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07:38 20 Ottobre 2019
Migranti in un campo d'accoglienza

Alla Turchia 6 miliardi di euro, all'Europa gli immigrati

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La marea di migranti che attraverso la Turchia cerca di raggiungere l'Europa rappresenta indubbiamente un problema di non facile soluzione e chi crede di risolvere il tutto semplicemente criticando o proponendo soluzioni miracolose quali la semplice chiusura di tutte le frontiere non si rende conto della complessità della cosa o è in malafede.

La marea di migranti che attraverso la Turchia o le coste del nord d'Africa cerca di raggiungere l'Europa rappresenta indubbiamente un problema di non facile soluzione e chi crede di risolvere il tutto semplicemente criticando o proponendo soluzioni miracolose quali la semplice chiusura di tutte le frontiere non si rende conto della complessità della cosa o è in malafede.

E' indubbio, che un flusso senza un equilibrio ottimale tra numeri, tempi e luoghi provocherà certamente gravi tensioni sociali e favorirà reazioni di rigetto che potrebbero anche diventare violente. 

E' per cercare di evitare queste sicure conseguenze che lo scorso 18 Marzo è stato firmato un accordo tra la Turchia e l'Unione Europea. La speranza è che i migranti siano controllati in Turchia e che solo a un loro limitato numero, e a una determinata tipologia di profughi, sia concesso di entrare in Europa. Purtroppo, anche questo tentativo manifesta gia' numerosi limiti e fa dubitare sulla sua possibile applicazione.

Prima di entrare nel merito di quanto concordato occorre però fare qualche premessa.

Le convenzioni internazionali adottate anche dall'Unione prevedono che il caso di qualunque richiedente asilo sia esaminato individualmente e, comunque, non possa essere respinto verso un Paese che non dia tutte le garanzie per il giusto trattamento dei migranti. Inoltre, la Costituzione italiana recita testualmente (art.10,3):

"Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha il diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge".  

E' evidente che se la prevista (ma mai redatta) legge dovesse accogliere alla lettera quanto scritto nell'articolo, tutti gli abitanti di ogni Paese asiatico e la maggioranza degli africani avrebbero, automaticamente, il diritto di essere ospitati in Italia. Immaginate le conseguenze? Fortunatamente, la nostra prassi al riguardo limita a coloro che corrono vero rischio di vita o sono soggetti a insopportabili discriminazioni la possibilità di ottenere l'asilo politico.

Parliamo ora di chi arriva in Europa attraverso la Turchia e ricordiamo che non si tratta certo di cittadini turchi, a meno che non siano etnicamente curdi e, quindi, perseguitati dal Governo di Ankara.

La gran parte di loro sono siriani che, comprensibilmente, fuggono dalla guerra. Altri arrivano dall'Iraq, dall'Afghanistan o, in misura minore, da altrove. E' superfluo ricordare che parlare di asilo politico a costoro, asilo giustificato dal rischio della vita, è fuori luogo: dal momento in cui sono arrivati in territorio turco o giordano o libanese nessuno di loro corre più il pericolo di essere ucciso ne' privato delle libertà basilari. Si può eccepire, ed è giusto, in merito alle modalità con cui questi fuggitivi sono trattati in questi Paesi, ma le loro intenzioni di fuga verso l'Europa sono evidentemente dettate da un (comprensibile) desiderio di migliorare le condizioni di vita future per se e per i propri familiari. Se così stanno le cose, è puramente ipocrita e fuorviante continuare a parlare di rifugiati politici e volerli distinguere da chi arriva da qualunque altro Paese del mondo. Si tratta, in altre parole, di profughi "economici" e non "politici"o "umanitari".

Non abbiamo a che fare con una pura distinzione semantica: la definizione che si vuole utilizzare cambia totalmente il tipo di trattamento previsto dalle Convenzioni e dalle leggi.

Veniamo ai contenuti dell'accordo.

Qualcuno dei Paesi europei ha manifestato dubbi sull'intesa adducendo che la Turchia non rispetta i minimi standard di qualità di vita per i migranti e che non è da tutti considerata un "Paese sicuro". In realtà, è forte il sospetto che queste obiezioni siano puramente strumentali e coprano un più prosaico desiderio di rifiutare l'obbligo di ricevere sul proprio territorio un certo numero di migranti o, addirittura, di dover contribuire ai miliardi di euro promessi. Nel testo si prevede che l'Europa rimanderà in Turchia tutti quelli che sbarcano in Grecia ma, per ogni siriano restituito, un altro siriano ancora in Turchia riceverà asilo nell'Unione.  Si ipotizza anche un numero massimo di "accettabili" nel nostro continente che corrisponderebbe a 72.000 l'anno. Se questo numero dovesse essere raggiunto, tutto l'accordo andrebbe rinegoziato.

Angela Merkel e Recep Tayyip Erdogan si scambiano dei doni...alla Turchia i soldi, all'Europa?
© AP Photo / Tolga Bozoglu, Pool
Angela Merkel e Recep Tayyip Erdogan si scambiano dei doni...alla Turchia i soldi, all'Europa?

In cambio di tutto ciò, la Turchia otterrà diverse concessioni: oltre ai tre miliardi di euro già garantiti, altri tre miliardi saranno aggiunti nel futuro, purché legati a specifici progetti che Ankara dovrà presentare. I turchi domandavano pure la riapertura di cinque tra i venti e più "capitoli" ancora in sospeso, condizioni necessarie per l'ingresso nell'Unione, ma il compromesso raggiunto si è limitato a prevederne uno tra quelli non particolarmente controversi. Oltre a ciò, l'Unione Europea garantirà, entro la fine di Giugno, l'eliminazione dei visti d'ingresso in Europa per i cittadini turchi, purché Ankara adempia, nel frattempo, a una lista di adeguamenti legislativi.  Quanto sottoscritto sarebbe dovuto entrare in vigore dal 20 di Marzo ma molte questioni sono rimaste e rimarranno in sospeso. Innanzitutto, la Grecia ha dichiarato di non essere in grado di esaminare in una settimana la situazione dei migranti gia' presenti poiché le procedure normali hanno sempre richiesto più di un anno. Questo è un punto cruciale perché un deterrente fondamentale per prevenire nuovi sbarchi starà proprio nella velocità con cui saranno espulsi quanti arrivati illegalmente. Poi, non si è chiarito che cosa si fara' dei migranti provenienti da Iraq e Afganistan, né esiste alcuna formale garanzia che i sei miliardi saranno veramente utilizzati per migliorare le condizioni di ricezione e di mantenimento dei profughi che resteranno in Turchia e non nell'acquisto di armi da usare contro i curdi.

Come ciliegina sulla torta c'è da aggiungere che, con l'arrivo della bella stagione e mari più calmi, il numero di tentati sbarchi verso la Grecia non potrà che aumentare lo stesso succederà anche per chi partirà dalla Libia verso l'Italia.

In conclusione, l'intesa del 18 Marzo è un tentativo, del tutto parziale e dubbio nella sua possibile e reale applicazione, ma è la dimostrazione che almeno qualcosa viene tentata. C'e' solo da rammaricarsi che tale intesa, avvenuta sotto ricatto, finisca col legittimare un Governo turco che, di giorno in giorno, dimostra sempre più il suo carattere autoritario, antidemocratico e pericoloso per l'Europa e il mondo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Immigrazione clandestina, Siria, Turchia
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