12:47 18 Novembre 2018
Schermitrice russa

Paralimpiadi: nessuno ci vieta di fare quello che amiamo

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Riccardo Pessarossi
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L'esclusione della nazionale paralimpica russa dai Giochi di Rio ha sollevato nuove polemiche. Per qualcuno, come Maria Zakharova, è stata una vendetta dopo la decisione "soft" sull'ammissione degli atleti russi alle Olimpiadi, mentre per altri, non cambia molto, perché gli ideali dello sport paralimpico viaggiano più in alto della politica.

Sputnik Italia ha intervistato in esclusiva Elena Belkina, commissario tecnico della nazionale paralimpica di scherma russa, che racconta lo stato d'animo  della sua squadra all'indomani del no da parte del Comitato Paralimpico Internazionale. Non c'è spazio per la rassegnazione, nelle parole del tecnico che ha portato la sua squadra ad ottenere il maggior numero di qualificati alle Paralimpiadi di Rio, senza nessun caso di doping registrato in più di un decennio di attività.

Come ha saputo della decisione del Comitato Paralimpico Internazionale?

Elena Belkina, commissario tecnico della nazionale russa di scherma paralimpica
© Sputnik .
Elena Belkina, commissario tecnico della nazionale russa di scherma paralimpica

L'ho saputo come tutti, guardando la tv. Quello che non tutti sanno è che la scherma paralimpica è nata diciannove anni fa come strumento di riabilitazione per i diversamente abili. Proprio ora sto tornando da un allenamento e posso dire che tutti i miei atleti, dai più giovani ai più vecchi come tiravano ieri tirano anche oggi. La scherma è un'arte, uno sport, una vocazione.

Credo che i lettori italiani, come paese di grande tradizione schermistica, capiscano quello che intendo.Non riusciamo a stare senza la scherma.

A maggior ragione quando questo prima di tutto aiuta i miei giovani atleti a riprendere contatto con la vita, acquisire sicurezza di sè, coordinazione, gioia di muoversi. I miei sportivi guidano, studiano, hanno un alto livello di istruzione. Ci sono ragazze che sono diventate mamme, ognuno ha tante cose a cui pensare. E' un dramma collettivo, si, ma non una tragedia per i nostri schermitori. Se qualcuno pensa che ora siamo li seduti a rimuginare, si sbaglia di grosso. Manco per sogno! Rimaniamo ottimisti, positivi. Chi deve preoccuparsi adesso è il Comitato Internazionale di scherma in carrozzina, IWFС, perchè senza la Russia, alle Paralimpiadi di Rio, i duelli saranno meno interessanti. Tuttavia credo che loro, capendo il contributo dato dalla Russia allo sviluppo della scherma in carrozzina, scriveranno una lettera al Comitato Paralimpico Internazionale per chiedere che gli atleti russi vengano riammessi.

Ha ricevuto dei messaggi di supporto da parte di colleghi o amici stranieri?

Certo! Ed i primi che mi hanno scritto sono stati gli ucraini. "Che cosa succede? Noi siamo con voi." — mi hanno scritto. Quella della scherma è una grande famiglia. Noi non facciamo distinzioni, siamo amici, ci sosteniamo a vicenda con tutti. E' ovvio che nei duelli ci infiammiamo, a volte discutiamo per le decisioni dei giudici, ci arrabbiamo per la sconfitta o gioiamo per una vittoria. Ma queste sono emozioni,  questo è lo sport. Dopo ci abbracciamo e torniamo amici come prima. Il nostro sport ci permette di fare qualcosa di bello, di utile, di positivo per gli altri e sono questi i valori che ci uniscono al di sopra di tutto.

  • Putin conferisce l'ordine d'onore a Phil Craven, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, aprile 2014
    Putin conferisce l'ordine d'onore a Phil Craven, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, aprile 2014
    © Sputnik .
  • Alle Paralimpiadi di Rio la Russia nella scherma in carrozzina aveva qualificato 12 atleti, il numero massimo
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  • Un duello ai campionati russi di scherma paralimpica
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  • Scherma alle paralimpiadi di Londra 2012
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  • Atleti paralimpici russi in allenamento
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    © Sputnik .
  • A febbraio di quest'anno le squadre di Cina e Russia si sono allenate insieme
    A febbraio di quest'anno le squadre di Cina e Russia si sono allenate insieme
    © Foto : iwas
  • Russia, Cina, Italia e Gran Bretagna alle qualificazioni per Rio
    Russia, Cina, Italia e Gran Bretagna alle qualificazioni per Rio
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Putin conferisce l'ordine d'onore a Phil Craven, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, aprile 2014

Non crede che il comitato internazionale paralimpico ed il presidente Phill Craven, che pure aveva sempre lodato il movimento paralimpico russo, con questa decisione abbiamo tradito gli ideali della vostra famiglia?

L'ho incontrato diverse volte e lui ci ha sempre sostenuto, ha visto come ci siamo sviluppati ed evoluti nel corso degli anni. Ci ha lodato perché siamo stati tra gli iniziatori dell'attività di scherma in carrozzina per le categorie giovanili, che è molto importante per i bambini che si trovano a crescere con una disabilità. Io non sono un politico, ma un allenatore, quindi può essere che qualcosa non la capisco, ma so che la mia missione è aiutare i giovani diversamente abili a riprendere piena coscienza di sé, del proprio corpo. In tutti questi anni li ho visti fiorire davanti ai miei occhi. Ok, non ci hanno ammesso alle Paralimpiadi, ma nessuno ci ferma. Oggi c'è Phill Craven, domani ci sarà un altro. Poco importa. In cuor mio credo che la decisione verrà rivista e mi sembra di capire che l'ultima parola è ancora stata scritta e credo che qualcuno si troverà a doversi scusare.

Alle Paralimpiadi la Russia aveva conquistato la qualificazione con il maggior numero di posti disponibili. Che effetto vi fa vedere che i posti guadagnati sul campo dai vostri atleti possano andare ad altre nazioni?

Nessuno. La mia vita non cambia. E non cambia neanche la vita degli atleti.  Una gara in più o in meno non fa differenza per chi è già stato campione europeo o mondiale. A tutti loro dico sempre una cosa: "quello che fai, fallo con amore e poi le medaglie ti correranno dietro". E' un'idea romantica, ma vale per tutto. Noi ci alleniamo con impegno e dedizione, ma anche creatività, voglia di scoprire. E non solo noi. Guardate la vostra Beatrice Vio, si vede che ha talento,  che si trova a suo agio in quello che fa, che lo ama. Noi siamo così: facciamo quello che ci aiuta a stare meglio e vediamo che stiamo meglio davvero. Se poi per questo vinciamo delle medaglie, bene. Altrimenti è magnifico lo stesso. Non bisogna concentrarsi solo sulla Paralimpiade, come se non vi fosse un domani. Puntare tutto su una gara e poi piangere e strapparsi i capelli se va male. Il loro domani i miei atleti lo costruiscono, con successo, tutti i giorni.

Le accuse di doping lanciate a tutto lo sport paraolimpico russo non vi offendono?

Noi non ci siamo macchiati di nulla. La punizione per l'assunzione di doping dev'essere individuale, non collettiva. In 10 anni di scherma non c'è mai stato un caso di doping nella squadra russa. La scherma non è quel tipo di sport.

Per due motivi. Uno, ai nostri atleti facciamo delle lezioni sul doping in cui spieghiamo i divieti e le conseguenze. Nella tradizione dei moschettieri, se una cosa non si deve fare, non si fa. Due nel nostro sport ci vuole coordinazione prima di tutto. Se aumenti artificialmente la forza o la velocità  poi non sei più in grado di padroneggiare l'arma.


 

 

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Olimpiadi - Rio de Janeiro 2016, Paralimpiadi, Russia
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