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09:37 19 Ottobre 2019
Militare in Siria

Un senatore americano si scusa

© Sputnik . Ilya Pitalev
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L’attacco aereo americano alla postazione dell’esercito siriano presso Deir el-Zor del 17 settembre scorso ha causato la morte di 80 soldati siriani e il ferimento di un altro centinaio.

Gli aerei hanno sganciato il loro carico di bombe, anche al fosforo e noi possiamo solo immaginare come la carne di un essere umano si consumi al calore dell'esplosione. Come conseguenza dell'attacco, i jihadisti, che da anni cingono d'assedio la cittadina e il vicino aeroporto militare, hanno intensificato l'attacco conquistando almeno momentaneamente una collina dalla quale potevano cannoneggiare con facilità i loro obiettivi. Il bombardamento aereo è stato intenso ma breve: i russi hanno subito avvisato gli americani che si sono ritirati e l'esercito siriano ha potuto resistere e, sembra, riprendersi le posizioni appena perse al prezzo di 80 morti certi e chissà quanti altri in questa guerra di cui non si vede la fine.

In sintesi questi sono i fatti. Possiamo però porci delle domande.

Perché questo attacco? Gli Stati Uniti hanno moltissimi satelliti spia in orbita, con i quali sicuramente monitorano il campo di battaglia.

E' stato un errore? I satelliti servono ad evitare errori di questo tipo, che sono stati compiuti dagli americani anche in passato.

Sempre sui soldati siriani? E' strano che le bombe americane colpiscano infallibilmente i soldati e le postazioni siriane facendone strage, mentre non leggiamo mai di jihadisti morti a dozzine sotto attacchi statunitensi.

Vengono qui facilmente alla mente le colonne di autobotti che trasportavano in Turchia il petrolio rubato nei campi petroliferi siriani: serpenti lunghi migliaia di veicoli, perfettamente visibili dall'alto dei cieli e mai colpiti da bomba, razzo o mitragliata a stelle e strisce. Come è noto, sono stati i russi a distruggerle, arrecando un grave danno economico all'ISIS. Torna alla mente anche la presa di Palmira, compiuta da assassini invasati che si sono mossi a centinaia attraverso il deserto, sotto il cielo pattugliato dall'aviazione americana. Siamo sinceri: vengono in mente tante cose….

Senatore della Virginia
© REUTERS / Omar Sanadiki
Senatore della Virginia
Devono essere le stesse cose alle quali ha pensato Richard Black, il senatore americano della Virginia che da anni è di fatto l'unico uomo politico americano a protestare apertamente contro la guerra in Siria e contro il supporto che Washington fornisce alle milizie islamiste che insanguinano quella terra fiera e coraggiosa. Islamiste, non islamiche o musulmane, perché l'islam non ha nulla a che vedere con la loro follia assassina.

Richard Black, in uno dei suoi atti di coraggio, il 19 settembre ha scritto una lettera all'ambasciatore siriano presso le Nazioni Unite, Bashar Ja'fari, ed ha presentato le sue scuse per la tragica morte dei soldati siriani.

La lettera del senatore Richard Black
© Foto : fornita da Richard Black
La lettera del senatore Richard Black

Certo: Black non parla a nome di Washington. Le sue sono le parole di una persona che conosce la situazione sul campo (ed altre cose ancora) e parla con il cuore addolorato per quello che vede accadere in Siria. E tuttavia non per questo le sue parole sono meno significative. Anzi, al contrario. Ricordiamo che Richard Black conosce la guerra da esperienza diretta perché ha combattuto, da patriota, in Vietnam. E' stato ferito seriamente e la morte gli è stata vicino prendendosi la vita di alcuni suoi amati commilitoni. Il senatore Black non è un idealista ingenuo che si illude esistano unicorni rosa su arcobaleni colorati.

