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    Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk abbraccia il primo ministro turco Ahmet Davutoglu dopo il vertice UE-Turchia a Bruxelles il 29 Novembre, 2015.

    Migranti, giornata conclusiva al vertice Ue–Turchia tra attese e tensioni

    © AP Photo/ Virginia Mayo
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    Juncker e Tusk incontrano Davutoglu per provare ad accelerare sul piano comune per la gestione della crisi umanitaria. Il premier turco assicura: “Troveremo un accordo”. Sullo sfondo rimangono però le esose richieste del suo governo e le posizioni di contrasto assunte da Cipro e altri paesi Ue. Possibile quindi un ulteriore rinvio delle trattative.

    Al via il secondo giorno di incontri a Bruxelles sulla questione dei migranti. Faccia a faccia a tre nella mattinata tra Davutoglu e il presidente del Consiglio Europeo Tusk e il capo dell'esecutivo Ue Juncker.

    "Sono sicuro che raggiungeremo i nostri obiettivi di aiutare i rifugiati e di rafforzare le relazioni Ue-Turchia", ha detto Davutoglu arrivando al palazzo dove è in corso il summit. "Per noi aiutare i rifugiati non è una questione di mercanteggiamento ma di valori umanitari ed europei", ha continuato il primo ministro ricordando come il suo paese abbia già accolto quasi tre milioni di profughi "senza assistenza significativa di nessuno". Meno distese e concilianti, invece, le dichiarazioni rilasciate dal presidente Erdogan all'avvio dei lavori: "Europa guardi ai suoi limiti, prima di dire alla Turchia cosa fare sui migranti".

    Si riparte dunque dalla bozza approvata la scorsa notte, a stento, dai capi di governo europei. "Trattative non facili", le aveva bollate la cancelliera tedesca Merkel. L'offerta dei 28 leader stabilisce un'accelerazione sui negoziati di adesione della Turchia all'Ue e sulla liberalizzazione dei visti entro giugno. In cambio però il governo di Ankara si impegna a riaccogliere tutti quei migranti arrivati sulle coste greche dove saranno registrati e dove verrà presa in carico la loro la richiesta di asilo dalle autorità locali, come stabilito dal regolamento di Dublino. Confermato quindi il meccanismo di ricollocamento, secondo il quale a ogni profugo riportato in Turchia dalla Grecia ne seguirà un altro reinsediato in Europa. Nel vecchio continente sarà obbligatorio accogliere sino a 18mila "reinsediati" mentre il resto dei posti verrebbero messi a disposizione dagli Stati membri su base volontaria.

    Ad addensare le nubi sul cielo di Bruxelles rimane la posizione molto critica assunta da Cipro circa il maxi piano di ricollocamenti, sul quale Ankara ha alzato il tiro chiedendo negli scorsi giorni altri tre miliardi per la firma dell'accordo. Il governo di Nicosia ha annunciato il suo veto nel caso in cui la Turchia non dovesse riaprire i collegamenti areo-portuali con l'isola del Mediterraneo. In più a complicare il cammino verso la risoluzione della crisi, resta in piedi la giusta formula da adottare per l'apertura dei nuovi capitoli di negoziazione finalizzati all'adesione della Turchia all'Ue. Ostacolo, verosimilmente, più consistente nelle contrattazioni tra Unione e governo di Ankara. La questione migranti, dunque, resta sempre più aperta.

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    Trattativa Turchia-Ue, ingresso in UE, Crisi dei migranti, Ahmet Davutoglu, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Angela Merkel, Cipro, Turchia, UE
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