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    Rodrigo Duterte

    Quale rischio corre il presidente delle Filippine?

    © REUTERS/ Lean Daval Jr
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    Nonostante l’annuncio del capo delle forze armate delle Filippine che non ci sarà nessun golpe militare contro il presidente Rodrigo Duterte, il rischio di un eventuale escalation del genere nelle Filippine rimane – ha riferito a Sputnik il politologo e professore russo Vladimir Kolotov.

    "Penso che il presidente Rodrigo Duterte stia correndo un grosso rischio a causa della sua lotta contro i narcotrafficanti. Sono molto pericolosi e sopratutto dei nemici molto potenti. La popolazione delle Filippine raggiunge quasi i 100 milioni, e si stima che un terzo di questa sia composta da tossicodipendenti. Considerando attentamente l'altissimo livello di corruzione del sistema di applicazione della legge e degli organi del governo, il presidente è stato costretto a prendere misure estreme, condannando a morte gli spacciatori senza indagini e senza processo".

    La mafia nelle Filippine ha già riportato enormi perdite nel traffico di stupefacenti. Queste perdite le hanno subite sopratutto i complici dei narcotrafficanti all'interno delle strutture burocratiche e di potere. Per questo possono prendere in considerazione l'opzione di organizzare un golpe contro il presidente, e lo possono organizzare da soli.

    Non si può non esaminare l'aspetto geopolitico, ovvero la presenza nelle Filippine di forze e basi militari USA. E' già diventato un assioma: nelle nazioni dove sono presenti le truppe degli Stati Uniti, c'è la possibilità di influenzare la politica interna ed estera di queste ultime. E' noto che in diversi casi Washington ha eliminato o è riuscita a eliminare dalla scena politica presidenti scomodi. Nel 1963 nel Vietnam del sud gli USA destituirono il presidente Ngô Đình Diệm; nel 1979 liquidarono il presidente della Corea Park Chung-hee mentre nel 1983 rovesciarono il presidente dell'Iraq Saddam Hussein.

    Il Professor Kolotov è sicuro, che Duterte è consapevole della minaccia che incombe su di lui. Il presidente indubbiamente corre un grosso rischio, ma quale esattamente?

    "Quando per mano dei narcotrafficanti nelle Filippine sono morti centinaia di migliaia di persone, gli Stati Uniti e l'occidente sono stati in silenzio. Ma quando il popolo si è difeso, subito sono comparsi i "difensori dei diritti umani". Sarebbe a dire quando i criminali uccidono le persone, tutti tacciono, mentre quando il popolo si unisce contro i criminali, questo suscita proteste. Certamente, al potente e ambizioso leader delle Filippine non piace quando cercano di controllare gli affari interni del paese dall'esterno.

    Riguardo questo è chiara la volontà di Duterte di concentrare la sua politca estera su paesi come la Russia e la Cina come contrappeso alle nazioni occidentali. Come ha annunciato il leader Filippino, pianificherà a ottobre dell'anno corrente delle visite in Cina e in Russia, dove intende incontrarsi col premier Dmitrij Medvedev. Ha dichiarato Duterte,  che non lo preoccupano le statistiche negative dell'economia filippina, dovute alla sua politica imprevedibile.

    "Al diavolo le statistiche, io apro le Filippine ai russi e ai cinesi, in modo che portino investimenti e stringerò degli accordi commerciali con loro" ha annunciato il presidente.

    Duterte ha promesso di aprire il mercato alle compagnie straniere del settore areonautico e delle telecomunicazioni, settori nei quali Manila ha sempre adottato una politica protezionistica.

    Allo stesso tempo non è possibile trascurare che le Filippine, una delle regioni dalle quali gli USA hanno annunciato la politica del "ritorno in Asia", facente parte del settore asiatico della difesa antimissilistica insieme al Giappone e l'Austrialia, possono prendere decisioni schiaccianti. Dunque se le Filippine si liberassero delle basi americane, questa sarebbe una grave minaccia per la posizione degli Stati Uniti. E' un grosso passo verso la restaurazione della totale sovranità della nazione. Dopo tutto, un paese dove c'è una presenza militare degli Stati Uniti non può essere pienamente considerato come un paese sovrano e indipendente, come si può vedere dall'esempio del Giappone.

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    ONU, Rodrigo Duterte, Filippine
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