01:54 08 Marzo 2021
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Continuano a confluire nello Stato Islamico unità di Abu Sayyaf. L'"emiro" locale diventa Isnilon Hapilon (Abu Abdullah al Filipini). Si guarda alla regione, ma l'arcipelago potrebbe rivelarsi fatale per Daesh.

L'Isis, sotto forte pressione nei tradizionali teatri di combattimento (Iraq, SIria e Libia), sposta la sua aerea di influenza ad est in cui ha trovato terreno più fertile. In particolare nelle Filippine, dove ha creato una "provincia". La conferma viene da un video diffuso da Daesh, in cui appaiono diversi miliziani con bandiere della formazione e armi, di cui scrive il Long War Journal. Il filmato mostra diversi "battaglioni" del gruppo terroristico locale Abu Sayyaf (Asg), mentre giurano fedeltà allo Stato Islamico. Tra questi ci sono l'Abu Dujana, l'Abu Khubaib, il Jundallah e l'Abu Sadr, che si sono uniti alle unità già sotto il cappello della formazione terroristica: Jund al Tawhid, Ansar al Sharia e and Marakah al Ansar. A comandare le forze c'è Isnilon Hapilon (alias Abu Abdullah al Filipini), che appare nel video, la cui nomina era stata formalizzata lo scorso aprile sulla newsletter jihadista Al Naba. L'uomo, di conseguenza nominato "emiro" della provincia, è la figura più importante di Abu Sayyaf che ha defezionato per unirsi all'Isis. Ciò dopo mesi che gli emissari del "Califfato" hanno lavorato per costruire alleanze con entità locali, promettendo loro prestigio, armi e finanziamenti.

Daesh
© AFP 2021 / HO / ALBARAKA NEWS
L'Isis negli ultimi mesi, comunque, nelle Filippine non si è limitata al lavoro "diplomatico", ma ha agito anche sul terreno conducendo una serie di attacchi, di cui uno è stato inserito nel video. SI tratta di un combattimento tra i jihadisti dello Stato Islamico e le forze di sicurezza locali, vinto dai primi. Tanto che il "bottino di guerra" ammonta a diversi mezzi e armi. Comunque, buona parte del filmato è stato girato in Siria, caratteristica tipica del Daesh per ingigantire fatti meno eclatanti. In questo contesto, però, mostra diversi foreign fighters indonesiani, malesi e filippini a Raqqah che ribadiscono la loro lealtà alla formazione e incoraggiano altri a seguirli nel sud est asiatico. A parte la volontà di mostrare il "Califfato" più grande e potente di quello che realmente è per usi prettamente propagandistici, il video conferma allo stesso tempo che l'Isis sta guardando sempre più alla regione asiatica, area che tradizionalmente è sempre stata sotto l'ala di al Qaeda e della sua branca locale, Jemaah Islamiyyah (JI). Quest'ultima formazione, infatti, sta soffrendo di pesanti e numerose defezioni da parte di suoi membri a favore dello Stato Islamico.

Quest'emorragia di combattenti si è aggravata quasi da subito a seguito della fuoriuscita di Abu Bakar Bashir, leader spirituale e co-fondatore di JI, per unirsi all'Isis. Di contro, i suoi due figli non hanno voluto seguire la medesima strada e insieme ad altri hanno formato il proprio gruppo: la Jemaah Ansharusy Syariah, che oggi conterebbe secondo il Jakarta Post su oltre il 50 per cento dei vecchi seguaci di Bashir. Invece hanno scelto di unirsi a Daesh i jihadisti del Mujahideen Indonesion Timor (Mit) e il loro capo, Abu Warda Santoso, inserito nella lista dei terroristi globali dagli Stati Uniti. Di fatto, almeno a oggi, appare probabile che l'Isis tenti di continuare a espandere la sua presenza nel sud est asiatico, in quanto c'è minore resistenza da parte dei governi locali rispetto ad altre aree e il vecchio network di al Qaeda è indebolito dalle molte defezioni e dalle operazioni continue delle forze di sicurezza locali. Le Filippine, però, rischiano anche di essere la "tomba" dei fondamentalisti proprio per la loro conformazione geografica. Essendo un arcipelago, la presenza dei miliziani è circoscritta ad alcune isole, soprattutto nel sud (vedi Mindanao), facilmente "isolabili" dalle forze armate e "bonificabili". Non solo. Una eventuale fuga potrebbe avvenire esclusivamente via mare, ma nell'area è stato recentemente rinforzato il presidio militare.

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ISIS, Terrorismo, Filippine
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