10:52 15 Novembre 2019
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The Nation: i media americani sono sempre stati al soldo dei servizi segreti

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James Carden, ex dipendente del dipartimento di Stato, in un suo articolo su The Nation ha scritto che i media americani non hanno bisogno di fonti all’interno dei servizi segreti: possono scrivere tranquillamente a nome della CIA.

Cardin ricorda che nel 1977 il giornalista Carl Bernstein ha smascherato diversi giornalisti che collaboravano con la CIA  nell'operazione ‘Mockingbird' con il consenso delle principali testate. Mentre in passato i servizi segreti hanno dovuto pagare la collaborazione dei giornalisti, questi ultimi ora sono ben lieti di fare gratuitamente quello che gli viene chiesto: appoggiare la posizione dell'intelligence e attaccare coloro che osano sfidarla.

Il 9 dicembre il Washington Post ha pubblicato un pezzo che riporta le conclusioni della CIA sull'aiuto esterno russo che ha permesso a Donald Trump di vincere le elezioni presidenziali. Lo stesso giorno il New York Times rende nota la violazione dei server del Comitato nazionale del Partito Repubblicano. Queste notizie, liquidate in fretta da Trump come «sciocchezze», hanno dominato le prime pagine dei giornali negli ultimi giorni.

«La lotta tra Trump e la CIA potrebbe avere conseguenze storiche. Mai prima d'ora l'intelligence aveva mostrato tanta ostilità verso un presidente eletto. E mai prima d'ora un presidente aveva mostrato tanta poca deferenza verso la CIA», scrive Carden.

Egli ha aggiunto che in questa situazione i media dovrebbero piuttosto occuparsi di mostrare al pubblico più prove possibili, date le gravi conseguenze che un intervento straniero nelle elezioni avrebbe sulla democrazia americana.

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Tags:
Intelligence, politica, hacker, Media, servizi segreti, interferenza, CIA, Donald Trump, USA
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