove sono rimasta io".

Su tutti e sei fronti della guerra siriana, i quali ho visitato, come quello per la liberazione della parte orientale di Aleppo non ho visto nessuno tranne Russia Today. Così come ci possono "illuminare" sulla guerra per la liberazione della città o dichiarare che "Aleppo è in fiamme", se non erano lì in quei giorni? Io mi sono trovata in uno scontro a fuoco e posso parlarne. E loro da dove prendono i loro reportage?

Queste cose non vengono coperte dai media influenti. Questi si concentrano solo sul conflitto armato, nel quale balenano vari riferimenti alla guerra civile, ma dimenticano di raccontare di tutte le bande straniere che destabilizzano il paese. Quando sono giunta a Palmira dopo la liberazione dallo Stato Islamico era una città fantasma. La gente per le strade raccontava di come venivano tagliate le gole con le lattine. I bambini raccontavano queste storie. Abbiamo commesso molti errori e abbiamo creduto a delle notizie senza controllare le loro fonti e abbiamo cominciato a ripeterle.

Il siriano è una persona laica e poliglotta che crede più nel rapporto tra le persone, piuttosto che nella religione. Gli estremisti stranieri infiltrati nel paese, sono stati in grado di distorcere l'immagine della Siria, e quindi non è nemmeno chiaro chi sia siriano. Qui ho visto cristiani fare amicizia con musulmani e sunniti, e questi ultimi con musulmani sciiti.

La prima cosa che accade quando ci si incontra con un siriano: si scusa con te per le condizioni in cui versa il suo paese. L'unica cosa che vogliono è la pace. Vogliono la fine della guerra. In questo piccolo paese ci sono 16 eserciti. Questa non è una guerra civile. Nei media dimenticano che nel Paese ci sono la Russia, l'Iran, gli Stati Uniti, la Turchia, l'Arabia Saudita, Francia, Regno Unito, così come 47 gruppi di insorti, dei quali circa 40 sono terroristi.

E' colpa nostra. Noi non ascoltiamo quello che vogliono i siriani. Ascoltiamo le testimonianze di siriani che hanno abbandonato il loro paese molti anni fa. Non nego che il presidente siriano abbia perseguitato delle persone, ma in sei anni tutto è cambiato notevolmente. Oggi, le persone sono diventate vittime del terrorismo e della guerra. I siriani vogliono fermare la distruzione del loro paese e l'uccisione dei loro figli.

Correlati:

Russia e Turchia d’accordo su piano di cessate il fuoco in Siria
Armi chimiche, Parigi e Londra vogliono sanzioni ONU contro la Siria
Siria, Lavrov a Kerry: con forniture armi da Usa nuovi spargimenti di sangue
Tags:
conflitto, Guerra, film, Opinione, Guerra in Siria, media, mass media, Siria
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook