15:57 30 Novembre 2020
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In un'intervista con RIA Novosti il vice ministro degli Esteri russo Gennady Gatilov ha parlato della visita in Russia del segretario generale dell'ONU e dell'imminente elezione del nuovo segretario generale, della possibile ripresa dei negoziati a Ginevra e della posizione di Mosca riguardo una possibile operazione militare della NATO in Libia.

Leggi la prima parte

"Riteniamo che i negoziati dovrebbero riprendere al più presto possibile e non ci dovrebbero essere ritardi artificiali".

Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri russo, Gennady Gatilov, in relazione ai colloqui intra-siriani, aggiungendo che dovrebbe essere fatto ogni sforzi affinché il processo negoziale riprenda.

"Inoltre, è auspicabile che questo avvenga nel formato di dialogo diretto tra le parti, tra le delegazioni del governo e dell'opposizione", ha aggiunto rilevando però che sul versante dell'opposizione non c'è unità.

"Ciò crea un ostacolo molto serio — ha sottolineato — per il lancio di un processo di negoziati sostanziale".

Un singolo gruppo di opposizione siriano non può dettare le sue richieste nei colloqui di pace.

I colloqui intra-siriani "non devono essere presi in ostaggio dai desideri — ha spiegato, — dalle aspirazioni di un singolo gruppo dell'opposizione, che non può dettare le sue richieste. La situazione è già difficile di per sé".

Gatilov ha ricordato che spetta alla comunità internazionale rilanciare i colloqui di pace, ma allo stesso tempo ha ricordato che "come sappiamo bene, la delegazione per l'Alto comitato per i negoziati (Hnc) ha lasciato l'ultimo round a Ginevra mentre quella del governo ha reiterato la sua partecipazione ai colloqui e la sua disponibilità a portarli avanti. Ora la situazione non è chiara".

Crediamo che l'Alto comitato per i negoziati rappresenti solo una parte dell'opposizione, ci sono gruppi non meno influenti e importanti che dovrebbero prendere parte ai colloqui. Mi riferisco prima di tutto ai curdi, che, purtroppo, sono ancora esclusi da questo processo, anche se tutti sanno che sono una forza politica e militare rilevante. Controllano una parte significativa del territorio siriano, hanno un'influenza militare piuttosto consistente, lottano con successo contro i gruppi terroristici in Siria. In questo contesto la risoluzione di alcune questioni senza il loro coinvolgimento appare controproducente e non ha alcuna chance sul futuro del sistema politico siriano, sulla Costituzione futura e così via. Escludere gli interessi dei curdi da questo processo sarebbe sbagliato, in quanto le soluzioni raggiunte non sarebbero percorribili.

Questo problema esiste per una ragione: la Turchia si oppone fermamente alla partecipazione dei curdi nel processo diplomatico. E' un diktat affermare che se i curdi saranno invitati, Ankara darà il via libera ai suoi referenti nel Comitato Supremo di lasciare i negoziati.

"I colloqui sulla Costituzione non sono cominciati, non ce ne sono in corso sul governo di transizione al momento e non possiamo dire che in questi settori ci saranno progressi raggiungibili entro il 1 agosto".

"L'obiettivo principale — ha aggiunto — non deve essere quello di ottenere dei risultati entro quella data, anche se idealmente sarebbe stata una buona cosa".

Riguardo alla "separazione dei compiti" tra la Russia e gli Stati Uniti in Siria, Gatilov ha affermato che esistono meccanismi bilaterali russo-americani.

"Abbiamo instaurato un canale diretto di comunicazione, avvengono consultazioni sul piano militare. Tra i nostri militari e quelli statunitensi c'è scambio di informazioni, opera un un centro di coordinamento a Ginevra, ci sono contatti tra i nostri militari a Hmeymim e gli americani ad Amman. In questo senso esiste un coordinamento abbastanza consolidato, anche per identificare le aree di azione dei gruppi terroristici. Il problema principale, che ora esiste, riguarda la dissociazione tra i terroristi di Al-Nusra e del Daesh e la cosiddetta opposizione moderata. Dal quadro attuale emerge che in molte aree operano indistintamente, è difficile tracciare una linea di demarcazione chiara."

 Comunque, ci sono progressi significativi sulla consegna di aiuti umanitari in Siria.

A Kurdistan Workers Party (PKK) fighters guards a post flying the PKK flag. File photo
© AFP 2020 / AHMAD AL-RUBAYE
"Grazie al nostro lavoro con il governo del paese mediorientale siamo riusciti a ottenere molti risultati", ha spiegato aggiungendo però che — nonostante i progressi — la consegna aerea di aiuti alle popolazione assediate nei sobborghi di damasco è complicata, a seguito del fatto che i miliziani posseggono armi anti-aeree in grado di abbattere velivoli ed elicotteri.

"Il ruolo della Russia nella semplificazione delle consegne di aiuti umanitari — ha concluso — è riconosciuto da tutti, anche da i partner inclusi gli americani e gli inviati Onu, nonché dalle agenzie umanitarie che partecipano al processo".

Sulla Libia Gatilov ha detto che la Russia non sosterrà un'operazione militare della Nato.

"I colloqui sul fatto che abbiamo bisogno di qualche operazione Nato in Libia sono infondati, ovviamente, in assenza di una rispettiva decisione del Consiglio di sicurezza Onu".

 "Abbiamo visto tutto ciò un paio di anni fa e sappiamo che la decisione del Consiglio — ha proseguito — è stata usata, all'esatto opposto dagli obiettivi che erano stati identificati nel documento. Di conseguenza, non ritengo che questa volta 'benediremo' le azioni dell'Alleanza atlantica, un'operazione militare in questo paese".

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Rapporti con opposizione siriana, Cooperazione con gruppi d'opposizione in Siria, Conflitto in Siria, crisi in Siria, NATO, Alto Comitato per negoziati, Gennady Gatilov, Libia, Turchia, Siria, USA
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