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11:24 20 Agosto 2019
Sostenitori di Erdogan

Il caos in Turchia visto dalla stampa estera

© AP Photo/ Emrah Gurel
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Il tentato colpo di stato avrà una forte ripercussione sulla guerra in Siria e sui rapporti di Ankara con i partner occidentali.

Il quotidiano Wall Street Journal ha intervistato alcuni esperti i quali ritengono che il caos in Turchia è capace di annullare ogni tentativo da parte di Mosca e Washington nella lotta contro il Daesh in Siria.

«Ogni proposta (del segretario di Stato John Kerry, ndr), fatta durante la sua visita a Mosca, sarà ancora più difficile da mettere in pratica. Non sappiamo per certo chi in Turchia ora si prenderà la responsabilità», considera l'esperto di Medio Oriente Andrew Tabler, citato dal WSJ.

Secondo il Financial Times, il presidente degli USA, Barack Obama, è stato a lungo deluso dalla politica di Erdogan, in particolare le sue azioni contro i media, ma Washington è ancora fortemente dipendente da Ankara.

«La Turchia è uno dei tre paesi non arabi in Medio Oriente e membro della NATO con una vasta esperienza di opposizione alla Russia. Ankara è anche estremamente importante nella lotta al Daesh, soprattutto dopo che ha messo a disposizione dei bombardieri americani la base Ingirlik per le operazioni in Siria ed Iraq», scrive il FT.

Il tentativo di colpo di stato militare in Turchia è una ‘grande sfida' per gli USA e gli alleati europei dell'Alleanza, secondo l'esperto del Center for a New American Security Nick Heras.

José Ignacio Torreblanca del quotidiano spagnolo El Pais osserva che la Turchia l'importante Status geopolitico di bastione orientale della NATO, che neppure lo stile autoritario del presidente Recep Erdogan ha reso meno fragile e vulnerabile.

Secondo il giornalista Erdogan è il leader del mondo musulmano, alimentando l'idea di costruire un ordine di ‘neo-ottomano', ma ora si trova isolato sia all'interno del paese che sulla scena della politica mondiale.

«Proclamando il principio di politica estera del ‘nessun problema con i vicini', illustrando le dinamiche di confronto con tutti (gli Alleati), in particolare con paesi chiave come la Russia, l'Iran e Israele. Solo di recente ha cercato di cambiare direzione. Il suo obiettivo, rovesciare Assad in Siria, non solo non è stato centrato, ma ha anche creato profondi contrasti interni», scrive il giornalista spagnolo.

Per il giornalista del Guardian, Ian Black, la retorica di Erdogan ha diviso la società ed ha innescato dispute etniche e religiose.

Tradizionalmente, l'esercito turco si considera il custode della laicità dello Stato, dice Black, e ogni anno tra i militari cresce l'insoddisfazione per lo stile autoritario del governo di Erdogan. Inoltre, l'esercito non ha capito che il ‘rovesciamento' della politica estera turca è il miglioramento delle relazioni con Russia e Israele e la normalizzazione dei rapporti con Damasco. Alla fine Erdogan potrebbe agire per rassicurare i suoi sostenitori dalla comunità imprenditoriale, preoccupati per i gravi problemi dell'economia turca.

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