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    Al concerto di Depeche Mode a San Pietroburgo

    Depeche Mode: Siamo contenti che la nostra musica piaccia ai giovani

    © Sputnik. Alexey Danicev
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    Il celebre gruppo musicale Depeche Mode ha annunciato questa e settimana che durante la primavera 2017 pubblicherà il suo nuovo album “Spirit” a cui seguirà un tour europeo con due date in Russia. Per la loro presentazione i membri del gruppo hanno scelto Milano.

    Nell'intervista esclusiva di Sputnik Martin Gore, autore della maggior parte dei testi delle canzoni, e il tastierista-bassista Andrew Fletcher hanno raccontato del tour, del nuovo album e hanno condiviso le proprie opinioni sulla Brexit.

    Martin: Abbiamo il piacere di annunciare il nostro tour europeo in Europa centrale. Il tour precedente, Delta Machine lo abbiamo presentato a Parigi, e prima ancora a Berlino. L'Italia, è un posto unico e dunque abbiamo deciso di procedere con la presentazione a Milano questa volta.

    AndrewÈ un tour estivo e suoneremo per le principali città della Russia, della Germania, dell'Italia e così via. Dunque si può dire che è un tour per la maggior parte delle grandi città.

    — La prima volta che avete fatto un concerto in Russia è stato nel 1998. A quello sono seguiti i concerti del 2001, 2006, 2010 e 2013. Il prossimo sarà nel 2017. Com'è cambiata ai vostri occhi negli anni la Russia?

    Andrew: In generale mi sembra che la Russia cambi sempre, ma in realtà quando arriviamo qui da voi, vediamo sempre poco. E non ci addentriamo particolarmente nella politica, ma veniamo solo per il pubblico russo.

    Martin: Riguardo questo anche io ricordo il nostro primo viaggio in Russia. I fan impazzivano per noi e non solo ai concerti. Una volta eravamo in un furgone e i fan lo circondarono e lo iniziarono a scuotere. Erano pazzi (ride).

    — Seguite la situazione politica mondiale?

    Andrew: Noi non solo seguiamo la situazione politica, ma anche i problemi in tutto il mondo.

    Martin: Si, certamente. Sapete, i nostri album precedenti erano introspettivi, costruiti sulla riflessione. Il nuovo album è indirizzato più verso all'esterno, a tutto il mondo.

    — Martin, Andrew, voi siete inglesi, e non posso non farvi una domanda sulla Brexit. Che ne pensate dei risultati del referendum in Gran Bretagna?

    Andrew: Siamo molto delusi, questa è follia, perché la differenza tra coloro che hanno votato per il ritiro dall'UE, e quelli che hanno votato a favore di rimanere, è molto piccola — 51,9% contro il 48,1%. Ed è una decisione molto importante. Penso che la maggior parte della gente in Gran Bretagna ha votato in questa maniera per diverse ragioni, praticamente per protesta; ma si rendono conto per cosa hanno votato? Bisogna confessare che io sono molto "pro-europeo". E vorrei che la Gran Bretagna rimanesse vicina all'Europa con la speranza che nei prossimi due anni da questa situazione ne uscirà qualcosa di buono e in grado di evitare la delusione generale.

    Martin: Sono d'accordo. Andy ha espresso un'idea sensata. Questa decisione non va lasciata alla massa perché è troppo complessa. Persino i principali esperti nella finanza non possono valutarne tutti gli effetti. Ma se questa decisione bisogna lasciarla alla mercé del pubblico, sarebbe stato meglio ottenere la stragrande maggioranza di tipo 60-40, invece di 51 a 49. È stupido.

    — Voi avete messo insieme una band quando avevate 18-19 anni. Adesso avete 55 anni. Come siete riusciti a mantenere la vostra popolarità e allo stesso tempo essere attuali? Avete qualche segreto forse?

    Andrew: Se uno decide di diventare popolare volutamente, è improbabile avere successo. Deve accadere naturalmente, solo così può accadere e in nessun'altra maniera. Siamo molto felici che abbiamo giovani fan ed è un gran successo il fatto che possiamo intrattenere i giovani e comunque mantenere l'interesse delle vecchie generazioni.

    Martin: Credo che il successo ci ha accompagnato dal primo giorno poiché non siamo mai finiti nella situazione in cui la casa discografica è intervenuta in quello che facciamo. 

    — Voi non avete mai pensato alla fine della vostra carriera? Oppure i vostri fan potranno ancora andare ai concerti dei Depeche Mode tra 10-15-20 anni?

    Andrew: A tutti piace pensare che quando si compiono 65 anni, ci si ritira per riposarsi. Ma credo che la musica sia come una droga. Quando vedi gruppi come i Rolling Stones pensi: "Alla loro età io certamente non farò concerti". Ma è davvero come una droga ed è molto difficile fermarsi.

    Martin: Mi sono innamorato della musica quando avevo circa 10 anni e da quel momento è l'unica cosa che continua a interessarmi. Quindi anche se i Depeche Mode dovessero finire di esistere, io continuerò comunque ad andare ogni giorno nel mio studio. E anche se non pubblicherò più nessun pezzo, continuerò a fare musica per il mio piacere personale.

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    brexit, Intervista, Bob Dylan, Inghilterra, Italia, Russia
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