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    Pier Luigi Delvigo alla Piazza Rossa, Mosca

    Gli USA bloccano “siberian walker”, il camminatore italiano

    © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
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    Tatiana Santi
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    È conosciuto come “siberian walker”, un italiano che una volta in pensione ha scoperto la passione per il camminare e all’età di 67 anni ha attraversato tutta la Russia a piedi! Pier Luigi Delvigo ha deciso di percorrere anche gli Stati Uniti, ma il Paese delle libertà gli ha riservato una brutta sorpresa.

    Dietro alle spalle, o meglio, sotto i piedi del camminatore genovese sono passati lunghissimi chilometri, dal cammino di Santiago de Compostela ai percorsi nelle Repubbliche Baltiche e all'immensa Russia attraversata da San Pietroburgo fino a Vladivostok.

    • Pier Luigi Delvigo a Peterhof nei pressi di San Pietroburgo
      Pier Luigi Delvigo a Peterhof nei pressi di San Pietroburgo
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    • Pier Luigi Delvigo di fronte al cavaliere di bronzo, un monumento dedicato a Pietro I il Grande, San Pietroburgo
      Pier Luigi Delvigo di fronte al cavaliere di bronzo, un monumento dedicato a Pietro I il Grande, San Pietroburgo
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    • Pier Luigi Delvigo alla Piazza Rossa, Mosca
      Pier Luigi Delvigo alla Piazza Rossa, Mosca
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    • Un monumento dedicato alle tigri siberiane dietro la tenda di Delvigo all'entrata di Vladivostok
      Un monumento dedicato alle tigri siberiane dietro la tenda di Delvigo all'entrata di Vladivostok
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    • Piedi a bagno nel Pacifico
      Piedi a bagno nel Pacifico
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    • La mappa completa del viaggio
      La mappa completa del viaggio
      © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
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    © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    Pier Luigi Delvigo a Peterhof nei pressi di San Pietroburgo

    Era la volta degli Stati Uniti, zaino in spalla e tanto entusiasmo come sempre, pronti e via. Qualcosa però è andato storto. Sputnik Italia ha voluto ripercorrere assieme al protagonista di questa storia, Pier Luigi Delvigo, le sue camminate per il mondo, soffermandosi sul suo viaggio in Russia e sulla sua avventura americana.

    — Pier Luigi, lei ha fatto diversi viaggi a piedi per il mondo. Ci potrebbe raccontare delle sue imprese, com'è nata quest'avventura?

    — Tutto è nato per caso, non si trattava di una cosa programmata. La prima camminata è stata il percorso di Campostela. Ho percorso 800 chilometri in 21 giorni circa. Fino ad allora non mi piaceva tanto camminare, perché preferivo correre. Da quel viaggio ho cominciato anche a camminare. Dopo Campostela ho deciso di fare una camminata in Russia, all'inizio pensavo di fare da San Pietroburgo a Mosca. Ho iniziato dalle capitali baltiche, il visto durava 3 mesi, ad un certo punto mi sono ritrovato a Mosca molto presto, avevo del tempo e ho deciso di proseguire. In questo modo sono arrivato ad Ekaterinburg. Ogni volta che scadeva il visto tornavo in Italia, ma poi riprendevo il percorso da dove l'avevo lasciato. Alla fine, attraverso il lago Bajkal, ho concluso il mio percorso a Vladivostok.

    — Quali sono state le particolarità della sua camminata attraverso la Russia, che cosa le è rimasto più impresso?

    Donetsk, prima del 9 maggio
    © Foto del blogger Vittorio Rangeloni

    — Metterei i russi al primo posto come ospitalità in generale, anche come assistenza lungo la strada, nel fornirmi cibi, viveri. Questo soprattutto nell'ultima tratta della mia camminata, ero già diventato famoso. Sui social network girava la voce che un italiano stava attraversando la Russia a piedi, ogni chilometro c'era qualcuno che voleva farsi una fotografia per ricordo con me.

    Sotto l'aspetto della natura, mi ha colpito l'immensità degli spazi vuoti. Noi siamo abituati in Europa dove tutto è densamente popolato, in Siberia gli spazi sono ancora tutti teoricamente da ripopolare. Spazio ce n'è. Dal punto di vista della sicurezza non mi è mai successo niente, anche se dormivo in tenda. Questo comunque da tutte le parti, anche in Europa.

    — Recentemente ha deciso di intraprendere un viaggio anche negli Stati Uniti, dove ha avuto dei problemi però. Di che tipo?

    Pier Luigi Delvigo in America
    © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    Pier Luigi Delvigo in America

    — Il mio obiettivo era di fare la traversata degli Stati Uniti per completare sullo stesso livello il giro del mondo. Avevo in mente di fare la Route 66 da Santa Monica a Chicago e poi da Chicago verso New York. Per questo viaggio ho richiesto al Consolato un visto più lungo di 3 mesi. Ovviamente mi hanno chiesto un sacco di documenti, sulla proprietà, i miei conti, c'è stato un interrogatorio alla fine a Milano. Mi è stato dato un visto di ben 10 anni. Sono partito quindi da Los Angeles. Ho attraversato il deserto a 44 gradi, però non era un caldo insopportabile, c'era vento e non ci sono stati problemi enormi. Seguivo la Route 66 secondo le cartine che davano le varie città. Andavo lungo il percorso dei ciclisti. Per tutta la California non ci sono stati problemi.

