19:11 11 Dicembre 2018
Donald Trump

Il Giappone si prepara alla vittoria di Trump negli USA

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I media giapponesi hanno iniziato la raccolta e l’analisi delle informazioni sul candidato alle presidenziali USA del partito Repubblicano, il miliardario Donald Trump, nel caso della sua vittoria alle elezioni.

Alexander Panov, orientalista russo, esperto dell'Istituto di USA e Canada, alto ambasciatore della Russia in Giappone, ha raccontato a Radio Sputnik quali sono le aspettative del Giappone sul cambio di padrone dello studio ovale della Casa Bianca.

Trump ha dichiarato che gli USA devono proteggere il Giappone e perfino iniziare una terza guerra mondiale, se necessario, ma il Giappone non dovrà difendere gli USA. Questa è una critica al fatto che il Giappone non si assume abbastanza impegni per l'accordo sulla collaborazione difensiva. E non è escluso che nel caso della vittoria di Trump, egli insisterà sull'intensificazione della partecipazione del Giappone nella collaborazione militare con gli USA. Secondo la Russia, Trump ha vedute più realistiche rispetto a Obama.

Trump crede che con la Russia bisogna mettersi d'accordo e collaborare, perché può essere utile agli USA nella risoluzione dei problemi internazionali. La Clinton ha perfino vedute più severe riguardo la Russia rispetto Obama. Perciò se il Giappone vuole risanare i rapporti con la Russia, che in futuro potrebbero essere di diversa impostazione a seconda di chi diventerà presidente. Il Giappone deve accordarsi alle esigenze degli USA.

Il Giappone segue molto attentamente quale politica svolgono gli USA nei confronti della Cina. Qualcuno giudica più dura la sfida cinese, specialmente in economia, l'ascesa della Cina, qualcuno parla della necessità di contenere la Cina, perché molto attivo nel Mar Cinese Meridionale. Ma queste sono solo dichiarazioni che non portano cambiamenti alla politica che sta seguendo Obama: allo stesso tempo di cooperazione e di deterrenza.

Il fatto che gli USA aspirino a creare un Trans-Pacific Partnership (TTP), e il fatto che Obama abbia dichiarato che se gli Stati Uniti non scrivono le regole della collaborazione economica nella regione, lo faranno i cinesi per loro: sono questi gli elementi della deterrenza. Allo stesso tempo non vi è alcuna intenzione di forzare i rapporti con la Cina, collaborare e fare determinate concessioni. Lo yuan è diventato la moneta di riserva, può essere aumentata la quota di voti della Cina nel Fondo monetario internazionale. Sono state fatte delle dichiarazioni da Li Keqiang sul fatto che Pechino non considera la presenza militare degli USA nella regione come una minaccia per la Cina. La Cina collabora con gli USA nella politica sanzionatoria verso la Corea del Nord. Insomma, adesso si è formato un paradigma di relazioni tra gli USA e la sua base: il contenimento e la cooperazione.

Pechino, certamente, non è entusiasta del fatto che USA e Giappone vogliono creare un cordone sanitario intorno alla Cina. D'altra parte, non è detto che succeda. Pertanto non ci sono seri cambiamenti strategici. E non credo che la politica degli USA nei confronti della Cina possa cambiare seriamente con il nuovo presidente, sia esso tra Trump oppure la Clinton. Inoltre, di solito gli slogan elettorali dei candidati non si trasformano in affari concreti, quando i candidati diventano presidenti.

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