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    Il “barile” artico: come la Russia sfrutterà le riserve di petrolio nella regione artica

    © Sputnik. Alexander Kovalyov
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    Sullo sfondo dell’incertezza riguardo la decisione dell'OPEC sulla questione agli accordi di Algeri e gli ulteriori regolamenti sulla produzione di oro nero, aumenta la produzione di petrolio sulla piattaforma artica.

    Il potenziale petrolifero nell'artico russo è stimato a 100 miliardi di tonnellate.

    Nonostante le incertezze sulla situazione di congelamento dei pozzi sulla piattaforma artica, la produzione sta acquistando slancio. Secondo i dati di "Gazpromneft" in nove mesi l'estrazione presso il pozzo "Prirazlomnaya", il primo e unico giacimento petrolifero sulla piattaforma russa nell'Artico, è pari a 1,44 milioni di tonnellate, il che è quasi tre volte in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

    Il progetto è partito nel 2013 e il giacimento si trova nel mar della Pechora, con riserve stimate a 70 milioni di tonnellate. Precedentemente il Ministro delle risorse naturali Sergei Donskoi aveva detto che la piattaforma "Prirazlomnaja" non aveva ancora raggiunto la sua capacità massima di produzione, e che nel 2016-2017 si prevedeva di commissionare la trivellazione di altri nove pozzi in grado di garantire la produzione di 5 milioni di tonnellate.

    Gli esperti stimano il potenziale di petrolio nell'artico russo a 100 miliardi di tonnellate. Tuttavia, la posizione geografica di questi giacimenti è una delle più complesse e costose da gestire. "La piattaforma artica è l'ultima risorsa per la produzione di petrolio russo. Secondo le nostre stime, entro il 2030 l'Artico produrrà 60 milioni di tonnellate di barili di petrolio. Ma lo sviluppo di questo settore dell'industria è molto costoso ed è consigliabile ad un prezzo del petrolio di $80 — $100 al barile", ha detto a RT l'analista Valery Nesterov di CIB Sberbank.

    Secondo l'esperto, è troppo costosa l'esplorazione e la produzione nell'Artico tanto che ha costretto i principali operatori del mercato di sospendere lo sviluppo di giacimenti in questa zona. Nel 2014, alcuni progetti della anglo-olandese Shell e dellla Norvegese Statoil sono stati "congelati".

    Secondo il ministero dell'Energia, il costo di perforazione della piattaforma artica varia dai $350 ai $700 milioni, ma le aspettative di profitti futuri sono alte. Così, per il 2030-2035, il Ministero prevede di aumentare la produzione di petrolio sulla piattaforma dell'Artico fino ai 31-35 milioni di tonnellate.

    Secondo l'US Geological Survey il 13% delle riserve petrolifere mondiali si trovano sulla piattaforma artica. Oggi, tre quarti del territorio della "macro regione fredda" è controllato da Canada e Russia. Tuttavia, le dispute circa la proprietà dei territori sono nate tra diversi paesi nel 2014.

    Così, la dorsale subacqua Lomonosov nel Mar Glaciale Artico del Nord è contesa dalla Russia, Canada e Danimarca. "Pertanto, i diritti russi nell'Artico non sono solo economici ma anche geopolitici", ha detto a RT il capo economista di "PF Capital" Evgenij Nadorshin.

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    Petrolio, Petrolio, Traffico di petrolio, Gazprom Neft, Mar Glaciale Artico
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