    Ad un certo punto ho incontrato un poliziotto, il quale mi ha detto che io non potevo più proseguire lungo quella strada, anche se ero nella pista ciclabile. Diceva che era pericoloso, ma non era vero: la pista ciclabile era molto più sicura dell'autostrada.

    Delvigo e macchina polizia
    © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    Delvigo e macchina polizia

    — Che cos'è successo concretamente quando l'ha bloccata il poliziotto?

    — Secondo la loro normale prassi, mi ha chiesto se avevo delle armi, poi mi ha perquisito e mi ha fatto salire in macchina. Mi ha fatto scendere in autogrill fuori dall'autostrada. Se volevo proseguire avrei dovuto prendere un autobus o fare l'autostop. A quel punto ero in città, a Flagstaff. Sono andato in Comune per risolvere il problema. Ero vestito da camminatore, con lo zaino, ovviamente il mio aspetto non era dei migliori, venivo da 20 giorni di deserto. Al comune ho chiesto del sindaco, ma non mi stavano nemmeno a sentire. Io avevo richiesto delle documentazioni sul divieto di andare a piedi per quella strada.

    Non sono riuscito nemmeno a varcare la soglia del Comune. La documentazione su questo presunto divieto non me l'hanno mostrata, mi hanno mandato in biblioteca a cercarla lì. La signora della biblioteca era gentile e al computer ha cercato di aiutarmi.

    Io mi sono un po' lamentato, perché ho sempre pensato che l'America fosse la terra delle libertà, loro invece non mi lasciavano nemmeno camminare. Mi privavano di un diritto elementare, percorrere la strada, come i pionieri hanno sempre fatto, a piedi. Ho fatto presente che in Russia, che ho attraversato a piedi, non mi è mai successo niente, la polizia non mi ha mai disturbato!

    — A quel punto che cos'ha fatto?

    — La signora della biblioteca mi ha consigliato di andare al Palazzo di Giustizia. Mentre stavo in biblioteca è arrivato un poliziotto e mi ha detto che dovevo uscire dalla biblioteca e che non dovevo più tornare in Comune. A quel punto sono andato al Palazzo di Giustizia. Un funzionario mi ha detto che io posso proseguire su quella strada. Io ho chiesto un documento scritto, perché il problema non si riproponesse più. Il funzionario non ha voluto mettere per iscritto la sua versione.

    La polizia statunitense non ha permesso a Delvigo di proseguire il suo viaggio
    © Foto: fornita da Pier Luigi Delvigo
    La polizia statunitense non ha permesso a Delvigo di proseguire il suo viaggio
    Sono tornato personalmente dal poliziotto che mi fermò. Non voleva nemmeno starmi a sentire. Mi aveva proposto di fare altri sentieri, al di là del filo spinato dell'autostrada, quindi attraverso le montagne. Mi è toccato tornare a casa.

    — Ha mai avuto difficoltà simili durante gli altri suoi viaggi?

    — Quando sono stato in Russia sul fiume Amur, c'era un ponte di 4 chilometri e mezzo, i pedoni non potevano attraversarlo, era proibito. Quando sono arrivato lì, c'erano le guardie a presidiare il ponte. Le guardie hanno fatto una chiamata e poi mi hanno dato il permesso di attraversare il ponte. Mi hanno accompagnato. Hanno risolto il problema. Invece in America non c'è stata alcuna duttilità da parte della polizia.

    Io penso che il motivo determinante fosse il mio aspetto da vagabondo, non tanto ben messo che disturbava la polizia. È come nel primo film di Rambo: all'inizio Rambo arriva in paese e lo sceriffo dice che non vogliono vagabondi, gli consiglia di fare un buon bagno. Mi sono trovato nella stessa situazione.

    — Ha già delle nuove tappe in mente?

    — Mi devo un po' riprendere, di solito non dico quel che devo fare, non anticipo mai. Anche se quest'ultimo è un percorso incompiuto, non avrei voluto interromperlo.

    — Per lei che cosa significa camminare? Consiglierebbe ai nostri lettori di provare un'esperienza simile?

    — In bicicletta si trova parecchia gente che fa dei viaggi lunghi. A piedi è una cosa più rara. Io ho già 69 anni, ho cominciato le mie camminate a 64 anni. Da ragazzo invece non avevo mai dormito in tenda, in campeggio!

    Consiglio alla gente della mia età, che è già in pensione, di provare quest'esperienza, non è difficile come sembra. Quando sei sulla strada, ritrovi delle forze che non hai mai pensato di avere. Non tutti devono fare 40 chilometri al giorno. Non è così difficile come può sembrare. In bici e in moto non si può vedere tutto. A passo d'uomo si vede tutto invece, si vede la realtà com'è.

    Cari lettori, buone camminate a tutti!

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Viaggi, Pier Luigi Delvigo, Italia, USA, Russia
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