22:06 05 Aprile 2020
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Zvi Magen, ex ambasciatore di Israele in Russia, ha raccontato a Sputnik il suo punto di vista riguardo la situazione europea nella lotta al terrorismo.

"In Europa sono insoliti gli attentati compiuti da terroristi solitari, mentre per gli israeliani questa è una situazione familiare. Risolvere questo problema è molto difficile, quasi impossibile. Si può combattere con sistemi e organizzazioni, ma è arduo contrastare i terroristi solitari, che agiscono seguendo l'impulso interiore, ricevendo istruzioni attraverso progetti di rete. Bisogna riconoscere, purtroppo, che questo è un sistema molto efficiente".

"Di individui pronti a commettere un attacco terroristico ce ne sono abbastanza, perché l'idea che sta alla base ha impressionato molti. Si sa bene chi c'è dietro questo sistema, chi ha le redini di questo processo: il Daesh".

"Il problema è che gli occidentali non sono pronti ad affrontare azioni decisive, vivere in un ambiente pericoloso. Non sono pronti alla restrizione della libertà. Israele ha vissuto per molti anni in un ambiente in le misure di sicurezza venivano effettuate ovunque e in ogni momento: a livello delle istituzioni pubbliche, delle scuole, dei trasporti. Ovunque è garantita la presenza di guardie, le quali può, in qualsiasi momento, possono respingere i potenziali terroristi. Ma ancora più importante, la popolazione è pronta a fare sacrifici, pronta a combattere. Questo non può eliminare completamente il problema, ma rende la sua risoluzione più efficace. Perché il terrore non si valuta per i risultati materiali, si valuta per il panico, la paura, sulla popolazione, sulle autorità. Gli israeliani non hanno paura. Essi sono disposti a convivere con essa e combattere. Ma ci sono voluti anni per arrivare a questo punto. Non abbiamo avuto alternativa e non ne abbiamo".

"In Europa occidentale la situazione è molto diversa. Anche se i servizi speciali sono ben preparati e possono fermare o neutralizzare i criminali, la popolazione non è ancora pronta al disagio associato alle misure permanenti di sicurezza. D'altra parte, non c'è nessuno che la prepari. È quindi più facile cercare un colpevole non tra di loro, ma da qualche parte, lontano. A questo proposito, si può dire che gli europei stessi hanno permesso al terrore di espandersi".

"L'influenza del Daesh negli altri continenti è relativamente più facile da prevenire. Il problema è che localmente c'è una popolazione che simpatizza con i terroristi ed è pronta a diventare complice del loro terrore. In questo modo il Daesh recluta i terroristi solitari. In questo contesto assume un valore negativo la politica dei paesi europei verso i rifugiati che si riversano nell'UE a causa della guerra in Siria. Certo, queste persone non fuggono da una vita soddisfacente, ma questo numero di profughi implica la presenza di alcuni elementi sovversivi. I servizi di sicurezza europei non erano sufficientemente preparati per affrontare un tale problema".

"Inoltre, gli esponenti pubblici non sono pronti a cambiare la loro politica a livello legislativo. Gli europei penserebbero che i loro valori fondamentali, democratici, sarebbero minacciati. Tuttavia, come dimostra l'esempio di Israele, dove si rispettare tutte le leggi e adottare misure efficaci per frenare il terrorismo, assicurando in modo efficace la sicurezza della popolazione, non contraddice i principi della democrazia. A questo dovrà abituarsi l'Europa occidentale nei prossimi anni".

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Tags:
ISIS, sicurezza nazionale, Sicurezza, Attentato terroristico, Terrorismo, Lotta al terrorismo, Israele, Unione Europea
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