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    L’obiettività dei media occidentali nei confronti della Russia

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    L’ex funzionario del dipartimento di Stato americano e rubricista del quotidiano The Nation James Carden ha analizzato le pubblicazioni sui media occidentali autorevoli e ha scoperto che per illustrare la Russia non rispettano minimamente gli standard giornalistici.

    "Se dovessimo indicare un leader di questa industria non potrebbe che essere il Washington Post", afferma Carden.

    A metà giugno la giornalista del Washington Post Ellen Nakashima ha pubblicato quello che secondo Carden potrebbe sembrare un'esclusiva, il Watergate dell'era virtuale. Si tratta del reportage sulla violazione del server del Comitato nazionale del Partito Democratico (DNC) da parte di ipotetici hacker russi. La giornalista ha scritto che essi si sono introdotti nel database e hanno sottratto il dossier dei democratici su Trump. Dopo l'articolo della Nakashima è apparsa la notizia che l'attacco hacker è stato rivendicato da un certo Guccifer 2.0. E in un'intervista a Vice Motherboard egli si definisce rumeno, non russo. Ma il corrispondente del WP ha ignorato la sua dichiarazione, scrivendo che gli analisti propongono, nonostante non abbiano prove a sostegno della loro tesi, che Guccifer 2.0 sia in realtà un fuoriuscito del gruppo di hacker russi che ha forzato il server, benché ammettono che "chiunque altro, oltre ai russi, potrebbe avere accesso alla rete del DNC".

    Sul New York Observer alcuni giorni dopo è apparsa la notizia che un gruppo di hacker del Daesh opera anche in Russia. E la conduttrice della MSNBC Rachel Maddow ha dichiarato che dietro il gruppo di hacker ci sia il presidente russo.

    Oltre alla storia degli haker, Carden segnala che il WP ha pubblicato un articolo in base al quale sembrerebbe che il candidato alle presidenziali USA Dolnald Trump sia molto vicino al Cremlino. L'autore riflette sul "curioso aspetto"di benevolo atteggiamento verso la Russia della campagna elettorale di Trump, visto che nell'entourage dei politici americani prevale il relazionarsi a Putin "come ad un bandito". Ma alla luce dei periodici incontri tra il presidente russo e il segretario di Stato John Kerry e le conversazioni telefoniche con Barack Obama, questa affermazione per Carden non ha alcun fondamento. I membri della famiglia Trum sin dagli anni ‘80 hanno più volte visitato la Russia per lo sviluppo delle relazioni affaristiche. "Nonostante tutti i suoi difetti come un uomo d'affari, per cosa si distingue Trump da tutti gli altri grandi uomini d'affari americani e occidentali che cercano di opportunità di business in Russia?", chiede Carden.

    I giornalisti del WP sono preoccupati che l'ambasciatore della Russia negli USA violi la tradizione dei diplomatici di stare lontani dalla politica interna del paese in cui lavorano, partecipando ad un discorso di Trump a Washington sulla politica estera. Carden ha osservato che questa tradizione è stata violata anche dall'ambasciatore americano in Ucraina Geoffrey Payet e dall'assistente del segretario di Stato Victoria Nuland, partecipando alle proteste anti-governative a Kiev nel dicembre 2013.

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    Opinioni della stampa, Media, Washington Post, Vladimir Putin, Barack Obama, Donald Trump, USA
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