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04:33 26 Agosto 2019
Vladimir Putin

Libération: demonizzazione di Putin rinforza la sua popolarità

© Sputnik . Alexei Druzhinin
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Negli ultimi tempi in Occidente c’è stata una vera propria ondata di “Putinmania” causata non solo dalla propaganda russa, quanto più dal desiderio generale in Occidente di un leader forte, scrive Libération.

Spesso i sostenitori di Putin non sanno nulla su di lui e sul suo regime «autoritario», ma cominciano a sostenerlo, perché sono disgustati dalla demonizzazione del leader russo in Europa e negli Stati Uniti.

Tra Russia e Occidente si è sviluppata una nuova "guerra fredda" a causa della crisi ucraina e della seguente "annessione della Crimea" nel 2014, scrive Libération. Nel frattempo, in alcuni paesi occidentali e dell'ex Unione Sovietica, le forze filo-russe hanno cominciato a farsi strada verso il potere. Per grande piacere del Cremlino, il Regno Unito ha scelto la Brexit, gli olandesi hanno votato contro l'accordo di associazione tra UE e l'Ucraina, Donald Trump ha ottenuto le chiavi della Casa Bianca nelle elezioni presidenziali, in Moldavia e Bulgaria hanno vinto candidati a favore di legami più stretti con Mosca, e anche in Estonia dove prevale una sensazione di ostilità "verso gli ex invasori" ha ottenuto notevoli successi il partito di centro filorusso.

Qual è il ruolo di Vladimir Putin in tutte queste campagne elettorali: diretto o indiretto, reale o artificioso, si chiede Libération. E in che maniera egli è legato all'onda di "Putinmania" che ha investito l'Occidente? Secondo il direttore del Centro Carnegie di Mosca, Dmitry Trenin, il leader russo non ha alcuna capacità di influenzare l'esito delle elezioni in paesi come gli Stati Uniti o la Francia, ma attribuisce il suo successo in Occidente alla profonda crisi del sistema politico dei paesi sviluppati. Tuttavia, anche se non c'è evidenza di un intervento diretto della Russia nelle elezioni occidentali, il Cremlino ha un intero arsenale per proteggere i propri interessi e di influenzare l'opinione pubblica occidentale. Inoltre strumenti efficaci utilizzati da Mosca, come altri sponsor per i partiti di estrema destra, sono i finanziamenti dei media propagandistici russi.

Tuttavia, come nota l'analista Tatiana Jean, l'attuale situazione in realtà non cambia la strategia da "soft power" di Putin: la propaganda russa ha semplicemente trovato terreno fertile. Il rifiuto delle élite, leader deboli e media mainstream esistevano già nella società occidentale, e Putin gli ha solo rinforzati, scrive la testata. "Di Putin parlano poco, ma leggendo tra le righe sembra che l'Occidente sia in pericolo e stia marcendo da dentro mentre la Russia sembra ispirare fiducia, una potenza stabile e forte e garante dei valori tradizionali", sostiene l'autore del libro "La rete del Cremlino in Francia" Cecil Vessey. Il mondo sta cambiando e per Putin, che è sempre fermo sulle impostazioni del vecchio mondo, questo è vantaggioso. "Putin ha aiutato quell'elettorato che ammira la forza, le soluzioni chiare, rapide e ben definite, alla ricerca di capi carismatici, a sbarazzarsi di quella rigidezza del politically correct", riassume Tatiana Jean.

Oltre a ciò secondo le parole dell'esperto di cose russe Jean Robert Ravio, "la demonizzazione alla quale è esposto Putin in Occidente gli torna solo utile" scrive il Libération. Molti supportano il leader russo non perché abbiano un qualche atteggiamento positivo nei suoi confronti ma lo fanno in relazione alla demonizzazione fatta nei suoi confronti, pensa l'esperto. Risulta dunque che la maggior parte dei sostenitori di Putin sanno poco di lui: ma ammirano il suo desiderio di proteggere gli interessi del suo paese e del suo popolo e non sanno nulla della realtà del "regime autoritario instaurato dal lui in Russia". Ma per quanto egli possa aver torto, l'Europa deve comunque fare i conti con lui, perché in ogni caso nessuno può davvero opporsi, insiste l'ex Ministro degli esteri francese Hubert Vedrine. Putin non si è neanche spaventato in vista della recente risoluzione dell'Europarlamento che condanna la "propaganda russa", prendendolo, al contrario, come un vero e proprio complimento. In relazione a questo ha elogiato i giornalisti russi per il "lavoro produttivo e di talento", conclude Libération.

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