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    Putin, Clinton e Trump

    “Gli USA si sono ridicolizzati da soli, la mano del Cremlino non c'entra nulla”

    © AFP 2017/ Kirill KUDRYAVTSEV
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    Le elezioni statunitensi si sono svolte tre settimane fa, ma i media locali continuano a parlare "dell'intervento russo" nel "processo democratico" dell'America, scrive l'editorialista del settimanale The Nation Katrina Vanden Heuvel in un articolo per il Washington Post.

    Il direttore della National Security Agency (NSA) Michael Rogers, commentando i risultati delle elezioni, ha parlato di "azioni consapevoli di uno Stato per raggiungere un obiettivo specifico", mentre la candidata dei Verdi Jill Stein ha ufficialmente chiesto alle autorità di ricontare i voti in Wisconsin, facendo riferimento alle segnalazioni di una possibile violazione nel sistema di voto da parte di hacker stranieri.

    Lo staff di Hillary Clinton è sulla stessa linea, nonostante un membro del pool di avvocati della candidata dei Democratici abbia dichiarato di non essere riuscito a trovare "prove sufficienti per intentare una causa" in merito alle irregolarità delle elezioni per le azioni di forze esterne.

    L'analista ha ricordato che anche nello stesso Washington Post è saltato fuori un articolo che lascia molti dubbi "sulla promozione della campagna di propaganda russa". Nell'articolo si afferma che Mosca ha "influenzato il corso delle elezioni negli Stati Uniti", ma la fonte di queste "rivelazioni" è un'organizzazione che rimane nell'anonimato e fa le sue conclusioni con una metodologia alquanto strana.

    Tuttavia, prosegue la Vanden Heuvel, se la Russia avesse realmente interferito nelle elezioni americane, quale sarebbe stato lo scopo di questa ingerenza? Vladimir Putin stesso, tra l'altro, lega questa ricostruzione ad una manifestazione di "isteria", mentre gli esperti di sicurezza informatica affermano che non ci sono prove evidenti della colpevolezza di Mosca.

    Per l'Economist "l'obiettivo principale del Cremlino" era quello di screditare le istituzioni democratiche: le elezioni, la libertà di espressione, così come infangare la reputazione di entrambi i candidati. Per i giornalisti del quotidiano britannico, "le motivazioni di Mosca" sono unite sotto la bandiera della strategia di "attacco alla reputazione del marchio."

    "Dal momento che usiamo un linguaggio da marketing per le elezioni democratiche, pensiamo anche a quello che sarebbe il ritorno sugli investimenti (ROI, Return On Investment) realizzato da Putin," — ironizza la Heuvel.

    In realtà entrambi i candidati hanno sfruttato il tempo loro concesso in televisione gratuitamente (dal valore di miliardi) e speso più di un miliardo di dollari per "indebolire l'avversario", principalmente con scandali. Donald Trump ha dichiarato che la campagna elettorale è stata "la più sporca" di sempre non per il presunto intervento di Mosca, ma per colpa dei candidati alla presidenza.

    "Solo i giornalisti, e non certo Putin, hanno deciso che il tema dei cambiamenti climatici catastrofici non meritava di essere menzionato nei dibattiti elettorali e che alle opinioni preoccupanti sulla politica estera della Clinton e di Trump si dovesse prestare meno attenzione che alle lettere di Hillary o ai discorsi irriverenti del repubblicano," — scrive la giornalista.

    Non prendetevela con Putin se il sistema elettorale della "più forte democrazia del mondo" si è ridicolizzato da solo.

    "Non serve nessuna azione di propaganda della Russia per capire che le elezioni statunitensi sono state vergognose. I leader di entrambi i partiti, se sono un pochino preoccupati per la situazione nel Paese, dovrebbero avviare la riforma del sistema elettorale e della legislazione. Non serve nessun hacker russo per screditare la libertà di stampa: i media americani lo fanno benissimo da soli, pubblicando articoli scadenti e superficiali," — sottolinea Katrina Vanden Heuvel.

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    hacker, Società, Presidenziali USA 2016, mass media, Donald Trump, Hillary Clinton, Vladimir Putin, USA, Russia
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