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    Le bandiere dell'UE e della Turchia

    Continueranno i negoziati per l’entrata della Turchia nell’UE?

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    I dirigenti dell’UE e il presidente Recep Tayyip Erdogan negli ultimi tempi mettono in dubbio sempre più spesso se continuare i colloqui di adesione della Turchia all'Unione europea alla luce della crescente critica indirizzata ad Ankara sullo stato della democrazia e dello stato dei diritti nel paese.

    La Commissione Europea ha pubblicato una relazione sull'applicazione della Turchia, che conclude che la situazione con lo stato di diritto, la libertà dei media e dei diritti umani si è deteriorata in modo significativo rispetto al 2015.

    Il 14 novembre 28 ministri degli esteri dei paesi membri dell'Unione Europea discuteranno il rapporto dell'Unione con la Turchia e l'eventuale decisione di sospendere i negoziati per la sua adesione. Il presidente Erdogan ha anche pubblicamente messo in discussione l'opportunità di proseguire le lunghe trattative con l'Unione europea.

    Il giornalista, esperto di relazioni UE-Turchia, Cengiz Aktar ha commentato per Sputnik il rapporto della Commissione Europea e le prospettive dei negoziati:

    "Le avventure europee" della Turchia durano già da molto tempo. Attualmente nel dossier dei negoziati sono aperti solo 16 capitoli. Nella storia dell'espansione dell'Unione non c'è mai stata così poca promozione per l'entrata di un nuovo paese come per la Turchia. Con gli altri candidati non è mai durato così a lungo e ora non si stanno vedendo dei progressi concreti. Sono stati aperti 16 capitoli, uno dei quali è stato successivamente chiuso. Il contenuto dei restanti 15 parla di due problemi principali: le politiche regionali e ambientali. Si richiede una politica regionale che soddisfi sostanzialmente i requisiti di base del movimento politico curdo. Se fosse realizzabile in Turchia, tutto si sarebbe mosso più velocemente, ma al momento sembra improbabile. Per quanto riguarda il secondo punto, la questione dell'ecologia, la Turchia si trova ad uno degli ultimi posti al mondo. Pertanto, il processo dei negoziati tra Bruxelles e Ankara, in realtà, è condotto solo sulla carta, e la situazione diventa sempre più irrealistica per entrambe le parti.

    "La Turchia è lungi dall'essere un paese che soddisfi in misura sufficiente i criteri politici di Copenaghen negli ultimi tre o quattro anni. La situazione è diventata disperata e assomiglia ad un circolo vizioso, e l'UE ne è ben consapevole. Ma vi è un dilemma. Esso deriva dal fatto che nella cultura politica europea è accettato di cercare fino all'ultimo minuto di continuare i negoziati. L'Europa non tende bruscamente recidere tutti i legami. Al contrario la Turchia è in grado di fare passi drastici nel processo politico. Così, qui siamo di fronte a due paradigmi di negoziazione opposti: uno turco, l'altro europeo".

    "Il progresso nei negoziati è regolato dal cosiddetto "documento quadro". Il principio di base, secondo il quale si può recedere dai negoziati è stato registrato lì: "nel caso la Turchia regolarmente viola il principio del rispetto per la libertà, la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto, la Commissione ha il diritto di propria iniziativa o su richiesta di uno stato terzo degli Stati membri proporre di sospendere i colloqui".

    Questa sarà la questione prioritaria all'ordine del giorno della riunione di novembre dei 14 ministri degli esteri dei paesi membri dell'Unione. Ma per molto tempo questa situazione non potrà durare. Infatti ulteriori trattative non sono state condotte. E' tempo di lasciare perdere la questione del rispetto dei criteri politici di Copenaghen per la Turchia, è già chiaro che il paese si trova su un percorso completamente diverso. Tuttavia, la Turchia, in quanto membro della NATO, continua ad essere un importante attore politico. Infatti adesso l'UE sta seriamente pensando a ciò che potrebbe accadere se a tutti i problemi che si stanno presentando in questo momento dovesse aggiungersi la questione russa.

    Secondo Akhtar, Ankara si considera un giocatore indispensabile, e l'UE non può fare a meno della sua collaborazione:

    "La leadership turca è consapevole di questo principalmente per quanto riguarda la crisi siriana, e più in particolare, per il problema dell'immigrazione. Questo è forse l'unico problema nella discussione dove Ankara può imporre condizioni l'Europa." Se non si concede l'esenzione del visto ai cittadini turchi, abbandoniamo l'attuazione dell'accordo sui rifugiati e li manderemo in Europa" Ma la questione della liberalizzazione dei visti per i cittadini della Turchia non sarà risolta. Questo è legato alle prossime elezioni presidenziali di aprile in Francia e alle elezioni parlamentari in Germania nel mese di settembre. Non c'è nessuna possibilità che vengano liberalizzati i visti per la Turchia in questo momento così delicato. In ogni caso, nel mese di dicembre, la parte turca si esprimerà su questo. Ankara ha stabilito l'ultimatum per una presa di posizione: il 31 dicembre. Questa data sarà cruciale per l'ulteriore sviluppo delle relazioni tra la Turchia e l'UE".

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    accordo UE-Turchia, Visto, Abolizione visti tra UE e Turchia, Unione Europea, Recep Erdogan, Turchia, Europa
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