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11:21 20 Luglio 2019
Sarajevo - Bosnia-Erzegovina

Jihadisti bosniaci tornano nei Balcani dalla Siria

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I politici croati e bosniaci continuano a discutere su quanti islamisti bosniaci potrebbero tornare dalla Siria.

La discussione è iniziata ai primi di dicembre, quando il presidente croato Kolinda Grabar-Kitarović ha dichiarato che "migliaia di jihadisti stanno tornando in Bosnia dalla Siria e dall'Iraq. Il Ministro della sicurezza della Bosnia-Erzegovina Dragan Mektic ha risposto dicendo che parlare di "migliaia" è una esagerazione. Egli ha dichiarato che dei 225 cittadini della Bosnia-Erzegovina che hanno combattuto sui fronti di Siria e Iraq, 115 sono ancora li, 65 sono stati uccisi e 45 sono tornati.

Nell'intervista con Sputnik l'esperto di terrorismo bosniaco Djevad Galijasevic dice che entrambe le parti parlano di cifre irreali.

"La Croazia ha dati precisi della quantità di jihadisti bosniaci, e questo vale sia per la guerra ' 90 che per la situazione attuale. Dragan Mektic volutamente minimizza il numero di jihadisti, poiché è sotto il controllo di un membro del presidium del Bosnia-Erzegovina, Bakir Izetbegovic" dice l'esperto.

Secondo i dati a disposizione del Galijasevic, ora nei fronti in Iraq, Siria, Afghanistan e Yemen stanno combattendo più di 360 cittadini della Bosnia-Erzegovina.

Non è chiaro perché Mektic parli di 115 persone, visto che nell'ultimo rapporto del consiglio politico dell'Europea Union Forces in Bosnia-Erzegovina viene riportata la cifra di 320 persone. La stessa cifra viene riportata nel rapporto dell'International Crisis Group. Io ritengo che potrebbero tornare in Bosnia circa 400 combattenti. I combattenti bosniaci partecipano esclusivamente nei gruppi terroristici di Al Qaeda e Fatah al-Sham. Inoltre ce ne sono altri 15 che prendono parte alle azioni di Jaish al-Fatah, che sono nella lista dei ricercati dell'Interpol", afferma il portavoce di "Sputnik".

Secondo Galijasevic il presidente croato ha tutti i rapporti dell'European Union Forces sulla Bosnia e i dati dei servizi segreti occidentali, i quali dovrebbero essere affidabili. L'esperto ritiene che sia consigliabile non fare affidamento su questi dati, perché alcuni paesi continuano a non condividere l'idea della trasformazione di "Dzhabhat Fatah al-Sham" in "opposizione moderata".

Commentando i legami di Izetbegovic e i "Fratelli Musulmani", Galijasevic osserva che i media hanno iniziato a scrivere di questo con un ritardo di "cinquant'anni".

E' una tradizione famigliare. Suo padre è Ali Izetbegovic (ex leader dei musulmani bosniaci) e sua sorella Sabina i quali al loro tempo hanno tradotto il libro Muhammad Qutb, fratello di Sayyid Qutb, il famoso teorico e sostenitore di "Fratelli Musulmani". Izetbegovic invitò nei Balcani Imad El-Misri (wahhabita e missionario islamico, giunto in Bosnia nel 1992 dall'Arabia Saudita per condurre una "guerra santa contro gli infedeli"). Questo membro dei "fratelli musulmani" prese parte ad un attentato terroristico a Luxor nel 1997 e per lungo tempo è stato detenuto in una prigione egiziana, ma adesso è in Bosnia col passaporto bosniaco. I funzionari più importanti "dei Fratelli musulmani in Siria" sono stati trasferiti in Bosnia.

Galijasevic ha espresso la speranza che le agenzie di intelligence americane riescano a prendere Izetbegovic, non solo a causa dei legami con i Fratelli Musulmani, ma anche a causa di possibili collegamenti con altri gruppi terroristici, che ora stanno combattendo in Siria.

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Tags:
Kolinda Grabar-Kitarović, Relazioni Internazionali, Politica Internazionale, Terrorismo, jihadisti, jihad, Jaish al-Fatah, Bosnia-Erzegovina
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