11:19 10 Dicembre 2019
Caccia russo Su-35 durante raid in Siria (foto d'archivio)

“Per non avere i terroristi nella metro di Mosca la Russia va avanti in Siria”

© Foto : Ministry of Defence of the Russian Federation
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I processi migratori nello "Stato Islamico" continuano. Restano attuali i propositi per eliminare gli islamisti in Siria e in Iraq.

Sempre più foreign fighters che combattono dalla parte del Daesh in Siria e in Iraq fuggono per ritornare da dove sono partiti a seguito dei successi delle operazioni militari contro i terroristi. Viene indicato in un dossier della commissione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su ISIS e Al Qaeda.

"Al momento gli islamisti in Siria e in Iraq stanno subendo una pressione militare sempre più forte. Questa situazione induce un numero crescente di mercenari stranieri a lasciare le zone di conflitto. La stessa situazione si osserva in Libia e in Afghanistan," — si legge nel rapporto.

Secondo le Nazioni Unite, oggi hanno fatto ritorno al proprio Paese di origine dal 10 al 30% dei jihadisti stranieri.

Tuttavia si registra un movimento nella direzione opposta. Come si è saputo di recente, l'ex comandante delle forze speciali tagike Gulmurod Khalimov è stato nominato il nuovo ministro della guerra dei terroristi dello "Stato Islamico".

In una conversazione con l'edizione persiana di Sputnik, il corrispondente in Siria della compagnia radiotelevisiva dell'Iran Hassan Shemsadi ha sottolineato che l'operazione anti-terrorismo russa nel Paese mediorientale e la cooperazione di Mosca con Teheran acquistano un significato particolare in queste circostanze:

"65 mesi fa, quando si è iniziato a discutere attivamente della crisi siriana, quando i terroristi di Paesi di diverse parti del mondo hanno iniziato a confluire nel Paese mediorientale, l'Iran e la Russia hanno assunto una posizione di principio unita.

Inoltre, va osservato che il flusso di nuovi combattenti provenienti da vari Paesi tra le fila dei terroristi in Siria è stato chiaramente organizzato fin dall'inizio del conflitto.

Anche adesso i servizi segreti occidentali, in particolare le agenzie di intelligence degli Stati Uniti, hanno riconosciuto che in Siria e Iraq decine di migliaia di terroristi di 90 nazionalità stanno conducendo una lotta feroce contro i governi e gli eserciti legittimi di questi Paesi.

La Russia e l'Iran in questo senso hanno elaborato una strategia per sradicare i terroristi stessi e combattere i loro sponsor regionali. Tenendo conto degli interessi comuni di Russia ed Iran, su richiesta del governo siriano legittimamente eletto sono iniziate le operazioni militari con la partecipazione dei nostri Paesi: consiglieri militari, condivisione di dati d'intelligence, operazioni anti-terrorismo in cooperazione con i soldati siriani dell'esercito governativo e delle milizie popolari. Questa collaborazione è un grande successo.

Le autorità russe comprendono che se non porteranno a termine la lotta contro i terroristi in Siria e in Iraq domani si ritroveranno questi terroristi nella metropolitana di Mosca e in altre regioni del Paese.

Con la propria presenza i terroristi minacciano non solo Mosca e Teheran, ma mettono a rischio la sicurezza di molti Paesi del Medio Oriente, sono una minaccia per la sicurezza di tutto il mondo. Siamo già stati testimoni di queste azioni barbariche dei terroristi: a Parigi, Bruxelles, in Belgio e in Turchia, che purtroppo per quasi 65 mesi ha aiutato questi terroristi ad entrare in Siria e Iraq.

Pertanto le azioni della Russia e dell'Iran in Siria sono abbastanza giustificate, la cooperazione militare è un passo strategicamente verificato".

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ISIS, Cooperazione militare, Terrorismo, Geopolitica, Politica Internazionale, Società, Al Qaeda, Iran, Siria, Russia
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