02:12 20 Settembre 2020
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Oggi in Europa non si fa altro che parlare di sicurezza e allarme terrorismo, risulta molto strano allora come mai i media italiani non riportino praticamente nessun’informazione sulla recente conferenza internazionale di Mosca sulla sicurezza.

Durante il convegno, dove ha partecipato anche il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan, sono stati discussi i temi della sicurezza globale, il terrorismo internazionale, la situazione in Siria e in altre regioni calde nel mondo. Come hanno ribadito sia il Ministro della Difesa russo Shoigu sia il Ministro degli Esteri Lavrov, di fronte alla minaccia del terrorismo internazionale è necessaria maggiore collaborazione e più fiducia da parte dell'Europa nei confronti della Russia.

Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)
© Foto : fornita da Tiberio Graziani
Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)
In effetti, è molto difficile lottare contro il terrorismo, quando si continua a dipingere con ogni mezzo la Russia come il peggior nemico in assoluto. Qual è il ruolo della Russia nella sicurezza internazionale? Per tirare le somme di questo importante convegno, Sputnik Italia ha raggiunto Tiberio Graziani, presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica (l'IsAG) e direttore della rivista Geopolitica, presente alla V edizione della conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca.

— Qual è il messaggio principale emerso dalla conferenza internazionale sulla sicurezza tenutasi a Mosca e in che clima si è svolto il tutto?

— La conferenza si è svolta in un clima molto costruttivo, perché questa V edizione ha dimostrato un certo interesse, rispetto ad altre conferenze analoghe in occidente, nei confronti della praticità. Si è cercato di trovare una soluzione senza un preconcetto ideologico.

COP21
© REUTERS / Stephane Mahe

Ultimamente alle conferenze che si occupano di sicurezza internazionale in occidente si è rimarcato un vecchio concetto del bipolarismo, vale a dire che i due attori principali globali sono gli Stati Uniti e la Federazione russa. Il sistema bipolare vero e proprio era vero nel passato, ma non più adesso.

Questo tipo di conferenza organizzato dal Ministero della Difesa russo ha riempito nella pratica questo concetto. Faccio riferimento in particolare al ministro della Difesa cinese. Il fatto che la Cina abbia partecipato, e non è la prima volta, a questo forum, ribadisce la presenza di un nuovo attore, vale a dire la Cina. Assistiamo di fronte ad una variazione del paradigma geopolitico, dal vecchio sistema bipolare si sta passando a qualcosa di diverso. La franchezza con cui i relatori si sono succeduti ha rimarcato proprio questo aspetto.

— Quali sono stati i temi principali del convegno?

— Ci si è concentrati su alcune zone calde del pianeta, sull'Asia centrale, sul Vicino e Medio Oriente, con particolare attenzione sulla situazione ancora irrisolta dell'Afghanistan. Ovviamente la gran parte dei relatori ha parlato della Siria.

Un altro dibattito interessante è stato dedicato alle rivoluzioni colorate, al tema della sicurezza non più di tipo internazionale, ma regionale, quella che interessa l'Europa centrorientale e chiaramente la Federazione russa. Le rivoluzioni colorate, come sappiamo, sono iniziate storicamente nella vecchia Serbia, per poi irradiarsi anche in Ucraina. Collegare questi due temi caldi, il Vicino Medio Oriente e l'Asia centrale da un lato, le rivoluzioni colorate dall'altro, ha permesso a chi ha partecipato al convegno di avere una visione molto più ampia e approfondita del problema.

— Al centro dell'attenzione c'è stato anche il tema del terrorismo internazionale. Qual è stato il filo rosso dei diversi interventi in merito?

— Si è potuto discutere sulla cooperazione militare fra i vari Stati e un grande interesse è stato rivolto ai Paesi dell'Asia Centrale, ma anche ai Paesi che fanno parte dei Brics, come la Repubblica dell'Africa del Sud.

Ovviamente si è parlato molto di terrorismo, ma un aspetto, che a mio avviso è stato preso molto da lontano, è su cosa sia effettivamente il terrorismo in questa epoca di trasformazione geopolitica. Credo di averlo sentito soltanto dai relatori cinesi, i quali dicono che il terrorismo è un'azione promossa da qualche Stato. Evidentemente il terrorismo globalizzato ha degli effetti che beneficiano alcuni Stati rispetto ad altri. Secondo me è una tematica che andrebbe approfondita maggiormente. Inoltre si è parlato di un nuovo sistema di sicurezza in Europa promosso dalla Federazione russa, che è molto attenta alle situazioni nel suo estero vicino. Intendo i rapporti con l'Ucraina e le relazioni con la Polonia per esempio.

— Com'è stato affrontato il problema della sicurezza in Europa?

— Da parte dei rappresentanti europei, ci sono state soltanto delle considerazioni di tipo istituzionale e diplomatiche. Non ci si è pronunciati in un verso o in un altro. Molto probabilmente si risente molto la tendenza nel cercare di ribadire il concetto delle sanzioni verso la Federazione russa. Questo nonostante alcuni Paesi europei cerchino di limitarle e contenerle.

— Tirando le somme di questo convegno e ragionando più in generale secondo te si arriverà a creare uno spazio di sicurezza comune fra Russia e Europa?

— A mio avviso nella situazione attuale sarebbe interessante promuovere uno spazio di sicurezza fra Europa e Russia proprio in quella fascia dove ci sono le maggiori tensioni, cioè in Ucraina. Questo perché deve essere uno sforzo comune ovviamente sia da parte dell'Europa sia della Russia. Andrebbero limitate al minimo le frizioni esistenti, perché non si può pensare esclusivamente alle tensioni di oggi, ma bisogna prospettare la costruzione di un cammino e un percorso comune verso la stabilità e la serenità internazionale, proprio in quella regione, che va dal Baltico e prosegue lungo il confine con la Russia.

— E la Russia che ruolo ha nella sicurezza internazionale?

— La Russia ha un grande ruolo e una grande responsabilità nella costruzione di questo spazio comune, però quello che mi preoccupa di più sono i Paesi dell'Unione europea, che sono nell'Alleanza Atlantica e quindi sottostanno da un punto di vista geostrategico alle intenzioni del loro alleato egemone, vale a dire gli Stati Uniti. Questi ultimi hanno un interesse globale e molto spesso utilizzano lo spazio europeo come una testa di ponte nei confronti della Federazione russa. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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sicurezza internazionale, Sicurezza, Crisi in Medio Oriente, crisi in Siria, NATO, BRICS, Vladimir Putin, Sergej Lavrov, Cina, UE, Europa, Siria, Russia
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