01:40 25 Novembre 2020
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In Ucraina contro i giornalisti è iniziata una vera e propria "carneficina" e la reazione blanda da parte del governo ucraino suggerisce la mancanza di volontà o l'incapacità di affrontare realmente il problema delle minacce all'informazione. Inoltre ci sono tutte le ragioni per credere che Kiev non sia vittima di questa situazione.

Lo scrive la rivista americana Foreign Policy.

L'ultimo evento di questa scia di sangue, si osserva nell'articolo, è stata l'uccisione del giornalista Pavel Sheremet a luglio.

"Conoscendo il triste primato dell'Ucraina sulle indagini archiviate sulle violenze contro i giornalisti, il presidente Petr Poroshenko aveva annunciato subito dopo l'omicidio che nell'indagine si sarebbero uniti gli investigatori dell'FBI. Ma dopo più di un mese o le indagini sono in fase di stallo, o non sono mai state fondamentali per le autorità. Finora non c'è stato nessun arresto, non è stato emesso nessun avviso di garanzia," — dice Ian Bateson, l'autore dell'articolo.

Questo crimine contro il giornalista non è l'unico caso. Solo nel 2016 contro i reporter e i collaboratori nei mezzi d'informazione sono stati perpetrati più di 110 crimini, ha osservato Foreign Policy, citando i dati dell'Istituto dei Mass Media, una organizzazione non governativa che lavora a Kiev.

"Si tratta di un nuovo ciclo di violenza e la mancanza di risposta del governo ricorda l'intimidazione e la censura con cui si è imbattuta la stampa in Ucraina con i vecchi leader politici," — continua Bateson.

Nel 2016 si è verificato un altro importante passo indietro nella libertà di parola in Ucraina, quando il sito "Myrotvorets", sospettato di collegamenti diretti con il governo, ha pubblicato i dati personali dei giornalisti che coprono gli eventi nel Donbass.

La cosa che più preoccupa Bateson è il fatto che i dati personali dei collaboratori dei media sono stati diffusi tramite i social network dal consigliere del ministro degli Interni Anton Gerashchenko. Il ministro degli Interni dell'Ucraina Arsen Avakov ha detto che il sito "Myrotvorets" è un alleato per lui più importante delle proteste dei "separatisti liberali."

Anche la reazione di Poroshenko è difficilmente definibile come adeguata, scrive Foreign Policy.

Solo dopo alcune settimane per le pressioni internazionali ha finalmente condannato l'operato di "Myrotvorets", anche se nella sua stessa dichiarazione ha compiuto un grave passo indietro per l'Ucraina, esortando i giornalisti a non scrivere articoli che parlino male del Paese.

Non sono le uniche manifestazioni della "carneficina". In estate sono avvenuti diversi altri attacchi che sono rimasti relativamente inosservati sullo sfondo dell'omicidio altisonante di Pavel Sheremet.

"Quello che è risultato chiaro dopo l'assassinio Sheremet è che il governo ucraino non può e non difenderà i giornalisti. Oltre alla risposta inadeguata delle autorità è sempre più evidente che Kiev stia lavorando in questa direzione con lo scopo di intimidire i media. Se l'atmosfera attorno ai media del Paese continuerà a farsi sempre più pesante, manderà in fumo le possibilità dell'Ucraina di diventare uno Stato moderno ed aperto," — riassume Foreign Policy.

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Tags:
Censura, giornalisti, Giornalismo, Violenza, governo, mass media, Anton Gerashchenko, Arsen Avakov, Ucraina
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