22:59 18 Giugno 2018
Militari dell'esercito della Libia

La flotta del Mediterraneo potrebbe far rotta verso la Libia

© REUTERS / Ismail Zitouny
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All’insaputa del pubblico a fine novembre si è recato a Mosca il comandante dell’apparato militare libico Khalifa Belqasim Haftar dove è stato ricevuto dal ministero degli Esteri, dal ministero della Difesa e dal Consiglio di sicurezza.

Come ha scoperto l'autorevole sito israeliano Debka.com (premiato nel 2002 dalla rivista "Forbes" come migliore pubblicazione del mondo specializzata in notizie d'intelligence e terrorismo internazionale in Medio Oriente), Haftar ha negoziato con la leadership politica russa l'intensificazione del sostegno alla Libia nella lotta contro il sedicente Stato islamico e nuove forniture di armi. Non solo. È stata anche discussa soprattutto la creazione in Libia di una base aerea e navale: la prima base russa in Nord Africa e la seconda nel Mediterraneo dopo quella di Hmeymim in Siria. Stando alle fonti, il luogo in cui dovrebbe sorgere la base è la città di Bengasi, la seconda città più grande della Libia dopo la capitale Tripoli.

La risposta di Mosca a Haftar rimane però un mistero, perfino per il sito debka.com. Ma il generale e il suo regime hanno bisogno di risposte positive. Sullo sfondo del caos che regna in Libia dal 2011, Tripoli guarda con crescente preoccupazione agli eventi in corso in Siria. Anche lì la situazione stava sfuggendo di mano a Bashar al-Assad, ma l'intervento decisivo dei militari russi è riuscito a cambiare le sorti del conflitto in pochi mesi.

Naturalmente, Haftar vorrebbe assistere ad una trasformazione radicale della propria patria. Per questo quasi subito dopo l'inizio dell'operazione aerea russa in Siria il generale si è attivato personalmente e attraverso i suoi rappresentanti per convincere il Cremlino a non limitare la lotta all'ISIS al solo territorio siriano.

Il forte aumento del numero di terroristi in Libia è stato confermato nel febbraio 2016 dai servizi d'intelligence americani e prosegue l'addestramento al combattimento dei nuovi gruppi radicali. Haftar e quel che resta delle forze armate libiche e della polizia sono impotenti di fronte alla minaccia incombente del terrorimo. Dal primo agosto, su richiesta del governo provvisorio, gli aerei della US Air Force di base in Italia conducono attacchi contro l'ISIS. Anche le forze speciali francesi si stanno occupando della questione. Ma il loro effetti sono limitati, e questo è diventato chiaro quanto a luglio i guerriglieri sono riusciti ad abbattere un elicottero francese.

Non sorprende quindi che nell'aprile 2015 il primo ministro libico provvisorio Abdullah al-Thani abbia improvvisamente dichiarato: "Vogliamo che la Russia, un grande stato, contribuisca al ripristino della stabilità e dell'autorità militare della Libia".

Nel settembre 2016 l'inviato speciale di Haftar, l'ambasciatore della Libia in Arabia Saudita Abdel Basset al-Badri, ha consegnato al rappresentante straordinario del presidente russo per il Medio Oriente e i paesi africani Mikhail Bogdanov la richiesta di entrare in una nuova guerra e avviare anche in Libia e un'operazione antiterrorismo contro i radicali islamici.

La reazione del Cremlino a questa richiesta non è stata resa pubblica. Ma non si esclude che possa avere a che fare con il misterioso e rischioso esperimento dell'Aeronautica militare russa del 16 e 17 novembre. In quei giorni, stando al quotidiano spagnolo Diario de Sevilla, un caccia russo Su-35, decollato probabilmente dalla zona di Kaliningrad, accompagnato da un aereo cisterna Il-78 ha sorvolato tutta l'Europa occidentale, dal Baltico fino a Gibilterra per poi tornare indietro.

Mikhail Bogdanov il 25 ottobre aveva dichiarato:

"Chiediamo a iracheni e libici: vi aggregherete alla lotta contro i terroristi sul nostro territorio? Noi diciamo: finora non abbiamo ricevuto da voi nessuna comunicazione ufficiale. Se peverranno, la nostra leadership li valuterà con la dovuta attenzione."

Come reagirà adesso il Cremlino alla proposta di Haftar?

Secondo il sito Debka.com, se Mosca deciderà di attaccare le posizioni dell'ISIS in Libia dalla base aerea siriana Hmeymim, gli aerei dovranno coprire una distanza di circa 1.500 chilometri attraverso lo spazio aereo dell'Egitto o sul Mediterraneo. Una distanza enorme per le incursioni regolari. Ma se bombardieri russi saranno trasferirsi nella zona di Bengasi, allora per Mosca sarà tutto più semplice.    

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Khalifa Haftar, Libia, Russia
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