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07:12 21 Luglio 2019
Un vigneto in Crimea

L'Italia che aggira le sanzioni produce in Crimea e vende in Russia

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Riccardo Pessarossi
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Altro che San Marino, la Crimea può essere la via per aggirare con efficacia le sanzioni russe. Come? Sfruttando le condizioni climatiche della regione ed i sussidi offerti alle imprese straniere per produrre in territorio russo quei prodotti "vietati".

Con questo obiettivo una delegazione di imprenditori italiani ha incontrato le autorità della Crimea e firmato un protocollo d'intesa. L'incontro è stato organizzato dal vice presidente del consiglio dei Ministri della Repubblica di Crimea, Ruslan Balbek, lo stesso che a settembre dell'anno scorso aveva favorito l'incontro tra la comunità italiana e il presidente Putin, ed oggi ha ringraziato la delegazione italiana per l'interesse mostrato verso la Repubblica di Crimea.

"Siamo molto felici di questo incontro a lungo atteso. Ringrazio l'associazione degli italiani di Crimea, che sta facendo un grande lavoro per rinforzare la collaborazione con l'Italia su tutti i fronti. Da parte nostra daremo alla controparte italiana tutto il sostegno necessario per realizzare con successo il loro progetto commerciale".

Ruslan Balbek e Francesco Lo Judice dopo la firma del protocollo d'intesa
© Foto : Governo della Crimea
Ruslan Balbek e Francesco Lo Judice dopo la firma del protocollo d'intesa

Di quest'ultimo ha parlato in esclusiva a Sputnik Italia, Francesco Lo Iudice, presidente della Camera di Commercio russo-tunisina e a capo della delegazione italiana che ha visitato la Crimea.

Perchè avete scelto proprio la Crimea?

— In questo momento alla Crimea serve uno sviluppo economico e come ho detto anche nell'incontro con le autorità, occorre che questo sviluppo assecondi la vocazione storica della penisola, che da sempre agricola e turistica. Qui non servono cementifici o acciaierie, ma aziende agricole. Questa è una terra che storicamente ha un legame con l'Italia ed anche il clima è simile a quello dell'Italia meridionale. Si possono produrre ortaggi, uva da tavola, vino, anche prodotti caseari.

— Concretamente, che cosa volete realizzare qui in Crimea?

— Il nostro obiettivo è quello di creare un parco agroalimentare dove avviare la produzione coinvolgendo aziende italiane che già operano all'estero, in Tunisia. In Crimea su 31 000 ettari di terreni agricoli disponibili solo 14 000 vengono coltivati. E i restanti 17 mila? Per questo motivo i peperoni al mercato costano quasi nove euro al kilogrammo o i pomodori che non sanno di nulla, coltivati qui in Crimea, in serra, costano 300 rubli al kilogrammo, quasi 5 euro. Il modello che abbiamo in mente è la costruzione di un parco agroindustriale secondo il formato PPP — Pubblic and Private Partnership. Le autorità della Crimea, con cui abbiamo firmato il protocollo d'intesa, ci danno degli incentivi che coprono fino all'80% delle spese. Nel parco industriale troveranno posto tutte le aziende del comparto produttivo: coltivazione sui campi ed in serra, confezionamento, trasporto.

  • Francesco Lo Iudice insieme ad Igor Ferri portavoce dell'Associazione degli Italiani di Crimea e cofondatore di Krimprom
    Francesco Lo Iudice insieme ad Igor Ferri portavoce dell'Associazione degli Italiani di Crimea e cofondatore di Krimprom
    © Foto : Governo della Crimea
  • La firma del protocollo d'intesa tra le autorità della Crimea e la delegazione di imprenditori
    La firma del protocollo d'intesa tra le autorità della Crimea e la delegazione di imprenditori
  • Vino della Crimea
    Vino della Crimea
  • Yalta
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  • Feodosia
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    © Sputnik . Sergey Malgavko
  • Feodosia
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  • Balaklava
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  • Sebastopoli, Crimea
    Sebastopoli, Crimea
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  • Hersones
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  • Il ponte che collegherà la Crimea alla terraferma ed è già in costruzione
    Il ponte che collegherà la Crimea alla terraferma ed è già in costruzione
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Francesco Lo Iudice insieme ad Igor Ferri portavoce dell'Associazione degli Italiani di Crimea e cofondatore di Krimprom

— Produrre in Crimea per aggirare le sanzioni è la scelta giusta?

— La Crimea è la soluzione, non c'è dubbio. Noi non abbiamo paura delle sanzioni, perché la nostra produzione sarà realizzata in Crimea, quindi in Russia, e commercializzata direttamente sul territorio russo. Fare affari con la Russia dalla Crimea conviene, perché non ci sono dogane e problemi logistici. Dall'Italia trasportare i prodotti in Russia è vietato per l'embargo, dalla Tunisia non ci sono voli diretti e vista la distanza anche un'altra forma di trasporto pregiudica la qualità del prodotto. L'opportunità per uscire dalle sanzioni è la delocalizzazione: garantisce prodotti a km 0, economicità e freschezza.

— E se, ipotizziamo, a luglio le sanzioni cadranno, secondo voi cosa succederà?

— Anche una volta che l'embargo verrà tolto il mercato non sarà più quello di prima. E' impensabile  un ritorno ai tempi in cui i russi compravano tutto dall'Europa e non solo per motivi economici, ma anche morali: i russi comunque hanno avvertito lo schiaffo che li ha dato l'Europa  e se lo ricorderanno prima di mettere mano al portafoglio per acquistare i prodotti di certi paesi.

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Tags:
Sanzioni, Tunisi, Crimea, Italia, Russia
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