16:24 27 Ottobre 2020
Mondo
URL abbreviato
160
Seguici su

Le autorità dell’Afghanistan dopo essersi consultate con degli archeologi dell’UNESCO hanno deciso di continuare il restauro del “piccolo Buddha”, una delle due statue giganti vicino l'ingresso di una grotta monastero buddista nella valle di Bamiyan. Lo ha comunicato l’agenzia "Pazhvok" citando il governatore di Bamiyan Muhammad Tahir Zahir.

La decisione è stata presa ad una conferenza internazionale a Monaco di Baviera convocata per procedere con i lavori di restauro. Ne hanno preso parte il governo Afghano, e una ventina di archeologi e restauratori tedeschi, sud coreani, giapponesi e italiani, più i rappresentati UNESCO.

Il governatore ha comunicato che all'incontro è stato deciso di ripristinare una delle due statue giganti: il "piccolo Buddha" alto "solo" 37 metri. Per la restaurazione verranno usati i frammenti conservati. Mentre la seconda nicchia dove c'era il "grande Buddha" resterà nella sua attuale situazione.

Oltre a questo verrà effettuato un lavoro di rinforzo delle pareti della nicchia del "grande Buddha" noto anche come il "Salsal Buddha" e di restauro anche di altri siti archeologici nella valle di Bamiyan.

Il "grande Buddha" era altro 55 metri mentre il "piccolo" 37 metri. Il "grande Buddha" era considerato come la più grande scultura al mondo di Sakyamuni.

Il governatore ha dichiarato che verranno prese ulteriori decisioni sul restauro il prossimo anno in Giappone.

Il governatore ha comunicato che fino ad ora in Afghanistan sono state tenute 13 riunioni di commissioni di esperti internazionali incaricati di esaminare lo stato del patrimonio culturale dell'Afghanistan e del suo recupero. Ma che non era stata ancora presa nessuna decisione sul destino dei Buddha della valle di Bamiyan. Questa decisione dunque ha un enorme valore per l'Afghanistan.

Secondo Mohammad Tahir Zahir, il restauro del monastero grotta aumenterà il numero dei turisti nazionali e stranieri nella valle.

Nel 2001 le due statue furono distrutte a cannonate dai Talebani i quali avevano preso il controllo della regione già dal 1998 nel quadro della campagna dall'allora leader talebano Mullah Muhammad Omar per combattere "l'idolatria", in base al quale non è stato solo distrutto il monastero, ma anche una collezione di antichità buddiste presso il Museo nazionale di Kabul.

La campagna, pubblicamente annunciata in anticipo, provocò una forte reazione nel mondo: dalle proteste, alle proposte commerciali.

In particolare uno dei più grandi musei del mondo, il Metropolitan Museum Of Art propose di trasferire i due Buddha all'interno delle sue sale.

Per quanto riguarda l'esperienza di trasferimento di grandi strutture architettoniche, l'UNESCO ha già partecipato a questo tipo di operazioni. Negli anni '60 durante la costruzione della centrale idroelettrica di Assuan in Egitto, l'allagamento delle acque del bacino avrebbe sommerso diversi templi dell'Alto Egitto, in particolare, un tempio grotta di Ramses XI ad Abu Simbel. Con la partecipazione dell'UNESCO e del governo egiziano è stata progettata e svolta con successo un'operazione unica con la quale il tempio è stato tagliato in blocchi, spostato in un posto più alto e poi ricostruito blocco per blocco.

Anche l'India e il Giappone si proposero per acquistare le statue.

La richiesta di non distruggere le statue giunsero anche il segretario ONU Kofi Annan e dall'UNESCO, e anche da alcuni paesi membri dell'Organizzazione della Conferenza Islamica, in particolare, dal Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi uniti, gli unici paesi che ufficialmente riconosciuto il governo dei talebani legale.

I media riferirono anche che a Kandahar giunse a negoziare una delegazione di studiosi tra le più grandi al mondo dell'università islamica di al-Azhar al Cairo.

I talebani rifiutarono tutte le proposte.

Dopo il 2001 in Afghanistan si è sempre discusso di un loro possibile restauro, ma i danni sono gravi, e i lineamenti delle statue sono poco visibili.

Nel 2002, sotto l'egida del governo dell'Afghanistan e dell'UNESCO, è stato formato un gruppo di lavoro di esperti, dedicato al recupero del patrimonio culturale dell'Afghanistan. Il gruppo coordina tutto il lavoro di restauro nel paese, tra cui, il monastero di Bamiyan. La sua composizione comprende, inoltre, il fondo fiduciario giapponese per la conservazione monastero di Bamiyan e l'università Tecnica di Monaco di Baviera.

I primi insediamenti umani nella valle di Bamiyan sono fatti risalire al I secolo d.C. Nel VII secolo la valle è diventata un importante centro regionale per la diffusione del buddhismo. Nel IV-VII secolo nelle rocce della valle fu scolpito un monastero grotta, composto da quasi 2.000 tunnel e scale decorati con dipinti e bassorilievi. Il monastero è stato notevolmente rovinato durante la guerra poiché le grotte sono state usate come bunker, e su di essi furono stati sparati dei colpi di artiglieria.

Bisogna notare che le sculture di Buddha vengono spesso definite "statue" mentre in realtà sono bassorilievi. Infatti le statue sono sculture a base circolare tridimensionali osservabili da qualsiasi angolo. Mentre le sculture dei Buddha erano incassate nella montagna che è stata scavata e scolpita per ricavarne delle immagini.

Correlati:

In Afghanistan create riproduzioni tridimensionali delle enormi statue del Buddha
La Russia compirà operazioni antiterrorismo in Afghanistan solo con il consenso di Kabul
Il “regalo americano” all'Afghanistan: boom di eroina e AIDS
In crescita il traffico di eroina tra Afghanistan e Russia
Tags:
Arte, Arte, statua, Restauro, Unesco, Afghanistan
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook