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00:24 23 Luglio 2019
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Terrorismo, il “populismo” della Commissione Europea sulla vendita di armi da fuoco

© flickr.com/ Robert Nelson
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Un anno dopo l'inizio dei negoziati sulla proposta della Commissione Europea per irrigidire le norme per l'acquisto di armi da fuoco, il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa hanno trovato un'intesa politica.

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato:

"abbiamo lavorato duramente su un accordo ambizioso, che riduce il rischio di sparatorie nelle scuole, nei campeggi estivi o di attacchi terroristici con armi da fuoco possedute legalmente".

Ma che cosa si intende per "armi possedute legalmente?" Il discorso riguarda in particolare le armi da collezione, da caccia e sportive.

Rodolphe Sanguinetti, presidente dell'associazione nazionale dei possessori di armi da caccia e sportive della Francia (Union nationale des propriétaires d'armes de chasse et de tir — UNPACT) ritiene che questo provvedimento violi la libertà:

"Ci hanno presentato alcune scuse che sono cambiate nel corso del tempo. In un primo momento si parlava di lotta contro il terrorismo, in quanto la proposta di modifica della direttiva da parte della Commissione Europea è arrivata dopo l'attacco terroristico al teatro Bataclan. Da un punto di vista giuridico non vi è alcuna connessione tra quello che la Commissione Europea vuole costringerci ad approvare e la direttiva che hanno promosso.

Ogni volta è la stessa cosa: si tratta di un pretesto, il solito pretesto: rinunciare a parte della propria libertà in cambio di un'ipotetica sicurezza.

In ogni caso, una volta che il meccanismo sarà avviato, non potrà essere fermato. Dal momento in cui decidiamo di avviare questo tipo di meccanismo stupido: uno scambio della libertà con la sicurezza in cui saremo privati di entrambi, come diceva Benjamin Franklin".

Secondo Pierre-Maxime Sarron, direttore dell'Istituto Mirabeau questa misura non serve nella lotta contro il terrorismo e la criminalità:

"Ci siamo sforzati di capire che cosa avesse in mente Alexis Alain, il relatore della direttiva, perché molte delle sue argomentazioni contro il terrorismo erano completamente infondate. Abbiamo ordinato uno studio sull'impatto di questa misura.

In generale l'Europa ha l'abitudine di studiare l'impatto delle modifiche legislative, ma in questo caso non sono state condotte ricerche.

Gli unici studi sono stati condotti dalla "Firearms United" e dall'Istituto Mirabeau. Abbiamo cercato di ottenere dati oggettivi da presentare a Bruxelles. A nostra disposizione avevamo gli studi dei ricercatori svedesi […], in cui si dimostra che non vi è alcuna relazione tra l'inasprimento della legislazione sul possesso legale di armi e la riduzione della criminalità e del terrorismo. Quindi resta ancora una domanda: che cosa ha in mente l'Europa? Circa un mese fa c'è stato un incontro a Bruxelles ed ho chiesto ad Alexis Alain: cosa rappresenta una legge senza studiarne l'impatto? È simbolica. Perché? Poiché in primo luogo è molto più facile prendersela con le persone che possiedono legalmente le armi che distruggere alla radice il problema. Rompere i canali del mercato nero è molto più difficile. Più facile prendersela con la gente che possiede legalmente un'arma. C'è la voglia di fare qualcosa, ma in realtà non si argina la criminalità. Questo è il primo punto. In secondo luogo, può essere più grave, la copertura dell'obiettivo di Alain a livello europeo, un po' la paura che per la gente possa essere relativamente facile avere accesso alle armi da fuoco. Perché? Penso che ci sia una risposta a questa domanda, in ogni caso, è facile immaginare quello che hanno in mente: possono aver paura di una guerra civile. Quello che abbiamo scoperto è che i tiratori sportivi commettono meno reati rispetto alla maggioranza della popolazione.

In ogni caso per acquistare armi da fuoco in Francia serve una fedina penale pulita, pertanto se la sono presa con gente onesta.

E' divertente: credono che l'opinione pubblica sia stupida e che i proprietari delle armi da fuoco siano stupidi: alla fine di tutto lo Stato non si fida dei suoi cittadini".

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Criminalità, Terrorismo, Legge, Armi, Società, Sicurezza, Legge, Consiglio d'Europa, Europarlamento, Commissione Europea, Alexis Alain, Jean-Claude Juncker, UE, Francia
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