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    Huffington Post “si schiera” con la Russia sullo scandalo mail Clinton-Democratici USA

    © REUTERS/ Mark Kauzlarich
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    Mentre i vertici dei Democratici cercano di accusare la Russia della violazione della e-mail di Hillary Clinton, poche persone prestano attenzione ai fatti emersi dalla corrispondenza e i media americani fanno finta di nulla, chiudendo gli occhi sulla corruzione e disonestà del partito, scrive H. A. Goodman, editorialista dell'Huffington Post.

    "Naturalmente nessuno vuole vedere che la Russia attacchi la nostra rete internet e influenzi le nostre elezioni. Tuttavia gli elettori dovrebbero concentrarsi sulla corruzione emersa da questi materiali, e non sul Paese e sulle persone sospettate di aver rivelato queste informazioni," — scrive il giornalista.

    In particolare sottolinea che la gestione e l'organizzazione delle primarie del Partito Democratico era in mano a persone prevenute, che difficilmente possono essere definite imparziali.

    "Il New York Times in generale è diventato il bollettino di pubbliche relazioni di Hillary Clinton", — scrive Goodman.

    Più interessante, prosegue, è che in questo giornale si ignora completamente il contenuto delle e-mail divulgate da WikiLeaks, ma molta attenzione è rivolta alle argomentazioni per screditare Julian Assange.

    Allo stesso tempo, secondo l'editorialista, i Democratici regalano alla Russia l'occasione per criticare la campagna elettorale, tuttavia non significa che Mosca stia cercando di influenzare la campagna elettorale sostenendo apparentemente Donald Trump.

    "Alla fine, anche se la Russia fosse responsabile di queste fughe di notizie, i democratici sembrano ansiosi di ignorare i gravi problemi emersi. Si tratta di questioni legate agli sponsor stranieri e trattamenti di favore e al problema della corruzione. Se la Clinton fosse stata un politico onesto o il comitato elettorale del partito non avesse compromesso la campagna di Bernie Sanders, Putin non avrebbe avuto nulla da usare contro i Democratici," — evidenzia Goodman.

    In conclusione l'editorialista scrive che le "gravi colpe" e la "negligenza" di Hillary Clinton vengono rilevate non solo all'estero, ma anche dall'FBI, i cui risultati dell'indagine non giocano a favore della candidata dei Democratici.

    "Anche se non ci sono prove evidenti sul fatto che il segretario Clinton o il suo entourage avessero cercato di violare le leggi che disciplinano il trattamento delle informazioni classificate, esistono riscontri che dimostrano la negligenza nella gestione di informazioni molto delicate e altamente riservate", — aveva dichiarato James Comey, capo del pool di investigatori sul caso emailgate.

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    politica interna, hacker, Società, Emailgate, Presidenziali USA 2016, Scandalo, mass media, James Comey, Hillary Clinton, Vladimir Putin, USA, Russia
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