17:52 22 Settembre 2020
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Il centro umanitario russo-serbo della città di Niš viene considerato dalla UE come “nido di spie”....Sappiamo che Bruxelles pretende da Belgrado la chiusura della struttura se la Serbia ambisce ad entrare nell'Unione Europea," - ha dichiarato in una recente intervista con Sputnik il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

A Niš il centro umanitario russo-serbo lavora da 4 anni: Washington e Bruxelles ritengono che sia un covo di spie militari. Nonostante sia ancora valido l'invito, quelli che lo bollano come centro di "minaccia alla sicurezza" si sono ancora recati in visita a Niš per vedere tutto con i propri occhi. I soccorritori che lavorano nel centro però non sono scioccati: non pensano alla politica, ma al loro lavoro.

Tra l'altro sul lavoro del cento c'è il silenzio assoluto.

Nessuno dei media occidentali riferisce notizie sulle centinaia di chilometri quadrati sminate dalle bombe generosamente scagliate dalla NATO, sull'assistenza per lo spegnimento degli incendi boschivi nel nord della Grecia e le inondazioni in Serbia e Bosnia, così come sulle cure offerte ai migranti diretti verso la Germania attraverso la "rotta balcanica".

Dopo la disgregazione della Jugoslavia è saltata la rete di protezione contro le emergenze. Pertanto i russi, i cui servizi di soccorso sono considerati tra i migliori al mondo, hanno inviato i loro specialisti nel sud della Serbia per rimettere ordine nei centri di soccorso nelle situazioni di emergenza in questa parte d'Europa.

Oltre a costosi mezzi tecnici di ultima generazione, la Russia ha condiviso con i soccorritori serbi la conoscenza. Duecento persone hanno seguito e completato corsi speciali in Russia, ricorda uno dei direttori del Centro Vyacheslav Vlasenko:

"In Russia sono stati selezionati i migliori istituiti del ministero delle Situazioni di Emergenza. Si tratta dell'Accademia della Protezione Civile e delle Università dei Vigili del Fuoco di Mosca e San Pietroburgo. Oltre alle lezioni di teoria in Russia, a Niš si svolge l'addestramento pratico. Sfruttiamo il potenziale delle nostre apparecchiature satellitari e video. I colleghi ascoltano le nostre lezioni a Niš ed i professori del Centro nazionale per la gestione delle crisi danno lezioni a Mosca".

Nel 2017 sono in programma 12 corsi per 200 soccorritori serbi. Per i cambiamenti climatici e il rapporto incurante dell'uomo con l'ambiente i corsi e gli addestramenti restano d'attualità in tutto il mondo. Si parlerà di tecnologie innovative per la soppressione degli incendi, del monitoraggio dallo spazio e dell'utilizzo dei sistemi satellitari in ambiente urbano.

I vigili del fuoco e soccorritori serbi effettueranno corsi per il soccorso nei fiumi di montagna e nei boschi e nelle operazioni per il soccorso nei disastri ferroviari, comprese le gallerie. Nel centro considerano tutto questo come un contributo per il futuro, perché in Serbia non ci sono specialisti per le operazioni di salvataggio nelle gallerie, mentre proprio ora si stanno rinnovando e costruendo nuove ferrovie ed è in programma la costruzione della metropolitana a Belgrado.

"Siamo un centro russo-serbo, ma allo stesso tempo siamo un centro regionale. Il prossimo maggio un gruppo di serbi si recherà nei corsi di formazione in Russia, affiancato da colleghi di Macedonia e Bosnia-Erzegovina, nonché molto probabilmente da soccorritori ungheresi, che sono molto interessati all'esperienza della Russia."

C'è interesse in altri Paesi, ma i rappresentanti del centro ne parlano con diffidenza, perché "la politica potrebbe rovinare l'eccellente cooperazione."

La cooperazione è necessaria. Recentemente nello spegnimento di un rogo boschivo in Israele hanno partecipato vigili del fuoco palestinesi, dal momento che, come evidenziato dal centro, "in caso di emergenza non ci sono religioni, nazionalità e opinioni politiche" che tengano, le difficoltà possono essere superate solo grazie a sforzi congiunti.

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Tags:
Russofobia, Cooperazione, Società, Occidente, Sicurezza, Ministero delle Situazioni di Emergenza, Unione Europea, Balcani, Serbia, UE, USA, Russia
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