03:04 01 Novembre 2020
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Il primo ministro russo Dmitry Medvedev non ha escluso l’influenza esterna nella situazione nel Nagorno-Karabakh e ha ammesso l’esistenza di un ‘fattore turco’.

Secondo Medvedev, ci sono una serie di forze che tengono d'occhio le conseguenze del conflitto nel Nagorno-Karabakh e la sua influenza sulla situazione in Medio Oriente e viceversa.

«Quindi non escludo che in questo caso ci siano dei fattori che influenzano questo conflitto dall'esterno. Lo chiamate fattore turco. Probabilmente questo fattore turco c'è, anche perché la Turchia ha espresso la sua posizione», ha detto Medvedev sabato in un'intervista con la televisione russa.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva precedentemente dichiarato che Ankara «sin dall'inizio della crisi del Karabakh è stata al fianco all'Azerbaigian e continuerà ad esserlo». Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Chavusoglu, ha poi spiegato che la disponibilità del suo paese ad assistere l'Azerbaigian non significa che Ankara stia spingendo Baku alla guerra, e definito ‘propaganda nera' le notizie sul fatto che il presidente della Turchia stia provocando una guerra nel Nagorno-Karabakh.

Secondo il primo ministro russo, le dichiarazioni di Ankara, non possono non destare preoccupazione.

«Invece di esortare alla calma, dire: torniamo di nuovo al tavolo delle trattative, torniamo a discutere, smettiamo di sparare, sono state date precise valutazioni. Per cosa? Per gettare benzina sul fuoco?» ha detto Medvedev.

Medvedev ha aggiunto che la natura del conflitto del Nagorno-Karabakh è stata esaminata, ma non si può dire che la situazione si sviluppi su un campo sterile «quando le parti sono in conflitto tra loro».

 

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Tags:
Crisi, Guerra, Dichiarazione, Commento, Situazione nel Nagorno-Karabakh, Recep Erdogan, Dmitry Medvedev, Azerbaigian, Armenia, Turchia, Russia
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