09:59 11 Aprile 2021
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La perdita dei dati relativa all'uso di sostanze proibite da parte degli atleti su prescrizione medica mette in dubbio l'autorevolezza dell'Agenzia mondiale antidoping (WADA), ritiene l'editorialista di Bloomberg Leonid Bershidsky.

Ora i media occidentali stanno attivamente speculando sulla "pista russa" nell'attacco hacker sul sito web della WADA, ma prestano molta meno attenzione sull'eticità dell'uso di sostanze illecite da parte dei campioni olimpici, osserva l'editorialista.

In effetti è comprensibile e abbastanza intuitiva la ricostruzione che il lavoro degli hacker sia "commissionato dai servizi segreti russi", soprattutto alla luce dell'esclusione di alcuni atleti russi dalle Olimpiadi e alla squalifica in toto alle Paralimpiadi e col desiderio della Russia di screditare la WADA, utilizzando dati sensibili per biasimare i "nemici occidentali", suppone il giornalista.

"Ma tutte le informazioni sono state pubblicate. Verranno discusse e che fomenteranno dubbi. I documenti sollevano interrogativi sul fatto che la WADA accorda l'uso di sostanze vietate per ragioni mediche", — scrive Bershidsky.

Per evitare sospetti, la WADA dovrebbe discutere apertamente le procedure che permettono di utilizzare le sostanze vietate per ragioni mediche. Tuttavia l'agenzia si opporrà alle discussioni e giocherà a favore della Russia, ipotizza Bershidsky.

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Occidente, hacker, Sport, doping, Scandalo, WADA, Russia
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