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23:11 17 Agosto 2019
Russia's largest flag unfolding ceremony

Sindaco Fassino: tra i partigiani sovietici e la Russia di oggi

© Sputnik . Iliya Pitalev
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Marco Fontana
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A Torino si è svolto un evento pieno di significato: il 17 marzo al Campo della Gloria del Cimitero Monumentale il sindaco Piero Fassino ha omaggiato le spoglie dei partigiani sovietici insieme al presidente della Duma della Federazione Russa, Sergej Naryškin.

Sputnik Italia ha colto l'occasione per porre delle domande al primo cittadino torinese, specialmente sul rapporto con la Russia.

Piero Fassino
© Foto : fornita da Piero Fassino
Piero Fassino

 Signor Sindaco, con la scomparsa graduale della generazione partigiana si rischia di perdere la memoria storica: Torino e l'Anci come si stanno muovendo?            

 Mi ha fatto molto piacere partecipare insieme al presidente della Duma di Stato Russa Naryškin alla cerimonia di fronte alle tombe dei partigiani sovietici, alla cui composizione partecipò con delicatezza e pietà Nicola Grosa, comandante della 46° Brigata Garibaldi. È stato un omaggio doveroso, al quale hanno aderito i rappresentanti delle associazioni partigiane e degli ex internati. Gli eroi della Resistenza sono un esempio con cui trasmettere i valori di giustizia, libertà e democrazia.Occorre conservare nella memoria collettiva il ricordo di quel periodo infausto anche dopo molti decenni. Il passare del tempo porta con sé il rischio di smarrire la percezione di ciò che è successo e del carico di sofferenze patite per ridare all'Italia la libertà soffocata per 20 anni.

 In questo momento di tensione tra Europa e Russia quali punti di contatto avete trovato con Naryškin?

Piero Fassino insieme al presidente della Duma della Federazione Russa, Sergej Naryškin, in visita con una delegazione ufficiale per partecipare ai lavori della Conferenza Interparlamentare sulla Carta Sociale Europea.
© Foto : fornita da Piero Fassino
Piero Fassino insieme al presidente della Duma della Federazione Russa, Sergej Naryškin, in visita con una delegazione ufficiale per partecipare ai lavori della Conferenza Interparlamentare sulla Carta Sociale Europea.

 La consapevolezza di giungere al più presto alla distensione dei rapporti tra popoli che hanno un interesse comune: la pace universale a beneficio dei rispettivi Paesi. Nel mondo globalizzato le crisi interne si ripercuotono sulla società e sull'economia internazionale, minando prosperità e prospettive. I Paesi UE sono impegnati nell'individuazione di una strategia che superi le sole dimensioni del rigore e dell'austerità a vantaggio di politiche economiche e monetarie espansive e flessibili, capaci di rilanciare investimenti e creare nuovamente lavoro.

 Che cosa può fare la Russia per Torino e per l'Italia, e viceversa?

 Il comprensorio piemontese è la seconda più importante area italiana per le esportazioni. I consolidati rapporti di interscambio economico tra Italia e Russia sono penalizzati in questo frangente.

 Avete discusso della Carta Sociale Europea: quali evoluzioni si sono prospettate per accrescere e tutelare i diritti dei Paesi aderenti?

 La Carta, sottoscritta proprio a Torino il 18 ottobre 1961, è uno dei documenti basilari che nel nostro continente regola l'applicazione dei diritti che investono la vita delle persone, delle famiglie, delle nostre comunità, delle nostre nazioni. Si tratta di diritti essenziali alla convivenza civile e alla piena affermazione dell'uguaglianza in ambiti come lavoro, istruzione, salute, parità di genere e riconoscimento della soggettività di ogni persona. A Torino è stata rilanciata con forza la centralità dei diritti sanciti nella Carta, la loro permanente attualità e la necessità di un impegno di Governi e Parlamenti per dispiegare tutti gli strumenti utili a un concreto esercizio di essi da parte dei cittadini.

— Le sanzioni alla Russia stanno danneggiando le imprese italiane: qual è la Sua posizione in merito?

 Auspico fermamente che l'Europa adotti al più presto una risoluzione che consenta di riprendere i rapporti con la stessa intensità.

 La Regione Lombardia è riuscita a chiudere un protocollo di collaborazione con la Siberia con l'accordo del governo Renzi. E Torino si muoverà in tal senso se Lei rivincerà le elezioni?

 Ne sono assolutamente convinto. Crediamo nella cooperazione tra territori nei settori economici, cercando in tutti i modi di implementarla anche con scambi culturali di arte e musica. Con l'Ermitage di San Pietroburgo e il Bol'šoj di Mosca i rapporti sono ormai consolidati. Inoltre stiamo collaborando allo studio di una linea ferroviaria veloce che tra qualche lustro possa collegare i nostri Paesi, riducendo le distanze.

 L'emergenza profughi sta mettendo a dura prova la tenuta sociale delle città italiane. Quale strada sta percorrendo come sindaco?

 Col suo carico di dolore ha fatto irruzione nella nostra realtà il tema dei migranti, che affluiscono in Europa con la speranza di ritrovare dignità e certezze negate nei loro Paesi. Un flusso ininterrotto di disperati che via mare approdano in Grecia, Italia, Spagna e sulla via balcanica e mirano a stabilirsi in Germania o nel nord Europa. E alla moltitudine di rifugiati provenienti da Libia, Siria, Iraq e Yemen, si uniscono i migranti di tipo economico provenienti dall'Africa Sahariana, dall'Asia minore e dal Golfo Persico. Un fenomeno a cui molti governi, subendo la pressione di pulsioni populiste e umori nazionalistici, hanno ritenuto di rispondere chiudendo le frontiere e mettendo in discussione Schengen. È una pericolosa illusione. Serve invece una strategia europea capace di governare l'accoglienza e l'integrazione. Nessuna persona civile può restare insensibile di fronte ai corpi inerti dei bambini e delle persone vittime dei naufragi sui barconi dei trafficanti. Serve una strategia europea per le crisi che scuotono il Mediterraneo a partire da Libia e Siria e ne serve una anche per i Paesi afflitti da povertà e sottosviluppo, in cui creare condizioni dignitose di vita e di lavoro. Sotto il profilo umanitario le porte delle case dei nostri concittadini si sono aperte volontariamente per accogliere le famiglie dei profughi.

 Che cosa potrebbe fare di più l'Occidente per arginare il fondamentalismo islamico?

 Il terrorismo semina morte e sofferenza in tante città del nostro continente. Le tragedie di Parigi e Bruxelles ci sollecitano a sviluppare un'azione di contrasto, che per essere efficace e tempestiva richiede anche in questo caso una dimensione mondiale, non solo europea. In ogni criticità che affligge il mondo, un Continente può farcela solo se ritrova le ragioni forti della sua integrazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Terrorismo, sanzioni antirusse, Relazioni Internazionali, relazioni economiche, Relazioni Italia-Russia, Sergey Naryshkin, Piero Fassino, Italia, Russia
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