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    Cocaina

    La "neve" congela le speranze di pace della Colombia

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    Mario Sommossa
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    Con la firma ufficiale dell'accordo tra il Governo e le FARC, la Colombia ha finalmente girato pagina e creato la possibilita' di quel grande sviluppo economico che la ricchezza del Paese potrebbe permettere.

    Mancano ancora i passaggi dell'approvazione parlamentare e del referendum popolare ma entrambi appaiono abbastanza scontati. Già in un precedente articolo rimarcammo che piccoli gruppi sparpagliati di guerriglieri e qualche gang di comuni delinquenti potranno costituire un ostacolo alla totale pacificazione del Paese e alla diffusione della legalità su tutto il territorio. In piu', oggi dobbiamo evidenziare altri due problemi sulla strada del benessere dei colombiani.

    Il primo riguarda l'altro importante gruppo guerrigliero: le ELN. Il presidente Santos aveva lasciato intendere che il suo Governo, appena concluso l'iter del presente accordo, sarebbe stato pronto ad una negoziazione anche con questo secondo gruppo. Tuttavia, pochi giorni orsono il capo delle ELN Rodrigues Bautista ha fatto sapere di non approvare i contenuti di quanto già concluso con le FARC.  Non si può escludere che le sue dichiarazioni siano soltanto una manovra negoziale per spuntare migliori condizioni ma, se così non fosse e se con loro non si riuscisse ad arrivare ad una pacificazione, il problema di fondo posto dalla guerra civile in atto rimarrebbe aperto.

     

    Esiste inoltre un secondo grande ostacolo, ancora piu' complicato del primo: il tema della lotta alle coltivazioni delle di piante di coca, particolarmente diffuso nei dipartimenti Putumajo, Cauca e Narino. Da anni, il Governo americano e quello colombiano avevano concordato azioni comuni per porre fine al traffico di droga originato da quel Paese. La Colombia, anche per la grande dimensione del suo territorio è il più grande produttore di quelle foglie il cui estratto diventera' poi cocaina destinata soprattutto a Stati Uniti ed Europa. Fino a un po' di tempo addietro il metodo usato per contrastare le coltivazioni illegali era l'irrorazione delle piantagioni con un prodotto chimico erbicida detto glifosate. Il suo uso, pero', si è dimostrato un vero e proprio attentato ambientale non solo per l'obiettivo a cui mirava, ma anche per tutte le altre coltivazioni e per gli abitanti delle zone colpite. Per questo motivo il Governo colombiano aveva deciso di interrompere tali tipo di intervento sostituendolo con eradicazioni manuali fatte da personale appositamente ingaggiato e con relativa distribuzione di indennizzi ai coltivatori.

    Un metodo simile era gia' stato tentato in Afghanistan da una agenzia dell'ONU, ma era fallito. Le coltivazioni semplicemente si spostavano e i soldi che venivano incassati si limitavano ad aggiungersi ai ricavi illegali che continuavano. Il traffico della droga è talmente remunerativo e scevro dalle oscillazioni del prezzo di mercato che tocca le coltivazioni alternative da non temere la concorrenza di nessun altro prodotto coltivabile.   In Colombia il problema è ancora di più difficile soluzione di quanto lo fu in Afghanistan.  Le pattuglie inviate nei campi con lo scopo di estirpare le piante vengono convinte a desistere più con le cattìve  che con le buone maniere. Oltre a cio', nell'ultima settimana di Agosto si sono svolte, in vari Dipartimenti, manifestazioni di contadini che non si sono limitati a protestare chiedendo la sospensione dell'intervento governativo, ma hanno manifestato la volontà di sabotare le attività economiche della zona, comprese le estrazioni petrolifere, se l'operazione contro gli alberi di coca non fosse stata annullata.

    L'imbarazzo del governo colombiano è crescente. Da un lato, in base all'accordo con gli USA, è obbligato a continuare con la lotta contro i cocaleros e le bande di trafficanti che vi speculano; dall'altro, se non si arrestassero le operazioni in corso, si correrebbe il rischio di crescenti tumulti in varie zone del Paese.

    La questione non riguarda solo i colombiani. L'uso di cocaina è diventato una abitudine crescente in diversi settori delle popolazioni europea ed americana e la forte domanda rende il suo commercio sempre più lucrativo, riducendo ancor piu' l'appeal degli incentivi dati ai contadini per cambiare coltivazione.

    La cocaina è oramai in tanti Paesi un problema sociale e filiere di trafficanti si arricchiscono senza misura con il suo smercio illegale. Come riuscire ad estirparlo? Politici, sociologi ed esperti di vario genere hanno cercato una risposta definitiva che ancora non si è trovata. Pensare di eliminarne totalmente la produzione si è rivelato talmente improbabile da essere arrivati al punto che un cocalero, in Bolivia, è diventato addirittura Presidente della Repubblica.  Colpire i traffici nel momento dell'importazione nei Paesi consumatori porta a saltuari successi ma stime diffuse dicono che la quantità di cocaina sequestrata dalle varie forze dell'ordine arriva al massimo al 10% di quella commercializzata. Renderne legale l'uso, e qualcuno lo sostiene proprio come soluzione contro i traffici illegali, porterebbe, considerato il consumo già esistente e quello potenziale, a societa' costituite da un numero indefinito di "sognatori artificiali" con conseguenze inimmaginabili.

    Ecco perche' il problema che oggi il governo colombiano deve affrontare non riguarda solo i politici di Bogotà ed i contadini delle sue foreste, ma tocca governi e cittadini di tutto il mondo.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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