Scusarsi per un attacco del proprio governo, scrivendo che in un altro momento avrebbe potuto considerarlo un semplice errore, e continuare scusandosi anche per le parole astiose di Samantha Power, ambasciatrice americana all'ONU, ebbene, tutto questo è un atto di coraggio, ponderato e ragionato. Significa testimoniare contro un'ingiustizia palese che si protrae da troppi anni i cui mandanti sono da rintracciare, aggiungiamo noi, nelle pieghe profonde della follia neocon che da lungo tempo avvelena l'America.

Quella che segue è la traduzione italiana della lettera.

Caro Sig. Ambasciatore:

Scrivo per esprimere il mio rammarico più profondo per la terribile tragedia di Deir el-Zor. I soldati che sono stati uccisi e feriti sono stati tra i più grandi eroi della nazione siriana. Per anni, hanno difeso la città, che è stata circondata dai terroristi dell'ISIS, alleati con Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Mi unisco al popolo siriano in lutto per la perdita dei soldati ed esprimo le mie più sentite condoglianze alle loro famiglie.

Mentre non posso dire se questo sia stato o meno un attacco deliberato, le linee del fronte a Deir el-Zor sono state relativamente statiche per anni, e gli aerei che hanno attaccato le loro posizioni erano equipaggiati con dispositivi di mira GPS mira. Sono disgustato dalla possibilità che l'attacco possa essere stato volutamente lanciato per sostenere le truppe dell'ISIS per sopraffare i valorosi difensori della città. Prego che questo non sia stato il caso.

Normalmente, respingerei l'attacco come accidentale. Tuttavia, a volte il Dipartimento di Stato ha ritenuto l'ISIS essere uno strumento utile nella guerra segreta degli Stati Uniti contro la Siria. Per anni, l'amministrazione ha deliberatamente permesso a 2.000 autobotti dell'ISIS di condurre un commercio enorme con la Turchia per finanziare le operazioni dell'ISIS. E' stata la Russia che finalmente ha interdetto il ripugnante commercio di petrolio con la Turchia, costringendo l'ISIS a tagliare i suoi stipendi della metà.

Inoltre, i miei viaggi a Palmira nel mese di aprile non hanno lasciato alcun dubbio sul fatto che la coalizione guidata dagli USA abbia deliberatamente permesso all'ISIS di attraversare cento miglia di deserto aperto senza far cadere una bomba. Avrebbe potuto facilmente interdire le centinaia di carri armati e altri veicoli che l'ISIS riunì per prendersi la città. Chiaramente, la coalizione sperava che l'ISIS avrebbe combattuto oltre Palmira e fino alla capitale Damasco. Era ben disposta a vedere l'ISIS imporre il suo raccapricciante regno del terrore su tutto il popolo siriano. Ringrazio Dio per coloro che sono intervenuti per evitare che questo destino si verificasse in Siria.

Vorrei scusarmi personalmente per il comportamento vergognoso dell'Ambasciatrice alle Nazioni Unite Samantha Power quando si è rivolta all'ONU riguardo l'incidente. Ero imbarazzato dal suo atteggiamento insensibile verso la morte e il ferimento di tanti uomini innocenti. Purtroppo, il suo atteggiamento è fin troppo caratteristico della natura sanguinaria di alcuni membri di questa amministrazione.

Mi auguro che gli Stati Uniti voltino presto pagina riguardo la loro sordida abitudine di impiegare il terrore religioso per ottenere un cambio di regime in paesi come la Libia, la Siria e lo Yemen. Pochi americani si rendono conto di quanto profondamente complice sia diventato il nostro governo nel propagare l'ondata di terrorismo che sta sommergendo il mondo di oggi.

Parlo per molti americani nel chiedere che Lei trasmetta i miei pensieri e preghiere alla Siria.

Cari Saluti

Richard H. Black

Senatore della Virginia, 13° Distretto

I lettori interessati possono leggere l'originale qui

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
ISIS, Bombardamenti in Siria, Richard Black, Samantha Power, Siria, USA
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